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Central Division, salgono i Cavs crollano Pacers e Bulls

di Francesco Maras
Derrick-Rose-Cavs-Central Division-Cavs

La Central Division nella scorsa stagione è stata l’unica ad aver portato 4 (Cavs, Bucks, Pacers e Bulls) delle 5 squadre ai playoff, con i soli Pistons sotto il 50% di vittorie fuori dalla corsa al titolo. Riusciranno le franchigie a riconfermarsi o a migliorare il loro bottino stagionale? Analizziamole nel dettaglio.

Cleveland Cavaliers

  • Record: 51-31, secondi ad Est
  • Movimenti chiave:

In uscita: Kyrie Irving ai Boston Celtics in cambio di Isaiah Thomas, Jae Crowder, Ante Žižić, una scelta al primo giro del Draft 2018 (via Brooklyn) e una al secondo giro del Draft 2020 (via Miami);

Colpi interessanti: Derrick Rose, Dwyane Wade, Isaiah Thomas, Crowder

  • Analisi: I Cavs hanno vinto gli ultimi tre titoli di Division e sono arrivati in finale in tutti e tre gli anni, vincendo nel 2015-16 e perdendo nel 2014-15 e 2016-17, sempre contro i Golden State Warriors. Hanno passato un’estate turbolenta a causa del passaggio di Kyrie Irving ai (per certi versi) sorprendenti Celtics, stufo di essere il secondo violino di Re LeBron James e desideroso di portare da solo una squadra al titolo. Per la prima volta nella storia della NBA, una prima scelta assoluta – Irving – è stata scambiata con l’ultima scelta dello stesso Draft – Isaiah Thomas. Il piccolo grande uomo di Tacoma sarà in grado di aiutare James a portare a casa il suo quarto titolo? Di sicuro sarà in ottima compagnia: i recenti malumori di LeBron riguardanti l’esigenza di un playmaker hanno spinto la dirigenza dei Cavs a puntare su Derrick Rose, MVP del 2011 con i Chicago Bulls, mai tornato ad essere così esplosivo e determinante a seguito di vari sfortunati infortuni. Il nuovo GM dei Cleveland Cavaliers, Koby Altman, è riuscito anche a ricomporre il duo LeBron James – Dwyane Wade, già ammirato a South Beach. L’integrazione di Wade, Rose e Thomas nel sistema di coach Lue sarà decisivo nella corsa al titolo della franchigia dell’Ohio.

Milwaukee Bucks

  • Record: 42-40, sesti ad Est
  • Movimenti chiave:

La solidità del gruppo di coach Kidd è uno dei punti di forza di questi Bucks: pochi cambi per loro nella off-season.

  • Analisi: I Bucks possono vantare nel proprio roster il Rookie of the Year e il Most Improved Player in carica, ovvero Malcolm Brogdon e Giannis Antetokounmpo, oltre alla versatilità e all’atletismo di Jabari Parker. Il giocatore greco è stato il leader della squadra nella scorsa stagione, nel vero senso della parola: è solo il quinto giocatore della storia ad aver guidato la propria squadra nelle principali statistiche (punti, rimbalzi, assist, rubate e stoppate) – dietro a leggende del Gioco come Cowens, Pippen, Garnett e James  – e il primo ad essere nella top 20 di tutte e cinque le categorie. Come se non bastasse, è stato inserito nei secondi quintetti All-NBA e All-Defensive e ha partecipato all’All Star Game. Brogdon ha vinto il premio di Rookie dell’anno nonostante molti indicassero Joel Embiid o Dario Šarić dei Philadelphia 76ers come più meritevoli. La direzione presa dalla franchigia del Wisconsin sembra quella giusta e nella prossima stagione punteranno con decisione a fare più strada nei playoff rispetto all’anno scorso, quando furono eliminati al primo turno da Toronto: hanno tutte le carte in regola per poterlo fare agevolmente.

 

Indiana Pacers

  • Record: 42-40, settimi ad Est
  • Movimenti chiave:

In uscita: Paul George agli Oklahoma City Thunder in cambio di Victor Oladipo e Domantas Sabonis.

Colpi interessanti: Bojan Bogdanovic, Oladipo, Sabonis

  • Analisi: Il passaggio di Paul George, uomo franchigia, ad OKC è stato ciò che ha fatto più rumore in casa Pacers durante l’off-season: il quattro volte All Star e Most Improved Player nel 2013 renderà i Thunder una contender a Ovest, insieme al MVP Russell Westbrook e a Carmelo Anthony, e abbasserà notevolmente le possibilità di ripetere una stagione come la scorsa in Indiana. Gli arrivi di Oladipo e Sabonis non possono di certo compensare la perdita, considerando la fase calante che la squadra di Nate McMillan aveva già intrapreso: nel 2012-13 e 2013-14 (addirittura con il record di 56-26, il migliore ad Est) aveva vinto la Central Division, fermandosi soltanto in finale di Conference. Di quel nucleo di giocatori però, non è rimasto nessuno, se si esclude Lance Stephenson, tornato ad Indianapolis alla fine della scorsa stagione. L’innesto di Bojan Bogdanovic, autore di ottime prestazioni al Campionato Europeo appena concluso con la Croazia, nel quale in 6 partite disputate ha realizzato in media 22.5 punti con quasi 5 rimbalzi e 1 assist, fornisce maggiore qualità ad un roster che non può però competere con le grandi potenze della Eastern Conference.

Chicago Bulls

  • Record: 41-41, ottavi ad Est
  • Movimenti chiave:

In uscita: Jimmy Butler e la sedicesima scelta del Draft 2017 ai Minnesota Timberwolves in cambio di Kris Dunn, Zach LaVine e della settima scelta del Draft 2017; Dwyane Wade e Rajon Rondo.

Colpi interessanti Lo scambio di scelte ha portato Lauri Markkanen a Chicago oltre a Dunn e LaVine

  • Analisi: L’esperimento di far coesistere Butler, Wade e l’hometown boy Wade ai Bulls è durato un anno e non è decisamente riuscito: di fatto i Bulls hanno soltanto posticipato il processo di rebuilding di una stagione. Kris Dunn e Zach LaVine non valgono un tre volte All Star e Most Improved Player nel 2015 come Jimmy Butler, tuttavia l’ala grande Markkanen, dopo un anno di college ad Arizona in cui ha messo in media oltre 15 punti e 7 rimbalzi tirando con il 49% dal campo e il 42% da tre e un solido Europeo con la nazionale finlandese, sembra un ottimo prospetto sul quale puntare, considerando anche i 20 anni appena compiuti.

Detroit Pistons

  • Record: 37-45, decimi ad Est
  • Movimenti chiave:

In uscita: Marcus Morris ai Boston Celtics in cambio di Avery Bradley; Aron Baynes e Kentavious Caldwell-Pope.

Colpi interessanti: Luke Kennard e Bradley

  • Analisi: Deciso passo indietro del team di Stan Van Gundy dopo aver raggiunto i playoff l’anno prima. Ci si aspettava un salto di qualità e magari il raggiungimento delle 45 vittorie, con la speranza di riuscire ad accedere almeno al secondo turno dei playoff. Invece, complice l’infortunio di Reggie Jackson, costretto a saltare le prime 21 gare, di un Drummond mai decisivo e di un Stanley Johnson poco convincente, quest’anno i playoff i Pistons li hanno visti comodamente da casa. Il playmaker, tornato dall’infortunio, ha reso sotto le aspettative e a Drummond è mancata quella solidità difensiva richiesta da Van Gundy ad ogni suo giocatore, tanto che il net rating senza i due in campo è stato simile a quello degli Spurs, mentre con la coppia in campo era simile a quello dei Nets. L’off season ha portato lontano da Detroit Caldwell-Pope che ha provato la free agency cercando di ottenere il massimo, dovendosi accontentare dell’offerta dei Lakers, ben lontana dalle sue aspettative, mentre l’arrivo di Avery Bradley, tra i difensori più ostici della lega ma inspiegabilmente snobbato quest’anno dai quintetti All-Defensive, darà alla franchigia della Motor City leadership e qualità in entrambi i lati del campo. Nella speranza di ritrovare Jackson almeno ai livelli della stagione 2015-16 e con l’aggiunta del rookie Luke Kennard (quasi 44% da tre nell’ultimo anno a Duke, votato dagli altri rookie come miglior tiratore – sarà NBA ready?), i tifosi a Detroit sperano di vedere molto presto i playoff nella nuova Little Caesar’s Arena.

Central Division: conclusioni

Nella stagione che sta per cominciare, probabilmente i Cavs e i Bucks rimarranno le squadre più forti della Central Division ovviamente con Cleveland ancora a guardare tutti dall’alto in basso, mentre Pacers, Bulls scendono dalla zona playoffs per ricostruire le loro fortune. Dall’altro lato invece i Detroit Pistons possono contare su Bradley, lo scorso anno decisivo per Boston che porterà sicuramente esperienza e difesa in dota.

 

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