Los Angeles Lakers: The Mentalist

di Olivio Daniele Maggio

Una mente sopraffina, arguta, capace di notare ogni minimo dettaglio nascosto, impercettibile all’apparenza. Capace di vedere spiragli anche nella normalità. Dove tutto sembra al proprio posto, dove non c’è la possibilità di aprire altre porte. Questa spiccata dote ha permesso a Patrick Jane, protagonista della serie The Mentalist, di risolvere la miriade di casi che finivano sulla scrivania del California Bureau of Investigation. Patrick è un uomo gioviale, intelligente. Un genio, un mago che tutto ad un tratto tira il coniglio dal cilindro ed arrivare al nocciolo della questione.

Come Lonzo Ball, altra personalità che fa della mente il proprio punto di forza, utilizzato perlopiù per aiutare i compagni a raggiungere l’obbiettivo principale. Ora, la promettente point guard dei Los Angeles Lakers non avrà la presenza scenica di Simon Baker e non si occupa di affari polizieschi, certo. Ma con l’intuizione ed un acuto spirito d’osservazione, famose peculiarità del consulente a disposizione del team di Teresa Lisbon, dovrà cercare di sbrogliare la matassa quando servirà, illuminando la via verso il canestro.

Il più alto offensive rating di sempre per un freshman: questo la dice lunga su quanto Lonzo abbia prodotto nella metà campo avversaria, in NCAA. Ci riuscirà anche coi Lakers? (Fonte: Reddit)

Con Ball in campo la parola chiave sarà ‘correre‘. E i gialloviola durante la scorsa stagione lo hanno fatto, piazzandosi al sesto posto della graduatoria relativa ai fastbreak points (15.2 di media). Il prodotto di UCLA dà il meglio nel momento in cui c’è da costruire l’azione in contropiede: è lui l’uomo giusto per concretizzare la filosofia di Luke Walton, che prevede un recupero lampo del pallone e un improvviso capovolgimento di fronte. Per poi andare a concludere, possibilmente da tre. Imprevedibilità, velocità, concretezza. Ecco quello che serve ai Lakers per creare quei parziali decisivi nel portare a casa la vittoria.

Pace and space. Altri vocaboli in questo caso molto importanti. I ritmi di gioco saranno tutt’altro che soporiferi: si punterà a far circolare la palla ad una certa velocità, utilizzando i pick and roll/pop in modo da aggredire il ferro o scaricare sul perimetro, dove i tiratori dovranno farsi trovare sempre presenti ( il 25.5% al tiro è un dato che va incrementato). Tutti i giocatori saranno coinvolti nella manovra, dove il campo sarà aperto e le spaziature pulite. Lo scopo? Agevolare i tagli backdoor e fare così breccia nella retroguardia avversaria. Una varietà di soluzioni eseguite con una certa armonia, senza dimenticare che non bisognerà forzare troppo la mano come accaduto spesso nell’ultima regular season. In questo contesto si dovrebbero integrare i due colpi più significativi dell’estate, Brook Lopez e Kentavious Caldwell-Pope: il centro, arrivato dai Brooklyn Nets tramite trade, può essere molto utile per i canonici giochi a due colpendo così sia da dentro che da fuori ( il 34.6% dall’arco non è poco); il secondo è la guardia 3&D che tanto è mancata negli ultimi anni. In particolare, l’ex Detroit Pistons potrà svolgere il ruolo di mastino in difesa e contribuire anche in attacco, non chiedendo troppi possessi e non ostruendo la manovra.

Lopez sarà molto utile per aprire il campo, aumentando di conseguenza anche la pericolosità dall’arco.

Brandon Ingram vivrà la sua seconda annata tra i grandi, quella che potrebbe portarlo a compiere un importante passo. L’ala piccola avrà un minutaggio più alto: offensivamente il potenziale balistico c’è tutto, in fondo ha dimostrato di saper segnare indifferentemente dal midrange, da tre o attaccando il ferro. Gli serve costanza e più confidenza nei propri mezzi, cose che si acquisiscono giocando. Tuttavia, grazie al suo discreto QI cestistico e ad una buona dose di playmaking, Ingram potrà prendere in mano le chiavi della squadra, all’occorrenza: il ragazzo di Kinston è uno che punta sulla semplicità e sull’efficacia, sa leggere anche le situazioni più ingarbugliate e ciò può renderlo una fonte di gioco alternativa. Così Ball, ad esempio, avrà la possibilità di essere pericoloso nel catch and shooting.

Walton cambierà spesso le carte in tavola, schierando spesso quintetti versatili e intercambiabili (spazio ovviamente allo small ball). Ci si aspetta qualche piccolo upgrade riguardante la difesa, paragonabile ad uno scolapasta per via di lacune individuali e collettive. Per non parlare di distrazioni e mancanze di applicazione che hanno generato un defensive rating di 110.6, risultante la peggior retroguardia del passato campionato. Anche per tale ragione il coach spera che Julius Randle possa fare i tanto decantati progressi sui i due lati del campo, altrimenti il valido mestierante Larry Nance Jr. è pronto a soffiargli il posto. Jordan Clarkson dovrebbe continuare a lavorare per diventare definitivamente il leader della second unit, mentre Kyle Kuzma potrebbe essere la rivelazione annuale: la duttile ala sa muoversi per bene senza palla, se la cava col tiro dall’arco ed è dotato di una discreta agilità. Un rincalzo che può far comodo. Comodo come i progressi che Ivica Zubac dovrebbe compiere per incanalarsi ancora di più negli automatismi tattici, riuscendo a prendere più confidenza col mondo NBA.

Le transizioni gialloviola dovranno essere così: veloci, fluide, efficaci.

Aspettative per i Lakers? Salvo clamorosi e inaspettati exploit, i playoff non saranno un obbiettivo fattibile. Ciò che conta sarà far crescere i giovani e trovare l’alchimia di squadra, solidificare le basi per il futuro. Possibile l’incremento del record precedente (26-56).

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