Purtroppo questo primo periodo di regular season è stato caratterizzato dai troppi infortuni in NBA per i giocatori: alcuni di questi anche gravi tant’è che hanno causato probabilmente la fine della stagione per alcuni di loro (Gordon Haywward e Lin).
I giocatori che sono out sono veramente troppi: ben 38 sono saranno fuori dai giochi per molto tempo, mentre ce ne sono altri 29 che hanno dei problemi fisici leggermente meno importanti. Tra gli infortuni più gravi troviamo quelli di:
- Gordon Hayward
- Derrick Rose
- Jeremy Lin
- Brandon Knight
- Chris Paul
- Kawhi Leonard
- Tony Parker
- Zach LaVine
- Dennis Schroder
- Jonas Valanciunas
- Milos Teodosic
Questo è assolutamente un grave segnale di allarme alla Lega: come sopperire a tutte queste assenze che vanno anche a diminuire lo spettacolo delle partite (e la NBA tenta sempre di favorire lo spettacolo)? La risposta non è semplice per una lega che tende sempre più verso prestazioni di un livello atletico unico…
Ovviamente gli atleti andrebbero in primis tutelati, la lega dovrebbe cercare di diminuire la possibilità di subire infortuni senza chiedere sforzi eccessivi. Nonostante una preparazione fisica eccelsa e dei fisici perfetti, bisogna ricordare che sono pur sempre umani e che quindi anche loro hanno bisogno di riposare e di tempi di recupero maggiori rispetto a quelli che hanno. Il problema principale? Praticamente ogni giorno scendono in campo o per allenarsi o per giocare una partita.
Il fisico umano non è una macchina, non si può chiedere uno sforzo enorme come quello che viene chiesto ai giocatori NBA perchè altrimenti è inevitabile avere tanti infortuni e costringere ad alcuni giocatori di dover saltare una stagione o una serie di sfide.
82 partite in 7 mesi sono veramente troppe, in più le squadre che si aggiudicano un posto nella post season vanno a disputare ancora almeno 4 partite in più, mentre chi arriva a disputare le Finals arriva a disputare circa 100 partite in meno di 9 mesi, veramente troppe!
Inoltre, durante l’anno si giocano anche due partite in due giorni nei cosiddetti “back to back“, che sono veramente un suicidio per i giocatori. Bisognerebbe sicuramente iniziare a pensare di più alla sicurezza dei giocatori e alla loro condizione fisica, perché sì è vero che vanno accontentati e fatti felici i fan, ma non possono rimetterci i giocatori. Questi ultimi arrivano alle partite stremati e se giocano male vengono tartassati dai giornalisti con altra pressione e altro stress mentale addosso. La soluzione ideale? Secondo me sarebbe quella di ridurre il numero delle partite in modo da lasciare più giorni di riposo ai giocatori e quindi sottoporli ad uno stress minore per farli arrivare alla partita in condizioni migliori. Diluire il calendario della lunghezza attuale e con meno gare da giocare potrebbe permettere un recupero maggiore a livello fisico e meno stress per i giocatori. A risentirne in positivo statene certi, sarebbe sicuramente lo spettacolo offerto.

