L’Olimpia Milano si appresta a concludere la sua stagione di EuroLeague nuovamente fuori dalla post-season, dopo la sconfitta arrivata contro il Monaco a Montecarlo che ha di fatto reso quasi nulle le chance di qualificazione. Infatti ora la squadra di coach Peppe Poeta è in tredicesima posizione ed il decimo posto si aggira tra le due e le tre vittorie di distanza, decisamente troppe visto che rimangono appena cinque giornate di Regular Season da disputare. Andiamo ad analizzare tutti i limiti di una squadra incompiuta, dentro a valutazioni che sono state sbagliate non soltanto in campo, ma anche a tavolino nel corso della scorsa estate.
L’Olimpia Milano crolla in EuroLeague: quando gli errori sono sempre gli stessi
Si dice che “sbagliando s’impara”, ma l’Olimpia Milano dimostra che per ogni regola c’è l’eccezione: la squadra milanese sono ormai anni che ripete gli stessi errori in campo e fuori. Infatti da ormai Sergio Rodriguez che non esiste un playmaker affidabile e che predichi sicurezza e tranquillità al resto della squadra, tolte le parentesi Shabazz Napier, almeno due delle tre versioni viste dell’ex Miami Heat a Milano. Shelvin Mack, Kevin Pangos, Lorenzo Brown… Nomi di alto livello, ma che non hanno mai convinto e che, probabilmente, sono stati valutati superficialmente, senza dare troppo peso ai rischi che comportavano questi giocatori. Mack alla prima esperienza europea, Pangos dopo un anno praticamente di stop, Brown in fase nettamente calante della sua carriera. Quinn Ellis è tra le rivelazioni di EuroLeague, è vero, ma ha dimostrato di non essere ancora pronto a guidare una squadra che vuole tornare a giocarsi la post-season europea, ed è ampiamente accettabile visto che parliamo di un Rookie.
Si è deciso poi di puntare, nella scorsa estate, su Marko Guduric: giocatore di grande esperienza e che ha deciso l’ultima finale di EuroLeague a favore del suo Fenerbahce con una tripla di altissimo livello, ma anche qui ci sono degli errori a monte. Il serbo è sempre stato un giocatore discontinuo e con evidenti lacune difensive, inoltre nel Fenerbahce ha avuto la fortuna di avere accanto Wade Baldwin IV, Devon Hall, Errick McCollum, Nicolò Melli, Scottie Wilbekin, e chi più ne ha più ne metta, ad aiutarlo a gestire l’attacco della squadra. Nell’Olimpia Milano quel giocatore doveva essere Lorenzo Brown, probabilmente, ma con l’ex Panathinaikos fuori dal progetto tecnico milanese ecco che Guduric si è ritrovato nudo nelle sue debolezze, collezionando prestazioni insufficienti e tante, troppe, palle perse sanguinose nei finali di partita. Il serbo deve essere un facilitatore, non il principale handler della squadra. Ed anche in questo caso, vale la pena investire una fetta importante del proprio budget per un giocatore in là con gli anni e con queste lacune? Secondo chi scrive, assolutamente no.
Passiamo infine all’ultimo mercato del club milanese: sorvolando su Lorenzo Brown e Marko Guduric, giocatori di cui abbiamo appena analizzato la situazione, arriviamo agli altri acquisti. Devin Booker, Vlatko Cancar, Quinn Ellis, Bryant Dunston, Nate Sestina, non considerando la breve ed ininfluente parentesi Leonardo Totè. L’ex Bayern Monaco si è dimostrato un giocatore ampiamente in parabola discendente della sua carriera, non portando le soluzioni offensive auspicate ad inizio stagione, Dunston ha dato forse più di quanto ci si aspettasse con Ettore Messina ma rimane costantemente inutilizzato con Peppe Poeta, Cancar non ha praticamente mai giocato con l’Olimpia prima della separazione per problemi fisici (non si poteva analizzare questo problema prima di firmarlo?), Sestina è stato un giocatore arrivato per sopperire a degli infortuni nel reparto lunghi, ma non ha offerto nessun contributo prima di infortunarsi anche lui, e stiamo parlando comunque di un giocatore di contorno proveniente dal Valencia. L’unico acquisto azzeccato rimane dunque Quinn Ellis, a cui però si chiede più del dovuto viste le problematiche nel ruolo di playmaker.
Problemi tecnici, ma anche caratteriale: Olimpia, serve personalità
Un’altra costante degli ultimi anni è la difficoltà nel chiudere le partite e nel gestire i vantaggi in casa Olimpia Milano. Spesso sono arrivate rimonte incredibili da parte degli avversari, due volte lo Zalgiris, in questa stagione Fenerbahce, Stella Rossa, Efes, Monaco. La lista è lunga, troppo lunga per poter ambire a qualcosa di importante. Sul più bello la squadra biancorossa si scioglie come neve al sole, mettendo in evidenza dei problemi caratteriali importanti: manca personalità, manca mentalità vincente e manca da anni.
Oltre alla gestione dei finali, c’è anche da evidenziare il fatto che l’Olimpia Milano non riesce praticamente mai a vincere una partita in cui è spalle al muro, una di quelle da non sbagliare. È successo con Ettore Messina nelle sue ultime stagioni alla guida della squadra, succede ora con Peppe Poeta, di conseguenza non è “colpa” della gestione tecnica, ma di giocatori con scarsa personalità e scarso coraggio.
Non arrivare ai play-in o in generale alla post-season europea per il quarto anno consecutivo fa sì che l’EA7 Emporio Armani Milano sia uscita nuovamente dalla cartina del basket europeo, dopo esserci rientrata con l’avvento di Ettore Messina e le stagioni culminate con le Final Four ed i playoff dell’anno successivo. Peppe Poeta avrà l’arduo compito di riportarcela, nelle prossime stagioni, visto che nella stagione attualmente in corso è difficilmente giudicabile in quanto non ha scelto lui la squadra, non ha probabilmente giocatori adatti al suo credo ed alla sua filosofia.
