La WNBA si espande e si espanderà ancora ma tra la lega, i proprietari e il sindacato delle giocatrici si respira aria di battaglia, quando non di serrata, sciopero sul rinnovo del nuovo contratto collettivo CBA.
Il sindacato WNBPA avrebbe infatti rifiutato la prima bozza ufficiale di contratto che la WNBA ha inoltrato la scorsa settimana. Satou Sabally, star delle Phoenix Mercury e una delle vicepresidenti del sindacato, ha definito la bozza “uno schiaffo in faccia” alle giocatrici, accusando la lega di pensare troppo a espandersi e a toccare e raggiungere nuovi mercati, e poco alle squadre che già esistono e a come aumentare i posti a roster.
Le regole che limitano i roster WNBA sono ferree. Non tutte le prime scelte al draft ad esempio sono mai sicure di “fare” effettivamente la squadra all’inizio della stagione e ancor più difficile è per le seconde e terze scelte. La scorsa settimana le Golden State Valkyries hanno dovuto, con poco tatto, tagliare la neo campionessa d’Europa col Belgio Julie Vanloo per ridurre il roster dopo le prime 18 partite di stagione regolare.
Dalla prossima stagione nel 2026 scatterà anche per la WNBA il contratto sui diritti TV da 11 milioni con ABC\ESPN, NBC e Amazon Prime Video, che dovrebbe portare nelle casse della lega oltre 3 miliardi di dollari totali per una media calcolata di 270 milioni annui. Una pioggia d’investimenti per una lega in crescita di popolarità e che ha bisogno che questa crescita venga sostenuta. Le nuove città, specie se piazze importanti come San Francisco, Toronto, Detroit, Philadelphia e Cleveland sono benvenute, aumenteranno i roster e i posti disponibili ma la battaglia per il sindacato WNBPA sarà sulle percentuali dei ricavi che andranno alle giocatrici. La scorsa settimana la presidente del sindacato Nneka Ogwumike (Storm) aveva avvisato la WNBA di non illudersi su un accordo facile e rapido, e oggi si tratta del primo atto ufficiale di una trattativa complessa. “Siamo preparate e capiamo bene la situazione, ci rappresenteremo esattamente come facciamo tutti i giorni in campo e in palestra“.
Prima della finale della WNBA Commissioner’s Cup tra Fever e Minnesota Lynx, vinta da Indiana nonostante l’assenza di Caitlin Clark, la guardia Sophie Cunningham aveva accusato di fatto la lega di non aver ascoltato abbastanza le giocatrici sulla questione dell’espansione, criticandola per “non aver tenuto conto” delle loro opinioni. E mettendo in dubbio che qualcuno voglia davvero andare a giocare “a Cleveland o Detroit“. Non la più felice delle frasi, e non sono state tenere le reazioni delle città chiamate in causa, ma voce che aiuta a comprendere il clima di scontro tra parti in causa. “A nome delle mie colleghe (…) vorrei essere chiara sul fatto che siamo determinate a condurre le trattative sul prossimo CBA con la lega e le squadre in piena buona fede e privatamente. Ma vogliamo chiaramente dire una cosa: questo è un momento che definirà il futuro della WNBA, e se la lega cresce è tempo che il contratto collettivo rispecchi il nostro reale valore“, così sempre Cunnigham a rappresentanza del sindacato, in un comunicato recente.
L’attuale contratto CBA è in vigore dal 2020, un’era geologica se si si considera quanti cambiamenti la WNBA ha vissuto da allora, e scadrà nel 2025 al termine della stagione in corso. Per le giocatrici la data decisiva entro cui vedere accolte le proprie richieste, o per registrare significativi passi avanti, sarà il prossimo 19 luglio in occasione della pausa per l’All-Star Game.
Dal 2026 la WNBA accoglierà altre due franchigie, le Toronto Tempo e la nuova squadra di Portland il cui nome verrà annunciato il 15 luglio prossimo. Entro il 2030 vedranno la luce le squadre di Detroit, Philadelphia e Cleveland con dei ritorni per Detroit, che ha avuto nelle Shock una dinastia WNBA tra anni ’90 e 2000, e per Cleveland con le Rockers dal 1997 al 2003.

