LE ORIGINI
“Sergi” (che fantasia sti spagnoli coi soprannomi…) nasce a Mahon, sull’isola di Minorca, il 15 novembre del 1987. Fin dai primi giorni vive a Es Castelle, dove Paco Llull – suo padre – gioca nella squadra locale. Paco racconta sorridendo che sua moglie ha portato il piccolo a vederlo giocare praticamente appena nato.
Qui inizia a svilupparsi il suo grande amore per la palla a spicchi, uscita vincitrice dalla rivalità con quella di cuoio che per un po’ ha tentato il piccolo Sergi. Paco racconta anche che suo figlio andava letteralmente trattenuto sugli spalti durante la partita; poi, appena c’era una pausa, veniva “liberato” e si precipitava subito alla rincorsa del pallone.
Dopo tanto tempo passato a “giocare” con la squadra di suo padre, arriva finalmente il momento di vedersela con qualcuno della sua taglia. I genitori lo iscrivono allora a “Le Salle Mahon”, squadra della scuola locale, dove però con quelli della sua taglia giocherà pochissimo. Racconta Felipe Pons, il suo primo coach, che Sergi ha sempre giocato con la leva superiore alla propria: anche se non era molto alto, i coach lo volevano per l’elettricità che sapeva mettere in campo.
La partita della svolta nella carriera di Llull arriva prestissimo: è ancora alle medie quando mette a referto 71 punti e 19 assist nella sfida contro la seconda in classifica nel campionato scolastico, il Jovent Alaior. Le immagini della partita rimbalzano per tutta la Spagna, Sergio viene intervistato per la prima volta ed il telefono di Ernest Berenguer, il suo agente, è letteralmente rovente.

Una foto di Llull durante la partita che lo ha fatto conoscere al grande pubblico
LA TERRA FERMA
Arriva una chiamata che affascina particolarmente Sergio: quella del Manresa. Qui infatti ha sede una delle migliori cantere di Spagna, la scelta sembra facile. C’è un solo problema: Manresa è sul continente. Questo significa che Sergi dovrebbe lasciare casa a soli 15 anni per trasferirsi da solo in una città che non conosce. Per far fronte alle evidenti difficoltà, la società si offre di prendersi cura di lui: a quel punto la famiglia non può non accettare. Inizialmente si sentiva solo dato che non conosceva nessuno; la convivenza con i compagni Pedro Sanchez e Carlo Fuentes lo ha però aiutato a sbloccarsi e si iniziò a formare un bel gruppo.
Se tra compagni le cose andavano bene, in campo Sergio aveva vita difficile. Era il terzo playmaker della squadra e faceva fatica ad emergere: il coach non contava su di lui.
In molti però iniziarono ad interessarsi a Llull: la sua energia e la sua prestanza fisica erano infatti straordinarie per un ragazzo di quell’età e non passarono inosservate. Pablo Laso si ricorda molto bene di quel ragazzino, lo aveva incontrato quando allenava a Valencia durante un torneo a Maiorca e si era subito reso conto di avere davanti un ragazzo sveglio, appassionato e tenace: un futuro campione. Laso non fu l’unico ad accorgersene però, tante squadre infatti si mossero per averlo finchè una ebbe la meglio: il Real Madrid.

Sergio Llull
ALMA BLANCA
I blancos per avere Llull hanno superato alcune rivali agguerrite, come il Barcellona, e la diffidenza del ragazzo che, stando a quanto racconta Alberto Herreras, voleva rimanere a Manresa per aumentare i suoi minuti e meritare la maglia che voleva fin da bambino. Sergi si era infatti innamorato del Real ai tempi di Arlaukas, quelli di Herreros e, più recentemente, quelli di Felipe Reyes. Llull capisce che quello del Real è un treno che passa una volta nella vita e sale a bordo, velocissimo come sempre: la chiamata arrivò di martedì, il giovedì si stava già allenando con la nuova squadra ed il sabato stava già debuttando a Badalona.
I primi tempi a Madrid non sono stati affatto difficili: tutto l’ambiente lo ha fatto sentire a casa fin da subito, Raul Lopez gli prestava addirittura l’auto della sua ragazza per farlo spostare.
A Sergi piace tutto di Madrid: andare per negozi, visitare i musei, fare una passeggiata nel parco del Retiro. “È nel posto giusto a fare ciò che ama”-dice Paco Llull-“dalla sua pace interiore deriva la sua grande maturità”. Al suo arrivo alla coorte di Joan Plaza, Sergi ha già del metallo che gli penzola dal collo: un oro con la Spagna under-18 vinto nel 2004 ed un argento con la Spagna under-20 nel 2007. Il ragazzino sa vincere.
Il Real Madrid invece non ha più la minima idea di come si faccia. Anno domini 2011: i blancos non alzano un trofeo dal 2007 (campionato ed Eurocup). Ettore Messina si licenzia da head coach; lo scettro passa ad Emanuele Molin, vice di Messina, che traghetterà la squadra fino a fine stagione. Qui arriva il momento della svolta. Proprio come il suo idolo Michael Jordan, di cui non a caso porta il numero sulla schiena, ci ha messo un po’ a vincere, ed ha iniziato anche lui grazie all’incontro con l’allenatore perfetto: Pablo Laso.
Il Real Madrid torna ad essere una macchina da trofei: arrivano quattro trionfi in Liga ACB, cinque in Copa del Rey, tre Supercopa de Espana, un Eurolega ed una Coppa Intercontinentale.
Llull ha parole al miele per il suo allenatore: “Da quando è arrivato Pablo stiamo facendo grandi cose. Lo zoccolo duro della squadra è rimasto sempre lo stesso, abbiamo cambiato massimo due o tre giocatori all’anno ed abbiamo iniziato un ciclo vincente. Lui ci ha dato la mentalità giusta, ci ha aiutati a riportare il Real dove merita: al top. Ora giochiamo bene e ci divertiamo. La soddisfazione più grande è che il nostro pubblico si sia innamorato di nuovo del basket.”
L’ultima stagione è stata molto positiva nel percorso ma pessima nell’epilogo: dopo i primi posti nelle regular season di campionato ed Eurolega, coincisi con due MVP, il Real non è riuscito a piazzare il colpo decisivo. In Liga la sconfitta è arrivata per mano del Valencia con un pesante 3-1; in Eurolega sono invece arrivate due brutte sconfitte alle Final Four contro il Fenerbahce in semifinale e contro il CSKA nella finale per il terzo posto. Sergi è comunque riuscito a distinguersi con un ottima prestazione contro i turchi, coronata dal commento tecnico di Udoh che, accortosi di quanti punti avesse segnato Llull a fine primo tempo, ha esclamato “Nineteen? Jesus Christ!”.

Sergi con la maglia del Real
EL CANTO DE LA SIRENA, LA NOVIA DEL PESCADOR
Forse Udoh ha trovato il modo migliore per descrivere a parole il Sergio Llull giocatore. Racontare la sua carriera in blanco non è per niente facile. Se nell’analisi della carriera di un giocatore di basket non si possono ignorare i numeri, sarebbe d’altro canto fuori luogo analizzare in modo scientifico un giocatore tanto elettrico da risultare totalmente passionale per chi lo guarda.
Lalo Alzueta e Jose Ajero, giornalisti spagnoli, trovatisi davanti al mio stesso dilemma lo hanno descritto utilizzando le parole “coraggioso” e “motore”. Non esattamente quelle che ci si aspetta da due esperti del mestiere nel descrivere il leader tecnico di una squadra, verrebbero bene più per un Draymond Green che per un Kevin Durant per intenderci. Forse la verità è proprio questa: Sergio Llull è uno e l’altro, il leader emotivo e quello tecnico, quello che dà la carica ai compagni e quello che vince le partite.
Tutto questo forse basterebbe già a renderlo incredibile, ma da uno che porta il 23 sulla schiena per onorare il più grande di tutti i tempi (che ha espresso un certo pensiero sui limiti), è lecito attendersi ancora di più.
Se c’è un aspetto in cui Llull somiglia a Jordan è la tranquillità nei momenti finali di partita, quelli fatti per i giocatori speciali. E così un uomo arrivato dal mare scolpisce i suoi capolavori mentre ascolta il canto delle sirene, amanti dei marinai.
So che non vi fidate di me, per questo ho portato alcune prove del motivo per cui in Spagna lo hanno definito “el Sergio Ramos del baloncesto”.
Qui lo vediamo in azione contro il Bamberg, campione mondiale di partite perse all’ultimo secondo. Questo canestro è decisamente roba per pochissimi.
Da vero tifoso del Real Madrid, chissà quante volte il piccolo Sergi avrà sognato di segnare il canestro decisivo contro il Barcellona. Soprattutto, chissà quanto avrà goduto nel realizzare il suo sogno.
Sarà stata solo un amichevole estiva ma per una squadra europea battere una squadra NBA è sempre motivo di orgoglio. La partita si è decisa all’overtime, dove si è arrivati per questo motivo.
Il tentativo è sicuramente disperato e ovviamente se la palla non fosse entrata non ci sarebbe stato nulla da dire. Nel dubbio, solo cotone.
ALLA GUIDA DELLA ROJA

Sergio Llull con la canotta della roja
In passato Sergi ha già portato a casa tre ori ed un bronzo europei, un argento ed un bronzo olimpici. I tre ori sono arrivati tutti sotto la guida di Scariolo, che anche quest’estate sarà il CT della roja: in Spagna si aspettano tutti il poker, le assenze pesanti di Francia e Serbia accompagnano i sogni degli iberici.
Tutti si aspettano grandissime prove dai fratelli Gasol, anche da Pau che veniva dato per vecchio già due anni fa ed è tornato a casa con oro ed MVP. Oltre a loro ed ai vari Rubio, Rodriguez e Navarro, anche il nostro Sergi è molto atteso e, quest’anno più che mai, ha tutte le carte in regola per diventare il leader della squadra. Questa è stata la sua miglior stagione, da grande competitore qual è non può accettare di suggellarla con la sola Copa del Rey: vincere un Europeo da protagonista, magari MVP, sarebbe un risultato decisamente più gradito. Aspettiamoci quindi di vedere un Sergio Llull pronto a mettere tutta l’energia di cui dispone sul parquet, a guidare la sua squadra contro qualunque avversario sempre alla massima velocità, un Russell Westbrook in formato europeo. A proposito, vi ricordate chi è stato recentemenre a dichiarare che si rivede in Westbrook?

Sì, lui
