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L’anno 0 d.C. della nuova Germania

di Carlofilippo Vardelli

Quando nella vostra vita, sportiva o lavorativa, dopo 15 anni viene a mancare la figura che è stata il vostro faro, il vostro motore, il vostro idolo, come vi sentireste? Sicuramente persi.

Dirk il grande

Questo senso di smarrimento è l’esatto sentimento che sta provando la nazionale tedesca, post EuroBasket ’15, quello del canto del cigno di Dirk Nowitzki. Cigno, che per 16 anni buoni (1999-2015), ha “tirato la carretta” e ha aiutato la nazionale teutonica ad arricchire il suo palmarès con un bronzo mondiale (2002) e un argento europeo (2005). Inutile sottolineare, ma va fatto ugualmente, che in entrambe le manifestazioni il giocatore dei Mavs, finì come capocannoniere (24 e 26 pts a serata) e come MVP del torneo.

Ma il vero miracolo di Cristo-Dirk, (il nickname Cristo è ben spiegato nel titolo) è stato il portare alla ribalta europea e mondiale una nazionale di “scappati di casa”.

No ok, forse sono stato troppo duro, però se osserviamo il roster della Grecia campione nel 2005 e della Germania runner-up, il paragone è totalmente impari. Per Papaloukas, Spanoulis e Zisis, la “devastante” Germania proponeva: Demirel, Pesic e Roller. Perciò il fenomeno di Wurzburg è stato davvero come Mosè.Un profeta capace di aprire le acque del continente e mettere sulla mappa anche la propria nazionale, che fino ad allora era stata solamente legata al Fußball. 

PS: visto che non dico fuffa andate a controllare le stats della Germania vice campione.

(Dirk and Rest of the team)

E’ sotto gli occhi di tutti la chiara matrice di quei ragazzi. Noi difendiamo forte (3a miglior difesa) che tanto dall’altro lato c’è Dirk. Se poi ci aggiungi l’altezza di Femerling, 2 discreti tiratori e l’energia di Green… voilà, secondo posto overall.

La ripartenza

E quindi ora? Cosa sarà la Germania post-Dirk? Sinceramente non lo so, perchè come dopo ogni anno 0, o la ripartenza è lenta, oppure viaggia ai 200 km/h.

Al mini torneo di qualificazione dell’estate scorsa, la squadra orfana di Schroder ha faticato forse un pò più del dovuto, contro Danimarca, Austria e Olanda, che proprio delle corazzate non sono. Però il record di 4-2, ha permesso alla squadra di Fleming di staccare i pass per l’europeo.

Una cosa interessante che si è notata però è la grande unselfishness offensiva (simil Bamberg, vista la massiccia presenza dei ragazzi di Trinchieri) e una difesa molto aggressiva, fatta di raddoppi, pressione a tutto campo e aggressività sulle linee di passaggio.

questo è un comodo +20 sugli austriaci, ed è anche quello che Fleming spera di vedere ad Eurobasket

Ora la Germania è sicuramente una squadra con talento sparso tra i suoi tanti giovani. C’è sicuramente più esperienza da parte di ogni singolo giocatore e, la consapevolezza del non avere più IL riferimento. Però dire che questo possa bastare, anche solo per arrivare nelle prime 8 è un pò frettoloso. Sicuramente hype e sfrontatezza sono le parole che accompagneranno questa generazione (1991,92,93) fino alla sua maturazione definitiva.

Chi prendiamo su?

Tolto Zipser, che probabilemente sarà trattenuto dai Bulls per la summer league, la nazionale è quasi già semi-completa.

Ragazzi come Voigtmann, Pleiss e Lo non solo avranno alle spalle l’esperienza di Eurobasket ’15, ma metteranno in valigia anche una stagione completa di Eurolega dove i miglioramenti (in particolare di Voigtmann) sono stati sotto gli occhi di tutti.

In più Theis e Heckmann, scartati dallo scorso Europeo, torneranno in forte considerazione di coach Fleming. Essendo entrambi a libro paga del Bamberg hanno vissuto l’ennesima stagione trionfale in patria e, sotto la cura Trinchieri sono cresciuti di rendimento e in consapevolezza.

Però in particolar modo, questa sarà la nazionale di Dennis Schroder. Il classe 1993, già nello scorso Europeo aveva fatto vedere classe e personalità di primo livello. In due anni è diventato titolare di una squadra che fa regolarmente i PO, e ha incrementato le sue stats sotto ogni voce.

La caratteristica però che lo contraddistingue è la personalità. Vedendolo in campo si ha la chiara sensazione che si faccia esattamente come vuole lui. Come solo il primo (e unico) Rondo sapeva fare. Non a caso i due si assomigliano molto, sia per modo di giocare, sia per carisma.

qua maltratta Steph per 30′ e gli sussurra anche all’orecchio quanto gli faccia schifo il suo modo di difendere
Ovviamente c’è anche il lato oscuro della medaglia per Dennis. Ovvero congela la palla negli ultimi possessi. Nessun compagno riesce a toccarla e gli Hawks perdono.
Eurobasket ci chiarirà se Schroder diventerà un buon leader o rimarrà nel limbo dei “buoni ma…”
 

 

 

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