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Olimpia Milano: i numeri del disastro in Eurolega

di Stefano Sanaldi

Dopo l’ennesima stagione fallimentare in Eurolega, è difficile non provare ad analizzare cosa vada e cosa no in casa Olimpia Milano. La formazione di coach Ettore Messina, dopo aver raggiunto le Final Four nel 2021, non è più riuscita a ripetersi. Anzi, la competitività dell’Olimpia, a fronte d’ingenti investimenti sul mercato, è addirittura scemata.

In casa Milano, dunque, si profila un’estate di profonda riflessione e cambiamento, considerato anche che molti dei giocatori sotto contratto andranno a scadenza.

Olimpia Milano: i motivi della debacle in Eurolega

La filosofia di gioco dell’Olimpia Milano è cambiata radicalmente dall’anno d’oro 2020-2021. In quell’edizione milanese, l’attacco era gestito da una coppia di playmaker che molti in Europa invidiavano ai biancorossi, coppia che mai è stata rimpiazzata. Senza dimenticare la partenza di Kevin Punter, che con Shavon Shields dava una pericolosità maggiore all’attacco milanese. Basti pensare che in quella stagione l’Olimpia chiuse con la sesta difesa della competizione, avendo però il quinto miglior attacco, che diventa il terzo analizzando solo le squadre qualificatesi ai playoff.

Quella filosofia sembrava adattissima all’idea di basket milanese, e di fatti culminò con l’errore di Punter nella semifinale col Barcellona, con l’Olimpia a un passo dalla finale e, chissà, dal successo. Il cambio di rotta è arrivato nella stagione 2021-2022. Nonostante la qualificazione ai playoff, complice anche l’esclusione delle formazioni russe per le note vicende politiche, l’Olimpia chiuse la stagione con l’undicesimo attacco, il peggiore tra le otto qualificate ai playoff, e la miglior difesa d’Europa. Come tutti sappiamo, l’avventura finì ai playoff per mano dell’Efes di Ataman, poi campione.

Un trend che è poi proseguito negli anni: nella scorsa stagione, l’Olimpia ha chiuso con la terza miglior difesa della lega, dopo essere stata la migliore per lunghi tratti. Peccato che, nella metà campo offensiva, le cose non siano cambiate, anzi: per fare un paragone, l’attacco biancorosso ha segnato appena 7 punti in più di quello dell’ASVEL, ultima della classe, e 57 meno dello Zalgiris Kaunas, qualificato ai playoff.

Per non parlare della stagione in corso. L’Olimpia, nonostante i playoff siano ormai un miraggio, vanta la terza miglior difesa della competizione, ma ha anche l’ultimo attacco per media punti. Ecco trovato, allora, il problema. Nemmeno l’arrivo all’ombra della Madonnina di Nikola Mirotic ha alzato il numero di giri dell’attacco.

Sembra un paradosso: più la dirigenza inserisce giocatori in grado di fare la differenza nella metà campo offensiva, più l’attacco produce meno. A questo punto sorge spontanea una domanda: perché insistere nel prendere tutti i migliori talenti in circolazione se poi la filosofia di gioco dello staff tecnico è tutt’altra? Considerato che questa stagione è, di fatto, terminata, la speranza è che in casa Olimpia si prenda, finalmente, una decisione su quale strategia adottare. Non ha senso avere a roster gente come Mirotic e Shields per poi chiedergli di difendere e non mettere in mostra tutto il loro talento. Serve tornare alla filosofia di gioco del 2020, e inserire in questa squadra dei giocatori che sappiano esaltare il talento di cui già dispone.

Si ringrazia Luca Nardo per il grafico che ci ha offerto, permettendoci di analizzare attentamente i numeri di Olimpia Milano in EuroLeague.

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