Home Eurolega Olimpia Milano: il bilancio di un’Eurolega fallimentare

Olimpia Milano: il bilancio di un’Eurolega fallimentare

di Stefano Giubertoni

Mentre si giocano i play-in e si definisce la griglia per i playoffs di Eurolega, l’Olimpia Milano si lecca le ferite di una stagione europea cominciata malissimo e finita nello stesso modo.

Errare √® umano, perseverare diabolico dice il proverbio dei nostri antenati Romani. E l’Olimpia Milano questa stagione sembra esserselo totalmente dimenticato, visto che il bilancio di questa stagione europea della squadra di coach Ettore Messina sembra fatto facendo copia-incolla di quello della stagione passata, come una specie di remake cestistico di Groundhog Day, il Giorno della Marmotta reso celebre dal film con Bill Murray.

Con una discreta aggravante, cio√® che molte cose apparivano ai pi√Ļ evidenti e che molti errori si sarebbero potuti probabilmente evitare. Proviamo pertanto a fare un bilancio di questa stagione di Eurolega dell’Olimpia Milano, squadra che era all’inizio una delle candidate, se non alla vittoria finale, almeno all’accesso alle Final Four, due anni dopo quelle finite sul tiro di Punter in semifinale con il Barcellona.¬†

Eurolega, le scelte iniziali dell’Olimpia Milano

Gi√† la passata stagione¬†il roster Olimpia era stata valutato il pi√Ļ migliorato dalla campagna acquisti estiva ed anche questa estate, con l’arrivo di Mirotic, del campione del mondo Lo e di un giocatore come Poythress che aveva fatto faville in passato proprio in coppia al play confermato Pangos, il giudizio degli addetti ai lavori era pi√Ļ che lusinghiero sulle speranze della squadra milanese di andare fino in fondo in Europa.

Anche cambiamenti minori, come la sostituzione di due italiani come Biligha e Alviti con i giovani promettenti Bortolani e Caruso, oltre all’inserimento in rosa di un giovane lungo di grandi potenzialit√† come Kamagate e di una delle guardie di pi√Ļ costante rendimento in Italia come Flaccadori, sembravano oggettivamente mettere Milano tra le candidate ad andare fino in fondo.

Qualcuno pi√Ļ ferrato su tattica ed equilibri faceva notare che qualche bug nella costruzione del roster ci sarebbe potuto essere, con un numero spropositato di ali grandi, l’assenza di un vero centro, l’et√† avanzata di Hines, qualche dubbio sul rientro in piena efficienza di Billy Baron, l’unico vero “apriscatole” offensivo dell’attacco milanese,¬†e la difficolt√† a tenere difensivamente qualora si fosse scelto di giocare col “quintettone” con Mirotic da 3 e Shields da 2.

Ma la madre di tutte le domande che aleggiavano era quella inerente il play titolare, cio√® quel Pangos messo da parte gi√† al termine della stagione scorsa, in tribuna per tutti i playoffs italiani, tenuto senza troppa convinzione, lasciando andare Napier per questioni pi√Ļ economiche che tecniche.

Tutte le scommesse perse

E le risposte a tutte le domande sono arrivate immediatamente, prima tra tutte quella pi√Ļ rilevante sul playmaking della squadra.

Pangos, un giocatore che in fondo aveva ballato in Europa una sola stagione, si è presto rivelato una scommessa persa, con un rendimento nelle prime partite totalmente insufficiente e una ridottissima capacità di guidare la squadra e persino perso tecnicamente nei suoi dubbi.

I dubbi che molti nutrivano sulla coesistenza tattica di così tante ali grandi e la contemporanea assenza di un vero centro, viste le performance di Poythress, la leggerezza di Kamagate e il kilometraggio ormai enorme di Hines, hanno mostrato da subito la debolezza strutturale della costruzione della squadra, che nella prima parte della stagione ha costantemente subito la presenza sotto canestro degli avversari.

Anche l’idea di far coesistere nello stesso quintetto uno Shields da guardia ed un Mirotic da ala piccola, si √® scontrata con la realt√† del campo, rendendo necessario aggiustare rapidamente il tiro, senza mai trovare la quadra definitiva, ma certamente abdicando fin da subito questa strada che sarebbe potuta essere un gambling vincente per la stagione Olimpia.

Insomma, la prima parte della stagione √® volata via tra infinite delusioni europee e persino nazionali, senza che la guida tecnica riuscisse, malgrado la sua infinita esperienza, a trovare l’equilibrio della squadra, che peraltro veniva anche travolta da un clima pesante dal momento dell’esclusione di Pangos dal roster.

E la Legge di Murphy ha fatto il resto

Siccome “se una cosa pu√≤ andare male, certamente lo far√†”, come recita la celebre Legge di Murphy, a questa difficile situazione si sono aggiunti una serie di infortuni, alcuni certamente imprevedibili, altri forse figli di un sovraccarico di lavoro che gli addetti ai lavori della direzione tecnica avrebbero forse potuto mettere in preventivo nell’analisi dei rischi.

Perché se certamente nessuno poteva immaginare che Baron si infortunasse di nuovo al gomito cadendo nella partita del suo rientro europeo, i continui infortuni di Lo, gli acciacchi e la forma fisica precaria tra settembre e dicembre dei giocatori reduci da una campagna mondiale lunghissima ed estenuante (Ricci, Tonut, Melli, Voigtmann, Lo), lo stato del tendine di Mirotic si sarebbero potuti presumere, anche perché già capitati dopo la campagna europea della stagione precedente. 

Cos√¨ si √® chiusa l’andata di Eurolega di Olimpia Milano, con un pessimo 7-10 frutto di prestazioni a volte veramente difficili da commentare, con alcune sconfitte incredibili anche con squadre di fondo classifica e qualche acuto con alcune grandi squadre, che non hanno fatto che ampliare il rimpianto per una stagione europea che avrebbe potuto essere trionfale e¬†cos√¨ non √® stata.¬†

Gli infortuni di molti e la condizione non eccellente di altri hanno avuto l’unico pregio di consentire ad alcuni giocatori comprimari di trovare spazio e di rispondere positivamente alle responsabilit√†. In questo modo Bortolani ha inanellato alcune partite anche in Europa in doppia cifra, Lo ha fatto il suo nei mesi di assenza di Pangos e Flaccadori, scalato a secondo playmaker, ha offerto prestazioni incoraggianti.

Non altrettanto √® successo negli altri reparti, nei quali il buco lasciato da Mirotic per quasi 3 mesi √® stato scarsamente compensato da prestazioni accettabili di Voigtmann, leggero come una piuma sotto canestro nonostante le dimensioni e titubante ed indeciso da fuori, mentre Poythress solo nell’ultimissima parte della stagione ha fatto vedere una parvenza delle caratteristiche che lo hanno portato ad eccellere altrove.

E mentre Baron scompariva dai radar, salvo risorgere su X con un meme di The Undertaker, col rientro di Shields e Lo, scomparivano dalle rotazioni anche Flaccadori e Bortolani (Caruso non ha mai veramente avuto una chance, nemmeno quando il roster era ridotto ai minimi termini) e cos√¨ facendo anche la loro fiducia scemava e portava a pochi minuti e molti errori anche quando chiamati a giocare. 

E cos√¨, malgrado l’arrivo invernale del figliol prodigo Napier (parente sbiadito di quello arrivato l’anno scorso), qualche prestazione di orgoglio con alcune corazzate europee, Hall, Shields e Melli tornati in forma, il rientro di Mirotic dopo 3 mesi, anche la rincorsa del girone di ritorno si √® conclusa con un negativo 8-9, tenendo l’Olimpia Milano al 12¬į posto e fuori da tutto in Eurolega.

Consiglio di Classe si riunisce

Se fossimo a scuola potremmo attendere il consiglio di classe per determinare se lo studente Olimpia Milano meriti 2 o 3 esami a settembre o debba essere bocciato direttamente a giugno. Basandosi sulla sola stagione Europea non c’√® nessun dubbio, la bocciatura √® certa, con anche la celebre frase che accompagnava molti studenti: “Peccato, perch√© le potenzialit√† le avrebbe”.

Perch√© ci sono state partite in Eurolega nelle quali l’Olimpia Milano ha battuto, a volte anche nettamente ed offrendo un discreto basket, alcune delle squadre pi√Ļ quotate del continente. Ma mai l’Olimpia ha dato la vera sensazione di poter rientrare nella corsa almeno per un posto ai play-in.¬†

Ecco, l’aggravante rispetto alla scorsa stagione √® anche questa: non essere entrati nella post-season nemmeno nell’anno nel quale un posticino nel sogno europeo lo avrebbero garantito anche la nona o decima posizione, non pi√Ļ solo le prime 8, con l’introduzione del Play-In Tournament.

Ci sarebbe poi stata la difficolt√† di dover vincere 2 spareggi secchi, partite che Milano, sia in Europa che in Italia, questa stagione ha sempre dimostrato di soffrire, ma sarebbe stato comunque meglio che guardarle dal divano queste partite.¬†Come molti studenti, anche l’Olimpia potrebbe evitare la bocciatura con tantissime insufficienze (Eurolega, Coppa Italia, Supercoppa, gioco, gestione) con un’ultima interrogazione miracolosa almeno nell’ultima materia rimasta, cio√® portando a casa il 31¬į scudetto.

Non salverebbe l’Olimpia da un’estate di studio e applicazione per correggere l’anno prossimo tutti gli errori di queste 2 stagioni, ma servirebbe come nel 2023 a lenire lo smacco di 2 stagioni europee consecutive fallimentari malgrado budget faraonici e giocatori, almeno sulla carta, ottimi.

Olimpia Milano in Eurolega, alla ricerca del colpevole

Nonostante uno dei grandi principi del management e della gestione dei gruppi sia “Non cercare il colpevole, cerca il motivo”, da 2 stagioni a questa parte colui che √® al centro dell’attenzione del mondo Olimpia non pu√≤ che essere il coach Messina.

Niente pu√≤ essere rimproverato alla societ√†, che ha speso l’impossibile, comprando giocatori importanti, sostenendo costi importanti per tagliarne alcuni che non hanno reso secondo le attese, spendendo addirittura per richiamare giocatori partiti in estate (Napier), portando a casa anche a volte inspiegabili tappabuchi.

Molto può essere imputato ai giocatori acquistati in questi 2 anni, nessuno dei quali ha reso secondo le aspettative e ad onore del vero nessuno dei quali ha fatto cose strabilianti anche dopo essere andato via da Milano. La società ha fatto blocco anche col coach, confermandogli la fiducia, allungandogli il contratto, rifiutando le dimissioni, difendendolo con i media e con una parte ostile del pubblico: un comportamento da manuale della governance.

Il vulnus fondamentale di Messina è però proprio nella governance che si è data la società, cioè quello di avere messo sotto lo stesso cappello il POBO (President of Basketball Operations) ed il coach, col risultato che Messina risulti il capo di sé stesso.

E pertanto, anche volendo, non pu√≤ girarsi verso il front office e sostenere che gli abbiano costruito una squadra non all’altezza, piena di doppioni, con alcuni giocatori a fine corsa ed alcuni ruoli scoperti: quella squadra l’ha costruita lui, immaginiamo scegliendosi gli uomini pi√Ļ conformi al basket che avrebbe voluto giocare.

Alcuni dicono “molli la panchina, faccia solo il POBO”, ma io voglio andare contro corrente. A Milano dicono “of√©l√© fa el to mest√©” ed allora io lo dico proprio a coach Messina.

Perch√© pu√≤ succedere di non riuscire a trovare la chimica giusta tra i giocatori, la famosa “amalgama” che un vecchio presidente del Catania calcio durante un’intervista disse di comprare al suo direttore sportivo, di non riuscire a far rendere il gruppo come potrebbe.

Si pu√≤ e si deve discutere delle scelte in panchina del coach, delle rotazioni, degli spazi dati ad alcuni giocatori, ma se si guarda la gestione complessiva dell’area sportiva in questi 2 anni gli errori sembrano pi√Ļ a livello di front office che altrove.

Lo scorso anno sono stati tagliati in corso di stagione tutti i nuovi arrivi Mitrou-Long, Davies, Thomas, non fu dato spazio a Tonut rivelatosi quest’anno invece il migliore della squadra per costanza di rendimento, probabilmente solo grazie ad un Mondiale sontuoso che lo ha messo in evidenza.

In estate √® stato confermato un play palesemente inadeguato, giudicato tale gi√† nel finale della stagione precedente, √® partito Napier salvo richiamarlo in fretta e furia a gennaio, sono stati tagliati due italiani che viaggiano oggi in doppia cifra a Trento per mettere dentro 2 giovani (da intenderci se lo si sia ancora a 24/25 anni) come Caruso e Bortolani, √® stato preso un centro giovane salvo darlo in prestito a gennaio, mentre emergeva Bortolani gli √® stato preso nel ruolo McGruder prima ed oggi Valentine, si √® pensato che Hines ne avesse ancora o che Voigtmann fosse giocatore in grado di fare la differenza dopo che non lo √® stato per un’intera carriera.

√ą molto probabile che nella costruzione del prossimo anno si riparta d nuovo da zero, tagliando anche i Poythress, i Lo, i Voigtmann, con i dubbi che agitano le menti dei due grandi italiani del gruppo che devono decidere se e come rinnovare (Melli e Tonut).

Ecco, io vorrei vedere una stagione nella quale Messina faccia quello che √® straordinariamente bravo a fare, cio√® l’allenatore, senza business distractions in ufficio. A quel punto il giudizio su coach, giocatori e societ√† sar√† pi√Ļ equilibrato perch√© i ruoli saranno correttamente definiti.

Nel frattempo archiviamo la grandissima delusione europea e vediamo se il campionato regaler√† un altro successo, che non dovr√† per√≤ in nessun modo offuscare la serie di errori commessi nella gestione complessiva di queste due stagioni, per non ripeterli ancora e provare una nuova rincorsa al vertice di Eurolega.  

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