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Bruno Mascolo: “Profeta in patria? Il mio sogno. A Tortona tante emozioni”

di Andrea Esposito
Bruno Mascolo intervista

Si è raccontato al nostro sito Bruno Mascolo attraverso un’intervista esclusiva, play ormai ex Bertram Tortona, reduce da una stagione fantastica con i piemontesi. Mascolo nasce a Castellamare di Stabia il 4 agosto 1996, muove i primi passi nel basket dominando i campionati regionali fino alla chiamata di Moncalieri dove dal 2012 al 2015 finisce la sua formazione; da li il passaggio a Torino dove esordirà giovanissimo in serie A (RS 2015/16). Tante avventure in A2 fino alle fermate Napoli (2017-18) e Jesi (l’anno successivo) che valgono la chiamata della Bertram.

In Piemonte Mascolo vive tre stagioni cruciali per la sua carriera: pronti via vince subito la Supercoppa di A2; l’anno successivo arriva la promozione storica in LBA e poi si arriva alla stagione appena conclusa. Andiamo a leggere insieme l’intervista a Bruno Mascolo.

Bruno Mascolo: l’intervista esclusiva

  • Ciao Bruno, innanzitutto come stai? Senza giri di parole: la scorsa estate vi aspettavate di avere le carte in regola per vivere una stagione da sogno?  

“Ciao, io sto benissimo, un po’ di relax dopo una lunga annata ci vuole. A inizio anno una stagione del genere non te l’aspetti, però già dai primi allenamenti dalle prime partitelle si vedeva che la squadra era forte e che avevamo tutto per far bene. Sapevamo che non eravamo una squadra ‘solo’ da salvezza ecco. Il livello è stato alto sin da subito, poi gli americani erano tutti ottimi ragazzi, si è formato subito un gruppo molto coeso.”

  • Nel tuo percorso c’è un pre ed un post Ramondino: quanto ha influito aver esordito in massima seria con un coach che ti stima tanto come Marco? Com’è stata la “convivenza” con Wright e Macura?

“Marco mi ha aiutato a fare un ulteriore step di crescita. Ad inizio anno ho avuto molto spazio e ho giocato bene, poi complice il covid ho vissuto un paio di mesi di difficoltà dove non stavo bene fisicamente. Quando io ho recuperato, Chris (Wright) ha avuto dei problemi fisici e sono stato bravo a farmi trovare pronto in quel frangente. In Coppa Italia ho fatto molto bene e le mie buone prestazioni individuali sono andate di pari passo con delle ottime prestazioni di squadra: questo è stato molto importante per me perché come dico sempre, puoi giocare bene quanto vuoi ma se poi la squadra non vince, la bella partita personale non vale niente.

Con Chris mi sono trovato benissimo, è una persona splendida, un giocatore dalla grande esperienza. Sotto certi aspetti siamo anche simili, mi ha dato molti suggerimenti su come migliorare il mio gioco.  Su JP ti dico che poco fa ci ho fatto ‘FaceTime‘, è un ragazzo d’oro, super simpatico. Con lui ho davvero un rapporto fantastico, ha una vitalità incredibile, un bravissimo ragazzo fuori dal campo, poi in partita diventa un matto squilibrato, nell’accezione più positiva del termine.”

  • In settimana è uscito il comunicato di Tortona che ha annunciato l’addio: voltandoti indietro, cosa vedi?

“Allora… io arrivo a Tortona dopo due avventure (Napoli e Jesi) dove io giocavo bene ma la squadra non girava. Dopo queste due ottime stagioni a livello personale vado a Tortona, in una squadra che aveva intenzione di salire in A, ovviamente in un ruolo diverso ma avevo bisogno di questo. Qui ho trovato Marco (Ramondino) che dal primo giorno ha sempre puntato tantissimo su di me. Lui ha sempre creduto tanto in me ed io mi sono completamente affidato a lui, mi sono lasciato guidare. Siamo stati bravi entrambi: lui ad inserirmi in un sistema ed io a continuare a fare le mie cose istintive all’interno del sistema. Questo step qui credo sia uno dei più complessi per un giocatore. In questo mi hanno aiutato molto Jamarr (Sanders) e Jaylen (Cannon).

Se mi volto vedo che abbiamo vinto una Supercoppa, abbiamo ottenuto una promozione, sono stato chiamato in nazionale, abbiamo conquistato una semifinale scudetto contro la Virtus, se qualcuno tre anni fa mi avesse detto queste cose non so come avrei reagito. Non posso fare altro che guardarmi indietro ed emozionarmi.”

  • Dove ti vedi l’anno prossimo?

“Beh guarda, non sto pensando tanto al dove, ma al come mi vedo. Voglio trovare una squadra che mi dia responsabilità, vorrei avere un po’ più responsabilità. Parlo proprio di minutaggio, credo di poter fare un ulteriore step e lavoro tutti i giorni per farlo. Cerco di alzare l’asticella anno per anno. Alla mia prima stagione in LBA ho dimostrato di poterci stare ed anche bene a questo livello. Il prossimo anno ancora non so dove sarò, è molto presto, ci sono delle voci ma solo soltanto voci di corridoio. Darò precedenza all’aspetto tecnico, dopo un anno fatto bene con un ruolo secondario all’interno di una squadra che ha centrato la semifinale playoff, voglio avere più spazio per esprimermi. Non pretendo la titolarità, ma se esce un’occasione del genere sono contento.”

  • Per caratteristiche fisiche imposti il tuo gioco sull’intensità, queste doti rispecchiano le skills dei play allenati da coach Buscaglia…

“Io mi ritrovo in quella tipologia di giocatore. Coach Buscaglia non lo conosco, ci ho giocato contro quest’anno e me ne hanno parlato molto bene. Mi stai portando un po’ in trappola…”

  • Squadre come Napoli, Brindisi, Reggio potrebbero rientrare nella tua idea di futuro?

“Io ho bisogno che determinate cose a dirmele sia il coach. Io credo tanto all’energia di un primo approccio. In base a questo prenderò la mia decisone. Adesso è ancora fantabasket.”

  • Un tuo desiderio risaputo è quello di tornare a Napoli con una squadra importante ed un ruolo da protagonista, dopo averci giocato in A2: quanto senti vicino questo momento?

“Sicuramente lo sento più vicino rispetto a qualche estate fa. Chiunque penso voglia far bene, voglia fare la storia o semplicemente giocare per la squadra della propria città al più alto livello possibile. Sento questo momento più vicino di due anni fa ad esempio. Devono esserci le circostanze giuste per andare però; perché non è facile fare il profeta in patria, anzi è molto difficile, però è un sogno che ho sin da bambino, sin da quando a 5 o 6 anni andavo al palazzetto a vedere le partite. Sicuramente è un sogno che rimane.”

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