I Golden State Warriors si trovano ora in una situazione particolare, in cui si sono già trovati parecchie volte in passato.
Ad una sola vittoria dal titolo NBA, alle Finals per la sesta volta negli ultimi 8 anni, nello spogliatoio dei Dubs circola una buona dose di cauto ottimismo, mentre si avvicinano a Gara 6 in vantaggio per 3-2. Ma gli Warriors ci tengono a precisare che nessuno di loro sta già festeggiando.
Golden State in questa postseason ha faticato quando c’erano partite da giocare in date troppo ravvicinate, non riuscendo a chiudere alla prima occasione tutte le serie che hanno giocato, tutte in trasferta. E ora, la posta in gioco che li attende nella prossima partita contro i Boston Celtics rende tutto più difficile.
Coach Steve Kerr sostiene invece di non vedere alcun filo conduttore nelle partite che i suoi uomini hanno perso in questa postseason.
E’ probabile quindi che si tratti più di istinto di sopravvivenza degli avversari, soprattutto considerando che in tutte e 3 le occasioni di chiusura sfuggite agli Warriors, il loro vantaggio all’intervallo era di doppia cifra. Sono riusciti a rimanere a contatto nel primo quarto, ma il secondo è diventato un grosso problema, soprattutto contro i Memphis Grizzlies e i Dallas Mavericks.
Altro problema per Golden State è stata la difesa perimetrale, infatti gli avversari dei Dubs hanno tirato con il 46.1% da tre in quelle 3 sconfitte. E ciò potrebbe rappresentare un problema contro i Celtics, che in questi playoffs hanno segnato il maggior numero di triple (317 per la precisione) registrato in postseason. Inoltre, Gara 4 e 5 sono state le uniche due partite che Boston ha perso consecutivamente dalla fine di marzo, quando persero contro i Toronto Raptors e subito dopo contro i Miami Heat. Prima di allora, era da gennaio che non perdevano una partita in back-to-back.
“Sappiamo che adesso i Celtics giocheranno con la forza della disperazione” ha detto Klay Thompson. “Quindi, per poterla eguagliare o superare, ci vorrà il massimo impegno di tutto l’anno”.
Quando Golden State ha chiuso la sua serie contro i Denver Nuggets, Steph Curry aveva detto che i suoi sembravano aver dimenticato la grinta necessaria a concludere una serie, soprattutto ad inizio partita. Questa tendenza sarebbe continuata anche nelle Semifinali e Finali di Conference, ma questa volta è diverso. E Golden State non si affiderà solo alla sua esperienza.
“Capisci come sono tesi i nervi” ha detto Curry. “Capiamo come dobbiamo approcciare la partita dal punto di vista della fisicità, gli aggiustamenti del nostro piano partita da Gara 5 a Gara 6, capendo come si sentirà il pubblico, l’energia, e preparandoci a questo”.
Curry ha poi aggiunto che ricorderà a se stesso, e ai suoi compagni di squadra meno esperti, questo aspetto prima della partita. Si tratta della mentalità che gli Warriors hanno predicato per tutta la stagione: rimanere concentrati su ciò che accade davanti ai propri occhi.
“Alla fine, una volta scesi in campo, bisogna cogliere il momento” ha detto Curry. “Devi essere presente il più possibile, senza preoccuparti delle conseguenze di una vittoria o di una sconfitta. L’unica opportunità che hai è in quei 48 minuti. Se riesci a ingannare la tua mente per stare nel momento e rimanerci, questo è il miglior consiglio che posso dare a chiunque si trovi in quella situazione, perché sarà la partita più difficile che probabilmente avrà mai giocato nella sua carriera, vista la posta in gioco”.
Steph è poi anche consapevole delle offese che dovrà sentire da parte dei tifosi dei Celtics questa notte al TD Garden. Ma, come ha spiegato ai giornalisti, il trash talking non è una novità per lui, e accetta ogni commento proveniente dalle tifoserie avversarie.
Non a caso, l’ultima volta che si è trovato a giocare davanti al pubblico di Boston, in Gara 4, ha fatto a pezzi i Celtics con ben 43 punti e una bella vittoria. Era visibilmente più animato del solito, festeggiava e si dimenava mentre segnava triple a raffica.
Per intenderci, mentre il pubblico può essere in grado di far perdere il controllo ad alcuni giocatori, Curry usa chiaramente il suo odio come motivazione. Dunque, i tifosi di Boston farebbero meglio ad indirizzare a qualcun altro le loro offese.

