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La storia del Brescia basket

di Giovanni Bettini

Anche se nel suo piccolo, Brescia rappresenta una realtà importante nel basket italiano di oggi; inoltre il Basket Brescia è una pagina importante anche in quella che è la storia del basket in Italia. Infatti solo i veri nostalgici ed appassionati ricorderanno ciò che fu il Brescia Basket dello scorso secolo.

Eh sì, perché la pallacanestro a Brescia arriva nel 1957, con il nome di GS Dopolavoro Ideal Standard, raggiungendo la serie B solo nel 1961. Dopo anni in B ed in C, la società cambia sponsor (Rondine), e la sede delle gare casalinghe diventa il PalaEIB (rinnovato ed in uso tutt’ora dalla Germani Basket Brescia). L’anno dopo, con la riorganizzazione dei campionati, la squadra viene iscritta d’ufficio all’appena creata seconda serie nazionale, l’A2. La squadra presentava giocatori internazionali del calibro di Mike Ratliff, pivot di 208 cm, che nelle due stagioni precedenti giocò per i Kansas City Kings, squadra NBA (oggi Sacramento Kings) sotto la guida di Bob Cousy ed al fianco di compagni come Nate Archibald. Nel roster compariva  anche un giovanissimo Marco Solfrini, appena prelevato dalle giovanili della PEJO, in quella che fu la sua prima esperienza a livello professionistico. La squadra,dopo non aver fatto registrare grandi prestazioni, termina l’annata a metà classifica con una salvezza molto sofferta, raggiunta solo nelle ultime giornate.

Gli albori del basket a Brescia: Rondine Brescia e Pinti Inox

In estate non mancano i cambiamenti, tant’è che la squadra cambia addirittura di proprietà, facendo si che la Rondine Brescia diventasse la Pinti Inox. Non solo la proprietà viene ceduta, ma il roster viene ampiamente rinnovato, anche se tutto ciò si rivelerà vano: l’annata risulta un vero e proprio fallimento e la squadra retrocede in B. Il progetto è quello di ricominciare da zero per la Pinti Inox, e con l’ingaggio di giovani prospetti italiani (dei quali fa parte Marco Solfrini, assieme a Marco Palumbo, Giordano Marusic, e Silvano Motta, oltre all’allenatore Riccardo Sales), viene a formarsi quella che sarà poi l’ossatura della squadra per diversi anni a venire; intanto, l’anno seguente risale subito in A2, dove, dopo una stagione di assestamento, conquista la tanto sperata promozione in Serie A1.

Merito di questo grande risultato va in parte all’ex NBA (una stagione ai Seattle Supersonics) Al Fleming. Nella massima serie italiana Brescia è protagonista di un’ottima stagione, grazie anche al grande contributo di quelli che poi saranno due brillanti giocatori NBA: Marc Iavaroni, ala di 203 cm, e sopratutto Bill Laimbeer, tenace e intimidatorio pivot di oltre 210 cm. Bill, dopo un anno di permanenza a Brescia, andrà a far parte di una delle squadre più forti degli anni ’80/’90; i due volte campioni NBA Detroit Pistons, o più comunemente conosciuti come i ”Bad Boys” di Detroit (basta dirvi che Laimbeer e Rodman erano i pilastri difensivi della squadra). La Pinti Inox, come già detto, porta a termine un’ottima stagione e si piazza sesta, venendo eliminata però da Varese al primo turno dei playoffs. La stagione seguente (parliamo del 1980/81) si rivela per Brescia un altro fallimento, e dopo le deludenti prestazioni di tutti i giocatori, nello specifico i nuovi acquisti John Garret e Dean Hunger, la squadra retrocede in A2. Per la Pinti inox c’è il bisogno di ripartire da capo, e, assieme al coach Riccardo Sales, la dirigenza decide di puntare su un giovane Ario Costa e due nuovi americani: l’ex NBA Stan Pietkiewicz e l’ala Tom Abernethy.

La grande stagione di due anni prima è replicata, e con un record di 27 partite vinte e 5 perse, Brescia approda ai play-off giungendo poi fino ai quarti di finale scudetto, eliminata da una grande Olimpia Milano.  Visti i convincenti risultati, l’organico della squadra viene riconfermato, tranne per la sostituzione (a stagione in corso) di Tom Abernethy, a favore di Scott May. Il giocatore, seppur talentuoso, dimostra un rendimento incostante, non condizionando però troppo la squadra, che terminerà infatti con un buonissimo decimo posto.

Dalla stagione 1983-84 al 1996

L’anno seguente, stagione 1983/84, l’allenatore Carlo Rinaldi prende il posto di Riccardo Sales e lo sponsor diventa Simmenthal, ma la squadra conduce una stagione sottotono e retrocede clamorosamente in serie A2. Complice anche una terribile annata, in cabina di regia Carlo Rinaldi viene sostituito a favore di Arnaldo Taurisano, reduce da un’ottima stagione a Cantù. Sotto la sponsorizzazione Silverstone, la squadra, forte della firma dell’americano Brad Branson e del nuovo coach, torna in A1 dopo un anno nella seconda divisione nazionale.

Dopo due anni però il team lombardo è già in lotta per la salvezza, e l’anno seguente la compagine bresciana chiuderà la stagione con un disastroso record, 6 vittorie e 24 sconfitte, che li porterà nuovamente alla retrocessione in serie A2. Nel 1990/91 si cerca di riportare la squadra agli antichi fasti e con il cambio di sponsor (Telemarket), a Brescia torna Sales in panchina, ma la storia è già segnata e la retrocessione in B non aspetta a mancare. L’anno dopo il copione si ripete e la Telemarket Brescia retrocede in B2, dopo una stagione da dimenticare. Dopo la promozione in B1, nel 1996 il basket a Brescia giunge ad un drammatico epilogo, infatti la società si scioglie e cede i diritti sportivi alla città di Ferrara.

Il grande ritorno a Brescia

Il basket manca in città da ormai 13 anni quando Matteo Bonetti e Graziella Bragaglio (attuale presidentessa) acquistano i diritti sportivi della Juvi Cremona; nasce la Leonessa Basket Brescia. Dopo anni in B (l’allora serie “A dilettanti”) la Centrale del Latte Brescia, sponsor che nominerà la squadra fino al 2016, conquista la promozione in serie A2 nella stagione 2010/2011. Dopo una stagione memorabile conclusa al secondo posto, Brescia si qualifica per la finale contro Trapani, imponendosi per 3 a 1 contro il Basket Perugia in semifinale; in finale la storia si ripete e Brescia batte Trapani in gara 3.

Dopo anni di astinenza (l’ultima apparizione risale al 1991), il basket Brescia torna in serie A2, chiamata al tempo “Lega due”. I primi anni vedono la Centrale Del Latte arrivare ai playoffs promozione, ma la formazione di coach Carlo Dell’Agnello perde al primo turno nel 2012. L’anno seguente coach Alberto Martellossi, sostituto di Dell’Agnello, conduce la squadra fino ai playoffs, nei quali perderà solo in gara 5 delle finali contro Pistoia; la squadra va ad un passo dal raggiungere la massima serie nazionale. In quello stesso anno Martellossi verrà nominato miglior allenatore della competizione. La stessa grinta e convinzione porta gli uomini di Martellossi a ripetersi nel girone d’andata dell’anno successivo, ma quello di ritorno non sarà così roseo, tant’è che la società decide di rescindere il contratto al proprio coach (l’esonero sarà poi ritirato grazie ad un appello tra giocatori e tifosi). Questa stagione finisce senza playoffs per Brescia.

L’anno seguente l’allenatore scelto è Andrea Diana, che riesce a portare la Centrale del Latte ai playoffs, ma senza i risultati sperati. La stagione 2015/2016 è quella giusta, la squadra è in area promozione da ormai troppo tempo e la dirigenza prova il colpo grosso: viene firmato il free agent David Moss (ancora oggi capitano biancoblu) e gli viene affiancato il talentuoso Damian Hollis.  Dal campo i risultati non si fanno aspettare: Brescia arriva seconda in Regular Season e disputa 20 match in un mese ai playoffs, riuscendo a vincere tutte le partite da “dentro/fuori”: dopo gara 5 con la Fortitudo Bologna, Brescia corona il suo sogno cestistico, riuscendo ad approdare dopo 28 lunghissimi anni in serie A.

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