Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiUn bianco dall’Indiana alla corte dei Celtics

Un bianco dall’Indiana alla corte dei Celtics

di Nicola Garzarella
Gordon Hayward Celtics

Celtics, ecco Hayward 

Gordon Hayward

4 Luglio 2016: Independence Day. In un ufficio di Boston l’intera dirigenza Celtics sta aspettando la decisione che potrebbe cambiare le sorti di una intera franchigia. Kevin Durant, il Free Agent più richiesto sul mercato, sta per comunicare al mondo quale sarà la sua prossima destinazione. Sull’ala piccola in uscita da OKC ci sono tutte le squadre migliori della lega: Celtics, Warriors, Heat, Wizards e gli stessi Thunder che non si erano ancora arresi a perderlo. Il “reclutamento” operato da Ainge e Stevens è stato di altissimo livello; per convincere il fenomeno con la 35 a vestire di verde la dirigenza bostoniana si era mossa con grande astuzia. All’incontro per Durant si erano presentati infatti Ainge, Stevens, Al Horford ( neo acquisto) e persino il leggendario Tom Brady dei Patriots. Anche Perkins e Pierce avevano sponsorizzato un suo possibile arrivo nel Massachusetts. Alla fine sappiamo come è andata a finire.

4 Luglio 2017: sempre lo stesso Independence Day. La spasmodica attesa dei tifosi celtici non è cambiata da un anno all’altro. Questa volta non c’è da attendere Kevin Durant bensì Gordon Hayward, nome meno altisonante ma comunque il miglior FA sul mercato. Stavolta nelle fila “verdi” c’è più ottimismo; il giocatore in uscita dagli Utah Jazz è l’ex pupillo di Stevens ai tempi di Butler e il corteggiamento prosegue ormai da più di un anno. La scaramanzia comunque non è mai troppa in questi casi. Sull’ala piccola nativa dell’Indiana ci sono, oltre ad Ainge e soci, anche gli Heat e gli stessi Jazz.

Miami in particolare sarebbe la destinazione preferita della fidanzata di Hayward, Robyn attratta dalla prospettiva di vivere a South Beach. Dopo ore di spasmodici annunci, e smentite, finalmente la notizia viene confermata: Gordon Hayward è un nuovo giocatore dei Boston Celtics. Fuochi d’artificio anticipati in quel di Boston.

Le grandi manovre per la firma

Avery Bradley

Ogni grande miglioramento nella vita porta con se una dose di sacrificio; nella NBA questa regola non ammette alcun tipo di eccezione. Gordon Hayward infatti ha firmato un contratto, considerando il suo status da player con 7 anni nella Lega, al massimo salariale. L’ormai ex-Utah Jazz percepirà 128 mln in 4 anni per un totale di 31 mln l’anno. I Celtics però, considerato l’abbassamento del CAP dai previsti 101 mln agli attuali 99, non avevano spazio sufficiente per potergli garantire quei soldi. L’unico modo per poter firmare l’ala ventisettenne era quella di rinunciare ad alcuni giocatori. Il primo ad essere tagliato è stato Zeller, in seguito c’è stata la rinuncia a Kelly Olynyk (ora agli Heat) e ai caps hold di Jerebko e Green. Tuttavia tutto ciò ancora non bastava, serviva una rinuncia importante; uno tra Bradley, Crowder e Smart sarebbe obbligatoriamente dovuto partire.

L’indiziato numero 1 era Avery Bradley. Il motivo è presto detto. Bradley, pur essendo tra le migliori guardie bidimensionali della lega, a pari merito con Klay Thompson, aveva un contratto in scadenza nel 2018 e avrebbe presumibilmente chiesto tra i 20 e i 23 mln. I Celtics il prossimo anno avranno anche Thomas, leader indiscusso della squadra, in scadenza. Rinnovarli entrambi sarebbe stato impossibile. Inoltre Crowder ha un contratto troppo vantaggioso, tra i migliori della lega in rapporto a soldi percepiti su talento per essere regalato e Smart è uno dei giocatori cardine del progetto verde. Ecco quindi che la trade è nata spontanea: Bradley e una seconda scelta del Draft del 2019 a Detroit, Marcus Morris a Boston. I Pistons evitano quindi di svenarsi per Caldwell-Pope aggiungendo una SG di prestigio al loro roster; i Celtics tappano un buco nello spot di 4 presente nel proprio roster.

Cosa porta Hayward ai Celtics ?

Chiariamo subito: il sacrificio di Bradley è pesante tanto a livello offensivo quanto in quello difensivo; tuttavia l’aggiunta di Hayward non va sottovalutata su entrambi i fronti. Partiamo dalla parte più spettacolare: l’attacco. GH è un giocatore da 21.9 ppg a partita; i leprecauni aggiungono quindi un’arma offensiva dal sicuro affidamento. Thomas non sarà più l’unica soluzione offensiva di livello e questo non potrà altro che fargli bene permettendo al “Little Guy” di gestire più serenamente ogni possesso magari facendo girare ancora meglio la squadra. Hayward inoltre ha il grande vantaggio di conoscere già coach Brad Stevens.

Il numero 20 dovrà solo riabituarsi al gioco del suo ex-allenatore ai tempi di Butler. Giocare dunque frequenti pick&roll e handoff non sarà un problema per l’ex Utah Jazz; anzi in questa speciale classifica è superiore al 92% degli atleti della lega. Le due aggiunte che Hayward porterà al gioco dei Celtics saranno: più punti in transizione ( lo scorso anno i bostoniani tra i peggiori in assoluto per punti in transizione) e l’isolamento che tanto è mancato dalle parti di Boston negli ultimi anni.

Trattiamo ora l’argomento difesa. Stevens alla vigilia di questa FA ha detto di volere giocatori versatili; in grado di coprire efficacemente più posizioni offensive e difensive. Hayward è il player ideale in tal senso. Spesso e volentieri ai tempi dei Jazz, GH era mandato in missione difensiva contro l’esterno più pericoloso degli avversari. E’ stato, in NBA, strutturato come SF ma al college giocava da PF e nell’ultima stagione Snyder l’ha ricollocato in quella posizione. Nello scacchiere tattico dei biancoverdi potrebbe giocare, accoppiandosi bene, da 2-3 e persino 4. I Celtics inoltre hanno trovato un giocatore discretamente solido a rimbalzo (5.4 rpg contando che aveva Gobert in squadra) e dalle dimensioni (203 cm x 102 kg) importanti.

La convivenza con Crowder e Morris

Hayward & Thomas 

Come detto Hayward è un giocatore duttile in grado di ricoprire più ruoli. Stevens quindi potrà contare su un ventaglio di possibilità tattiche molto ampio. Il tecnico dovrà gestire infatti giocatori come Crowder, Tatum Brown e Morris oltre allo stesso GH.

Crowder è di sicuro quello che appare maggiormente penalizzato dall’arrivo di Hayward. I due infatti condivideranno la posizione di SF ma l’ex Dallas potrebbe essere utilizzato come “stretch four” con lo stesso ex Jazz da 3. Una soluzione alternativa sarebbe quella di spostare JC in second-unit garantendo punti e difesa dalla panca.

Morris ( 14 ppg e 4 rpg nella scorsa stagione) è stato preso perché in grado di giocare da 3 o da 4, pur preferendo questa seconda posizione. L’inserimento negli schemi dell’ex Detroit sarà una delle chiavi di volta della prossima stagione. Qualora il nativo di Philadelphia riuscirà ad imporsi nelle gerarchie potrebbe ben presto collocarsi in pianta stabile nel quintetto con Hayward impiegato da ala piccola.

I due rookie

Jayson Tatum.

Capitolo rookies. Jaylen Brown vivrà, come successo già dalla passata stagione, una evoluzione tecnico-tattica. Il giocatore nato come ala piccola infatti verrà impiegato sempre più da guardia in uscita dalla panca; il suo minutaggio dovrebbe progressivamente crescere finché non verrà impiegato stabilmente in quintetto. Ad oggi tale soluzione è ancora prematura; il ragazzo, per quanto talentuoso, ha ancora discrete carenze di ball-handling e di tiro perimetrale ma le fondamenta sono solide e il lavoro da fare non è poi molto.

Tatum invece è uno scorer di primissima fascia. Il giocatore nasce come ala piccola ma a Duke, causa mancanza di lunghi di livello, è stato spesso utilizzato da 4. Il suo primo anno lo vedrà partire dalla panca portando punti e rimbalzi importanti per la second-unit; qualora poi il ragazzo si ambientasse bene sin da subito non è escluso un suo utilizzo da 3 con Hayward ad occupare lo spot di 4 in un quintetto versatile e dinamico sui cambi.

Una cosa è certa: Boston è una squadra ancora tutta da scoprire. Il materiale su cui lavorare è interessante; il guanto di sfida ai Cavs è lanciato.

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