Houston Rockets second unit che non sta rendendo come ci si aspettava, oppure come si aspettava proprio Mike D’Antoni? Dopo il deludente avvio di stagione, con ben cinque sconfitte nelle prime sei partite, gli Houston Rockets sembravano essersi messi ormai definitivamente alle spalle un ottobre da dimenticare, facendo registrare un record di 8-2 nelle prime dieci partite di novembre. Le recenti quattro sconfitte consecutive, però, hanno riportato i Razzi al centro delle critiche, facendoli sprofondare al penultimo posto della Western Conference, davanti ai soli Phoenix Suns. Il netto successo per 136-105 contro i San Antonio Spurs ha interrotto la serie negativa, con i ritorni di Chris Paul e Gerald Green che hanno contribuito e non poco a un minor dispendio di energie per i titolari e a una maggior compattezza della second unit, con Gordon tornato a recitare il ruolo di riserva di lusso. INFORTUNI E ADDII ANTICIPATI Se nella prima parte di stagione Carmelo Anthony sembrava essere l’unico punto debole della squadra, col senno di poi il suo addio (l’ex Nuggets, Knicks e OKC è ancora formalmente nel roster a disposizione di coach D’Antoni, in attesa di essere scambiato o tagliato) non ha risolto i problemi di una squadra che rispetto allo scorso anno ha più dubbi che certezze. Il mercato estivo, tra i rinnovi faraonici di Clint Capela e, soprattutto, Chris Paul e le aggiunte di James Ennis, Brandon Knight, Michael Carter-Williams, Marquese Chriss e dello stesso Carmelo Anthony in luogo dei partenti Trevor Ariza, Luc Mbah a Moute e Ryan Anderson sembrava essersi concluso in maniera più che positiva per i Rockets. La realtà dei fatti, però, mette in evidenza che, tra gli infortuni di Knight Nenê e Green e la separazione anticipata con Carmelo Anthony, la panchina dei Rockets sia inevitabilmente una delle più deboli dell’intera lega. In particolar modo, le tre sconfitte consecutive, rispettivamente contro Cleveland Cavaliers, Washington Wizards e Dallas Mavericks vanno lette anche e soprattutto in questo senso, mentre discorso a parte va fatto per il 116-111 incassato in quel di Detroit coi Pistons. Questa notte, intanto, nella sfida interna contro i Chicago Bulls tornerà a vedersi Nenê, mentre Brandon Knight è stato aggregato ai Rio Grande Valley Vipers, squadra di G-League affiliata ai Rockets, e dovrebbe tornare in breve tempo a disposizione di D’Antoni. Un’ottima notizia per quest’ultimo, che non ha ancora avuto modo di utilizzare tutti i componenti del suo roster nel corso di questa stagione.
HOUSTON ROCKETS SECOND UNIT CORTA E INESPERTA
Col quintetto titolare al completo, Houston è una squadra difficilissima da battere e lo ha dimostrato nelle otto vittorie fatte registrare a novembre, tra cui anche quella piuttosto netta contro i campioni in carica dei Golden State Warriors al Toyota Center (107-86). Non appena un titolare è costretto a dare forfait oppure viene fatto sedere in panchina per riposare, però, ci si rende conto di quanto corta e tutt’altro che competitiva sia la second unit dei Rockets. Le prime alternative ai cinque titolari, sulla carta, dovrebbero rispondere ai nomi di Eric Gordon (quest’ultimo però nelle ultime tre partite ha giocato in quintetto in assenza di Chris Paul), Brandon Knight, Gerald Green e Nenê (attualmente out per infortunio).
Con Gordon titolare per sopperire all’assenza dell’altro infortunato Paul, la panchina non ha più un Sesto uomo affidabile e può contare soltanto sui giovani inesperti Gary Clark, Isaiah Hartenstein, Danuel House, con Marquese Chriss e Michael Carter-Williams utilizzati ancor più sporadicamente. Il risultato è che giocatori che sulla carta dovrebbero entrare a dire la loro nel garbage time ed avere un ruolo marginale, finiscono per essere le prime alternative ai cinque titolari. Una situazione piuttosto particolare per una squadra che l’anno scorso aveva indubbiamente una delle migliori panchine della lega, con Gordon, Green, Tucker prima ed Anderson poi, Mbah a Moute, Nenê e Black a garantire il loro apporto in caso di assenze dei titolari. L’approdo di Ennis alla corte di D’Antoni ha tappato il buco alla voce “ala piccola titolare” dalla partenza di Trevor Ariza, mentre Carmelo Anthony avrebbe dovuto colmare il vuoto lasciato da Luc Mbah a Moute. La fine del rapporto con Melo, dopo appena dieci presenze di quest’ultimo, ha contribuito a indebolire ulteriormente una second unit già viziata da qualche infortunio di troppo.
TITOLARI SPREMUTI
È piuttosto palese, dunque, che ai Rockets manchi quasi una riserva per ruolo, in attesa ovviamente che Knight e Nenê rientrino per fare da backup di Paul e Capela. Per ovviare a questa situazione, i Rockets potrebbero vedersi costretti a sondare il terreno per qualche pedina che possa contribuire ad aumentare la profondità del roster – in particolar modo della second unit – a disposizione di coach D’Antoni.
Proprio quest’ultimo ha suonato l’allarme nella conferenza stampa seguita al netto ko interno nel derby coi Dallas Mavericks (128-108), facendo presente che il fatto che giocatori che dovrebbero ricoprire ruoli puramente marginali, quali Clark, House e Hartenstein, ma che si ritrovano a fare i sesti, settimi e ottavi uomini, denota la scarsa profondità di una panchina che produce poco o nulla. Sono 50, infatti, i punti segnati dalla second unit nelle ultime tre partite, con Gordon è in quintetto. Numeri lievitati nettamente dopo la recente prestazione di House, capace di segnare ben 18 punti nel ko con Dallas. Per il resto, i punti della panchina nelle recenti tre gare perse sono così ripartiti: Chriss (4 in 11’), Carter-Williams (5 in 13’), House (22 in 51’), Clark (8 in 60’), Hartenstein (5 in 19’) e Green (6 in 16’). Tolto quest’ultimo, che ha giocato poco più di un quarto d’ora a Cleveland per poi risultare out per infortunio contro Wizards e Mavericks, gli altri hanno segnato 44 punti in cinque, di cui House da solo ne ha realizzato addirittura la metà. Tutto ciò ha conseguenze inevitabili anche sull’impatto dei titolari, molti dei quali spremuti più del dovuto proprio per mancanza di valide alternative: è il caso di James Harden, Eric Gordon e P.J. Tucker, che nelle ultime tre partite hanno fatto registrare medie di 42.3, 38 e 39.3 minuti per gara, mentre Clint Capela si è fermato a quota 36 e del quintetto solo Ennis ha avuto modo di riposare (30.7’’). Situazione ben diversa nella vittoria con gli Spurs, con nessun giocatore oltre i 29’ e ben sette riserve impiegate, per un totale di 60 punti segnati dalla second unit, dieci in più rispetto a quelli fatti registrare nelle scorse tre partite: 11 per Green, 8 per House, 7 per Carter-Williams, 5 per Chriss, 3 per Clark e ben 26 per Gordon.
DA J.R. SMITH A BAZEMORE, I POSSIBILI RINFORZI
In attesa del prossimo 15 dicembre, giorno a partire dal quale potranno scambiare anche i nuovi arrivati, su tutti Carmelo Anthony, i Rockets si guardano intorno alla ricerca di possibili trade da imbastire per consegnare a coach D’Antoni qualche pedina funzionale al proprio sistema di gioco e che sia in grado di garantire affidabilità e di rinforzare una second unit ridotta ormai all’osso. Tra questi, spicca J.R. Smith, già accostato la scorsa estate a Houston e finito nuovamente nel mirino della franchigia texana dopo aver ormai interrotto il proprio rapporto con i Cleveland Cavaliers, pur facendo ancora parte del roster. Proprio come il suo ex compagno di squadra a Denver e New York Carmelo Anthony, l’attuale numero 5 dei Cavs saluterà l’Ohio non appena i campioni NBA 2016 riceveranno l’offerta adatta per lasciarlo partire.
Campione NBA lo è anche Nick Young, che la scorsa estate ha vinto il titolo con i Golden State Warriors, per poi non rinnovare con la squadra della Baia e rimanere senza contratto. Attualmente free agent, l’ex Wizards e Lakers potrebbe fare al caso dei Rockets in uscita dalla panchina, essendo un gran tiratore da dietro l’arco, in grado di mettere una quantità industriale di triple anche in pochi minuti a disposizione. Rappresentano possibilità concrete anche Joe Harris dei Brooklyn Nets, Iman Shumpert dei Sacramento Kings e Justin Holiday dei Chicago Bulls, tutti giocatori che hanno una buona dose d’esperienza e che potrebbero inserirsi perfettamente nei meccanismi di gioco di D’Antoni, consentendogli di ampliare il ventaglio delle proprie soluzioni a gara in corso. Più defilata, invece, la pista Bradley Beal, difficilmente raggiungibile per via della folta concorrenza e dell’elevato ingaggio che percepisce a Washington (poco più di 81 milioni di dollari per i prossimi tre anni). Dei Wizards, invece, potrebbero interessare Markieff Morris e Kelly Oubre jr., entrambi in scadenza di contratto e capaci di dire la loro in uscita dalla panchina. Sul piatto, i Rockets potrebbero mettere buona parte delle loro scelte al Draft e giocatori della second unit poco utilizzati o comunque apparentemente non indispensabili, tra cui ad esempio Michael Carter-Williams, Marquese Chriss e Zhou Qi. Altro nome interessante è quello di Kent Bazemore, in procinto di lasciare gli Atlanta Hawks. Il classe ‘93 ex Golden State Warriors era finito sul taccuino di Daryl Morey anche la scorsa estate, ma lo scambio con Ryan Anderson non andò in porto. Qualche mese dopo, le cose potrebbero andare diversamente, anche perché ai Rockets potrebbe tranquillamente trovare un posto in quintetto (Ennis partirebbe dalla second unit) e tornare a competere per qualcosa di rilevante.

