Trecentocinquantanove sono i giorni che Jabari Parker ha dovuto attendere ansiosamente prima di poter di nuovo calpestare il parquet per una gara ufficiale. Sarà quella di questa notte, al Bradley Center contro i New York Knicks. Tifosi, dirigenti, componenti dello staff tecnico e giocatori dei Milwaukee Bucks attendono questo momento da parecchio tempo. Le stagioni future della franchigia sono infatti in balia di un pendolo. Il filo di questo pendolo è nelle mani del numero 12. O meglio, nella testa del numero 12. Perché le speranze e i dubbi che lo circondano hanno un comun denominatore: un rientro graduale con uno sforzo mentale. “E’ senza alcun dubbio mentale” – ha detto Parker ai microfoni di ESPN – “soprattutto se ti capita più di una volta“.
E’ la seconda volta, infatti, che il legamento crociato anteriore fa crack per il talento ex Duke. Sempre nello stesso ginocchio, il sinistro. Passare da un periodo di riabilitazione così lungo ad un contesto con ritmi elevati ed intensi come quelli di una squadra NBA non è un gioco da ragazzi. E’ ciò a cui si riferisce Jabari parlando di mental effort. Ed è anche la chiave di interpretazione del rientro del giovane Parker. Superato questo periodo di transizione si aprono due strade disparate, una di dubbi e l’altra di speranze.
La seconda scelta assoluta al draft del 2014 va ai Milwaukee Bucks. E’ il nostro Jabari Parker. E’ un “Grant Hill che sa tirare” per Dime Magazine. Lui preferisce essere paragonato a Paul Pierce o Carmelo Anthony, sia per la stima che nutre nei loro confronti, sia perché il gioco che vuole esprimere in campo. Le prime 25 partite di RS dettano 12.3 punti, 5.5 rimbalzi e 1.7 assist. Poi arriva la prima rottura e, assieme ad essa, i primi dubbi. Difficile recuperare appieno da un infortunio di tale portata. Ma si tira avanti.
Rientro previsto la stagione successiva, quella che Jabari riesce a giocare per intero. Le sue cifre dicono bene ma non benissimo: 14.1 punti e 5.3 rimbalzi per un ragazzo di vent’anni appena rientrato da un infortunio così pesante non fanno ricredere la dirigenza dei Bucks, che punta ancora sul ragazzo. Il motivo non è solo il presente, ma anche il passato. All’ high school il giovane di Chicago aveva gli occhi di parecchi atenei puntati su di lui sin dal primo anno. Dopo molteplici riconoscimenti a livello personale e menzioni dei vari esperti del mondo della pallacanestro americana, Jabari Parker va al college. O meglio nel college. Duke University. 19 punti e 8.7 rimbalzi di media dopo la .stagione da freshman. E’ già pronto. E obiettivamente, vederlo giocare era estasi per gli amanti della palla a spicchi. Un’ ala grande dotata di esplosività, braccia lunghissime e, per i tradizionalisti, fondamentali da brividi.
Repertorio cestistico universitario di Jabari Parker.
Stagione da rookie giocata per 1/3, dunque. Quella post-infortunio, per intero. Così, arriviamo all’estate 2016. Se era intenzionato a dimostrare che la franchigia del Wisconsin non si era sbagliata affatto nel sceglierlo “with the second pick”, era questo il momento giusto. Dal mese di ottobre a quello di gennaio della scorsa stagione abbiamo avuto un chiarimento del gioco del numero 12: lui e Giannis insieme sono la coppia di lunghi più atletica e versatile dell’intera Lega. Tutti e due hanno un’etica del lavoro abbastanza rigida, entrambi puntano a migliorarsi di volta in volta. Un esempio è il tiro da oltre l’arco. Non è la caratteristica principale di Jabari e nonostante ciò è riuscito ad alzare di 10 punti percentuali questo aspetto del suo gioco. Lui preferisce attaccare il ferro per inoltrarsi nel traffico e trovare un fallo o tentare un semi-gancio difficilmente da stoppare grazie all’estensione alare di cui è fornito. Nel caso in cui il difensore arretra per non farlo penetrare, niente paura, il tiro dalla media distanza è il suo marchio di fabbrica, come lo è per Pierce e Melo a cui si ispira, ma anche per colui al quale viene spesso paragonato, Kevin Garnett.
Match contro Houston in cui Parker mette in mostra i suoi punti di forza
Cinquantuno. Sono le partite giocate prima dell’infortunio a Miami l’8 febbraio dello scorso anno. Fino a quel momento 20.1 punti, 6.2 rimbalzi e 2.8 assist per il prodotto di Simeon Academy. La riabilitazione è stata seguita minuziosamente per 12 mesi. Un anno di domande sulla sua incolumità fisica. Medici, fisioterapisti, staff tecnico: tutti hanno contribuito al rientro in campo di Jabari. Ciò fa pensare che difficilmente smetteranno di credere in Parker in tempi brevi: quest’estate sarà restricted free agent e dunque i Bucks dovranno pareggiare qualsiasi offerta venga proposta al ragazzo per poterlo trattenere con Greek Freak. Avranno per caso ragione loro? O si resterà un’altra volta a bocca asciutta in Wisconsin, rischiando di avere pescato un nuovo Derrick Rose? D’altronde Parker ha sempre desiderato superare i record dell’ex numero 1 dei Chicago Bulls. Speriamo non si riferisca a quello delle presenze in infermeria del playmaker dei Cleveland Cavaliers.
Noi preferiamo affidarci comunque a Joe Prunty, neo head coach dei Bucks, consapevole che ci vorrà del tempo, ma disposto ad accettarlo. Perche? “We know about the talent, that’s not the issue“. Speriamo, coach. Speriamo.

