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Kevin Durant storia di uno degli attaccanti migliori di sempre

di Giacomo Greco

Kevin Durant ha una storia particolare, come tanti, tantissimi giocatori che si stanno cimentando e si sono cimentati sul grande palcoscenico della lega di basket americana.

Uno dei più grandi attaccanti di tutti i tempi, KD riesce ad abbinare una altezza incredibile ad una leggiadria nei movimenti sensazionale. Un vero e proprio “killer offensivo” che diventa implacabile per le difese avversarie. Chi è Kevin Durant? Vediamo la sua biografia e la storia del suo sbarco nella NBA.

Attaccante sublime, scorer incredibile per la vastità di soluzioni, uno dei migliori di sempre, in carriera Kevin Durant non ha mai realizzato una stagione con meno di 20 punti di media a partita, è stato il più giovane giocatore di sempre (a 21 anni nel 2009/10) ad essere il miglior realizzatore della stagione, e la sua media punti in carriera dice finora 27.02, sesto All-Time dietro solo a Michael Jordan, Wilt Chamberlain, Elgin Baylor, LeBron James e Jerry West.

Carriera e Bio di Kevin Durant

Il 29 settembre 1988 a Washington nasce Kevin Wayne Durant. Dopo un solo anno speso a Texas, Durant viene selezionato con la seconda scelta assoluta al draft NBA 2007 dai Seattle SuperSonics, dietro a Greg Oden di Ohio State.

Durant arrivò a Seattle in un momento turbolento. I nuovi proprietari della squadra (con l’imprenditore Clay Bennett di Oklahoma City in testa), che soli due anni prima avevano rilevato i Sonics e le Seattle Storm dalle mani di “Mr Starbucks” Howard Schultz,  avevano richiesto la costruzione di una nuova arena al governo locale tramite l’utilizzo di fondi pubblici, per un investimento di 500 milioni di dollari.

L’unica attrattiva della squadra in campo per i derelitti SuperSonics fu proprio il 19enne Kevin Durant, che aveva dimostrato da subito di essere un grandissimo giocatore. Nel 2007\08 KD vinse il premio di Rookie of the Year al termine di una stagione chiusa con 20.3 punti a partita, in una squadra che aveva vinto appena 20 partite ed aveva salutato l’anno precedente la star Ray Allen, finito a giocare per il titolo NBA ai Boston Celtics.

Durante la prima stagione NBA di Durant, il gruppo guidato da Bennett notificò alla NBA l’intenzione di trasferire la franchigia ad Oklahoma City, e chiese un arbitrato alla città di Seattle per interrompere il contratto di affitto della vecchia KeyArena. Nel luglio 2008 la franchigia si trasferì ufficialmente in Oklahoma, dietro pagamento di una penale e a condizione di rinunciare al nickname SuperSonics.

Erano nati gli Oklahoma City Thunder, Kevin Durant la loro punta di diamante.

Kevin Durant e Russell Westbrook

Durant non soffrì  più di tanto la relocation della franchigia, e chiuse la sua seconda stagione a 25.3 punti a partita, diventando un serio candidato per il premio di Most Improved Player (alla fine arriverà terzo nelle votazioni). I Thunder posero le prime basi di uno scintillante futuro selezionando al draft 2008 il giovane Russell Westbrook.

KD non si ferma più. Un giocatore di 206 cm (secondo le misure ufficiali e al ribasso NBA) che fa partire jumper morbidissimi da altezze siderali, impossibili da contrastare, agile, molto più veloce dei giocatori più alti di lui e capace di portare spalle a canestro quelli più bassi. In sostanza, un match-up per gli avversari difficilissimo da sbrogliare.

Stagione dopo stagione Durant si sarebbe dimostrato una macchina offensiva praticamente perfetta. Dal 2009/10 al 2013/2014 sarà il giocatore NBA con più punti realizzati e per quattro stagioni, di cui tre consecutivamente, quello con la miglior media punti (arrivò secondo solo nel 2012/13 per soli 0.6 punti percentuali rispetto a Carmelo Anthony). Gli Oklahoma City Thunder di Durant e Westbrook continuano a migliorare, nel periodo di dominio tra i marcatori di KD, OKC diventa una potenza nella Western Conference.

La prima finale NBA di Kevin Durant

Nel 2011 si fermano solo alle finali di conference contro i Dallas Mavericks di Dirk Nowitzki, futuri campioni NBA. Nel 2012 invece arrivano fino in fondo, eliminano i Mavericks, poi i Los Angeles Lakers ed i San Antonio Spurs, prima di uscire sconfitti in 5 gare nelle NBA Finals dai Miami Heat dei “Big Three” LeBron James, Dwyane Wade e Chris Bosh, vogliosi di rivincita dopo la disfatta dell’anno precedente.

KD ed i Thunder a terra, tante le sconfitte ai playoffs

I Thunder non torneranno più in finale, e si costruiranno negli anni a venire la fama di una delle squadre più forti di sempre a non aver mai vinto l’anello. OKC vanta un Durant da 28.5 punti a partita in carriera ai playoffs ed un Westbrook da 23.1 punti, e come sesto uomo un 20enne troppo pigro per radersi con regolarità, ma che vuole spaccare il mondo ed a cui sta chiaramente stretto il ruolo di rincalzo: James Harden. Poi c’è Serge Ibaka, “Air Congo” che diventerà poi spagnolo, e grandi veterani come Nick Collison, Kendrick Perkins e persino Derek Fisher.

Nell’estate 2012 Kevin Durant fa il suo esordio da attore in “Thunderstruck”, film per ragazzi, mentre James Harden finisce agli Houston Rockets in cambio di Kevin Martin, Jeremy Lamb e due scelte future (da cui poi i Thunder pescheranno Steven Adams). Mentre il “Barba” esplode in Texas, I Thunder sembrano non risentire della sua partenza, trascinati ancora da un ottimo Durant.

Ai playoffs, dopo aver superato proprio i Rockets al primo turno, OKC si trova davanti i Memphis Grizzlies di Mac Gasol, Mike Conley, Zach Randolph, del mastino Tony Allen e del “Grit & Grind“. Kevin Durant decide gara 1 con una partita da 35 punti e 15 rimbalzi, ma Memphis andrà a vincere le successive 4 partite, chiudendo la stagione di dei Thunder.

Nel 2012\13 Durant diventa il più giovane giocatore di sempre ad aver concluso una stagione con medie al tiro da 50/40/90, rispettivamente al tiro da due, al tiro da tre ed ai tiri liberi.

Kevin Durant, “Mr. Unreliable”

I Thunder approcciano la stagione successiva come una squadra in missione, decisa ad arrivare di nuovo fino in fondo. Durant viaggia ad una media stagionale di 32.0 punti a partita, cui aggiunge 7.4 rimbalzi e 5.5 assist (quarto giocatore di sempre a riuscire a mettere assieme tali cifre). Cifre che nei playoffs 2014 si assestano sui 29.6 punti e 8.9 rimbalzi a sera, e che assieme all’ennesimo flop della squadra finiranno al centro del celebre ed infausto articolo dell’Oklahoman “Mr. Unreliable”, mister inaffidabile.

L’inaffidabile Durant vince nel 2013\14 il titolo di MVP e di capocannoniere, il primo a riuscirci dai tempi di Allen Iverson (era il 2011). Kevin Durant centra in stagione 41 partite consecutive con almeno 25 punti a referto, superando nella speciale classifica persino Michael Jordan. I Thunder non vanno però oltre le finali di Conference , perdendo in 6 partite contro i San Antonio Spurs una serie in cui devono rinunciare a Serge Ibaka per un problema muscolare.

Sono in pace con me stesso. Ho dato tutto, sino all’ultima goccia di quello che avevo, tutto l’anno. L’ho fatto per la città, per la squadra, e posso sopportare la sconfitta. Io voglio vincere più di ogni altra cosa, perdere fa male, ma so che in futuro potrò guardare a momenti così e sorridere

Durant sarà di casa altre due stagioni ad Oklahoma City: nel 2014/15 un infortunio al piede destro lo limitò a sole 27 partite, ed i Thunder non riuscirono a qualificarsi per i playoffs.

Nel 2016 gli Oklahoma City Thunder di Kevin Durant sarebbero ufficialmente finiti, ad una sola partita dal ritorno alle finali NBA. Dopo aver messo sotto scacco con una serie fisica, perfetta i Golden State Warriors dei record nelle finali della Western Conference, i Thunder di Durant e Westbrook subirono l’incredibile rimonta di Steph Curry e compagni, crollando nel quarto quarto di gara 6 ed in vantaggio per 3-2 alla Chesapeake Arena, e cadendo alla Oracle Arena due giorni più tardi.

OKC chiuse la stagione diventando solamente la decima squadra nella storia NBA ad aver perso una serie di playoffs dopo averla condotta per 3-1.

La fine della storia d’amore con OKC di Durant

L’estate 2016 è quella del “tradimento”, del “voltafaccia”, del “disonore” addirittura per Kevin Durant. KD è free agent, ed il 4 luglio annuncia con un pezzo autografo pubblicato su The Player’s Tribune la sua scelta di firmare per quei Golden State Warriors.

L’obiettivo principale che mi ero prefissato nel prendere questa decisione è la mia crescita come giocatore. Ciò a cui ho sempre guardato, e che mia ha sempre condotto nella direzione giusta. Oggi sono in un momento della mia vita in cui sento sia altrettanto importante però cogliere le opportunità che mi incoraggino a crescere come persona: lasciare una situazione ideale come quella di Oklahoma City per una nuova città ed una nuova comunità che mi offra le massime potenzialità di crescita

I tifosi di OKC la prendono – naturalmente – malissimo, organizzando impromptu roghi di magliette (una scena vista soli sei anni prima con i tifosi dei Cleveland Cavs, dopo la dolorosissima “The Decision” di LeBron James), mentre ad Oakland Durant va a formare un super team con Stephen Curry, Klay Thompson, Draymond Green ed Andre Iguodala.

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Kevin Durant MVP delle finali NBA 2017

E in effetti i Golden State Warriors dominano la stagione regolare vincendo 67 partite, nonostante un Durant costretto a saltare una ventina di partite a causa di un problema al ginocchio.

Gli Warriors 2017 stabiliscono un record nella storia dei playoffs delle quattro maggiori leghe sportive americane (NBA, NFL, NHL, MLB) vincendo 15 partite consecutive in post-season, perdendo solo gara 4 delle finali NBA contro i Cleveland Cavaliers.  KD vincerà il premio di MVP delle Finals, sigillando idealmente il primo titolo della sua carriera con un tiro da tre punti stampato in faccia a LeBron James in gara 3 a Cleveland, con i suoi Warriors sul +2 e 45 secondi ancora da giocare.

Con quattro titoli di capocannoniere NBA ed il suo primo titolo NBA in tasca, Durant si unisce al ristrettissimo club di Wilt Chamberlain e Michael Jordan: “LeBron James è l’unico giocatore cui abbia guardato dal 2012 in poi. Lui è stato l’unico cui guardassi e pensassi: solo lui può guardarmi negli occhi (…) ero nervoso, ero ansioso ma ho lavorato tanto per arrivare qui. Dovevo solo crederci“.

L’anno successivo Golden State resta sempre sulla cresta dell’onda e si ripresenta come la squadra da battere, con Durant che trascina la squadra senza far sentire più di tanto l’assenza dell’infortunato Stephen Curry.  Ai playoffs però gli Houston Rockets delle 65 vittorie in stagione regolare mettono gli Warriors a dura prova. Alle finali di conference i Rockets si ritrovano in vantaggio per 3-2, quando un infortunio intempestivo toglie dai giochi Chris Paul e la squadra di Mike D’Antoni implode in gara 7 al Toyota Center.

Passata la paura, in finale i Cleveland Cavaliers non possono impensierire la corazzata californiana. La serie non ha storia, Golden State trionfa 4-0 e Durant vince nuovamente il premio di MVP delle Finals, sesto di sempre a riuscirci per due anni consecutivi (dopo Michael Jordan, Hakeem Olajuwon, Shaquille O’Neal, Kobe Bryant e LeBron James, davvero una bella compagnia).

La storia recente di Kevin Durant: l’arrivo ai Brooklyn Nets

Il resto è storia recente. Nella off-season 2018 i Golden State Warriors ingaggiano la presunta quinta star, DeMarcus Cousins, infortunato ma che promette di trasformare, una volta recuperato, gli Warriors in una squadra ancora più forte di quanto non sia stata in precedenza.

La stagione però è molto turbolenta. In novembre la lite tra KD e Draymond Green (“Abbiamo vinto senza di te, non abbiamo bisogno di te“) ed una squadra con meno killer instinct rispetto alle precedenti stagioni fatica a trovare ritmo e stimoli, complice un infortunio di Steph Curry ad inizio stagione e la tensione montante per l’imminente free agency di Durant.

Penso sempre a quella partita (…) sarà una delle tappe fondamentali della mia carriera visto l’infortunio ed il palcoscenico speciale. Cerco di vederla però solo come una partita di pallacanestro, in cui mi sono infortunato. Ed ora non vedo l’ora di tornare in campo, so che ci vorrà molto tempo e lavoro, ma ho incassato il colpo. Andiamo avanti

Nei playoffs Durant si stira il polpaccio della gamba destra nelle semifinali di Conference, ancora contro gli Houston Rockets, in gara 5. L’infortunio lo costringe a saltare per intero le finali di conference contro i Portland Trail Blazers, e le prime quattro partite di finale contro i Toronto Raptors di Kawhi Leonard.

KD Rientra per gara 5 ma si rompe il tendine d’Achille della gamba sinistra dopo appena 12 minuti di gioco, un infortunio shock che apre un vaso di Pandora di polemiche sulla gestione delle condizioni fisiche della star degli Warriors. Nella successiva gara 6 si infortuna gravemente anche Klay Thompson, ed i Golden State Warriors abdicano dopo due stagioni.

In estate Durant firma da free agent con i Brooklyn Nets con un quadriennale da 164 milioni di dollari. KD salterà con ogni probabilità l’intera stagione 2019\20, Kyrie Irving ed i Nets lo aspettano a braccia aperte per scrivere assieme un nuovo capitolo della loro storia, nella terza incarnazione di uno degli attaccanti più forti di sempre.

Non ho bisogno di una nuova sfida, non è questo quello che sento. La sfida è restare giorno dopo giorno al livello in cui sono oggi, questo è già sufficiente. Sentivo che volevo giocare per un’altra squadra, cambiare aria, Ed è quello che ho fatto, semplicemente. Non ho pensato a cosa mi sarei lasciato alle spalle, quello rimarrà ed ha già il suo posto sul mio scaffale. Ho preso la decisione migliore per me

 

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