“Il segreto del tango sta in quell’istante di improvvisazione che si crea tra passo e passo. Rendere l’impossibile una cosa possibile: ballare il silenzio.” Così Carlos Gavito, grande tanghero della seconda metà del 900’ descrive quella meravigliosa creatura musicale che è il tango argentino. Questa musica così seducente ed inebriante pervade ogni aspetto della vita e delle persone che vivono in Argentina: la poesia, lo sport, la cultura, la normale vita quotidiana si muovono lì a ritmo di tango ed è per questo che alcuni tipi di personalità e di storie possono esistere e nascere solo lì. Quando si parla di tango, e di Argentina, accostandoli al mondo NBA non si può pensare se non a chi il suo tango cestistico ce lo fa gustare da 17 anni, a quel meraviglioso e romanzesco artista della pallacanestro che non ha bisogno di presentazioni: basta dire che di nome fa Manu ed indossa la maglia numero 20 degli Spurs.
Manu Ginobili, i playoffs 2018
Il primo turno dei playoff 2018, ormai concluso, ha già emesso i suoi primi verdetti, alcuni sorprendenti (vedi il sonoro 4-0 di New Orleans a Portland) altri meno. Tra questi c’è sicuramente la prevedibile vittoria, avvenuta in 5 gare, dei campioni in carica dei Golden State Warriors sui San Antonio Spurs (orfani, non dimentichiamolo, di un certo Kawhi Leonard). Nonostante la serie sia stata sempre in controllo dei guerrieri della Baia, non si può certo far finta di non aver visto le pennellate di quell’arzillo quarantenne di Bahia Blanca, mordace ed inguaribile esploratore di bellezza nei 28 metri di parquet: commovente il suo quarto quarto in gara 4 dove, dopo essersi fatto male, Ginobili rientra in campo e con le sue solite giocate di astuzia, intelligenza, tecnica e classe consegna la vittoria ai texani ( per le fredde statistiche 10 punti nel solo ultimo periodo). L’eliminazione degli speroni ha dato il via alla solita discussione che serpeggia, comprensibilmente, da un po’ di stagioni tra i media e gli appassionati di tutto il mondo: quale sarà il futuro di Manu Ginobili? Si tratta veramente, questa volta, dell’ultimo tango? Le magliette “ Uno Mas, Manu” indossate dai tifosi hanno pedissequamente accompagnato le ultime partite del fenomeno argentino, che però non ha ancora sciolto la riserva sul suo futuro.
Discutere in questa sede dell’importanza di una personalità come quella di Ginobili per la franchigia degli Spurs o dell’impronta che ha lasciato negli ultimi 20 anni di basket NBA sarebbe alquanto riduttivo e risulterebbe semplicemente l’ennesimo smielato epitaffio di una carriera memorabile e senza eguali. Proveremo però a saltare sulla macchina del tempo e a ripercorrere la storia degli ultimi 17 anni di playoff NBA per andare ad individuare 5 tra le più belle perle dell’ anguilla di Bahia Blanca.
Manu Ginobili Vs Warriors: Semifinale Western Conference 2013, Gara 1- Come si rimedia ai propri errori!
La partita tra le due squadre è quanto mai incerta e tra continui cambi di padrone si trascina fino al secondo overtime: mancano 40 secondi alla fine con gli Spurs in vantaggio di tre punti ed all’apparenza in controllo. Ginobili si inventa un tiro folle da centrocampo per cercare di controllare il cronometro e guadagnare un possesso ma regala praticamente palla ai Warriors che, guidati da un Curry ai primi bagliori riescono ad arrivare a circa 3 secondi dalla fine con un vantaggio di un punto. Rimessa per gli Spurs, la difesa perde Manu che si ritrova a dover prendere un tiro da tre punti, senza ritmo, con il difensore che cerca di recuperare in fretta e furia: solo rete, vittoria Spurs.
Manu Ginobili Vs Warriors: Finale Western Conference 2017, Gara 3- Chiudi le gambe, David!
Gara 3, terzo quarto. Partita e serie totalmente in mano a Curry, Durant e compagni e gli Spurs totalmente rassegnati alla sconfitta. Manu prende palla e, fintando uno split sul blocco di Gasol fa il tunnel a David West. A 39 anni. Non è una giocata, è un verso tratto da una poesia di Borges, Blake, D’Annunzio o qualsiasi altro poeta che preferite.
Manu Ginobili Vs Rockets: Semifinale Western Conference 2017, Gara 5- Stop The Beard!
Serie e partita totalmente in equilibrio. Spurs in vantaggio di 3 e palla al Barba a 10 secondi dalla fine. Harden supera Manu che poi lo stoppa da dietro. Vittoria Spurs. A 39 anni. E, per la cronaca, si segnala anche una notevole schiacciata nel secondo quarto e una penetrazione con canestro decisivo nelle fasi finali sempre della stessa partita. Ah, dimenticavo, 39 anni.
Manu Ginobili Vs Pistons: Finali NBA 2005, Gara 7- E’ un’investitura!
Una delle più belle serie finali del nuovo millennio, una gara 7 giocata a nervi tesi ad un livello celestiale, con Rasheed ed Hamilton che non si arrendono fino alla fine. Palla in post a Duncan, la difesa converge su di lui che trova libero Manu: ” Tieni fratellino, è ora di diventare grande”, sembra esserci scritto sulla palla che viaggia verso le mani dell’argentino. Tripla, solo rete, torcida inesausta all’A&T Center. Bonus Track: a pochi secondi dalla fine si segnala una serpentina in giro per il campo del suddetto argentino per guadagnare qualche secondo. Perché è vero che siamo emigrati in America e giochiamo nella squadra con il sistema più disciplinato della storia dell’NBA, ma siamo pur sempre Argentina, con il tango dentro.
Manu Ginobili Vs Heat: Finali NBA 2014, Gara 5- Ginobili al ferro!
I giorni prima della maturità, l’ansia ti pervade ed il caldo di Giugno non aiuta. Ti svegli alle 3, accendi la TV, e gli Spurs dominano facilmente sugli Heat campioni in carica capitanati da Lebron James. Ultimi due minuti del secondo quarto: Manu prende la palla e a difesa schierata batte Ray Allen e va a schiacciare sull’aiuto di Chris Bosh. L’azione successiva riceve palla, step back da 3 punti. Partita, serie e titolo in ghiaccio: A&T Center che sembra una bolgia, Flavio Tranquillo che impazzisce, e tu che per un attimo ti dimentichi che qualche minuto dopo dovrai iniziare a studiare.
Questi sono solo alcune delle immagini che ci possono venire in mente pensando a quello che Ginobili ci ha fatto vedere nel corso della sua carriera. Nella vita di uno sportivo la decisione di appendere le scarpette al chiodo è quella più difficile, spetta solo a lui e merita sempre il rispetto di tutti. Quello che possiamo fare noi è comprendere la fortuna che abbiamo avuto nel vederlo giocare. Perché Manu non sarà Kobe, non sarà Jordan, Lebron e forse nemmeno Duncan, ma è comunque l’idolo di chi magari da piccolo era sempre il più piccolino e doveva farsi valere con la forza dell’intelligenza, di chi lo ha visto giocare nei campi italiani e si è affezionato, di chi crede che non è mai troppo tardi, del bambino argentino che ha iniziato a giocare a basket dopo avergli visto vincere la medaglia d’oro ad Atene, di chi si emoziona vedendo un tanghero che passa una rosa alla sua ballerina.
Se vuoi, Uno Mas, Manu. Altrimenti, va bene così.
Gracias.
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