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Rookies Road Trip: come sono andati i giovani?

di Lorenzo Brancati
NBA rookies

Rookies Road Trip, i rookie della lega sono andati bene o male al primo anno di impatto con la lega di basket americana? Superato ormai l’All Star Break è tempo di previsioni per gli Awards della Regular Season, che in queste ultime settimane entrerà nel vivo. Dopo il titolo di MVP, quello a suscitare la maggior parte delle discussioni è sempre quello di Rookie of the year. Negli ultimi due anni ha attirato non poco interesse: nella stagione 2017 Malcom Brogdon è stato il primo Rookie scelto nel secondo round, da Milwaukee, a vincere questo riconoscimento; nel 2018 invece ha destato moltissime discussioni molto accese anche nel mondo degli addetti ai lavori NBA: Ben Simmons l’ha vinto nonostante fosse stato draftato dai 76ers nel 2016, appartenendo cioè alla stessa classe di matricole di Brogdon. Simmons pur essendo tecnicamente un sophmore, non aveva mai giocato nel suo Rookie year, e questo gli aveva dato il diritto di essere eleggibile per il trofeo. A far ancora più scalpore era stata l’esplosione di due “veri” rookie appena draftati: Mitchell a Utah e Tatum a Boston, ritenuti dai più aventi più diritto di Simmons al premio, poiché l’australiano di Philadelphia avrebbe avuto tutta la stagione passata per stare a contatto con coaches di livello NBA. In ogni caso il regolamento è chiaro e Simmons è al 100% un legittimo vincitore, stando alle regole.

 

Quest’anno nel panorama Rookies non ci sono situazioni altrettanto spinose e dunque l’incertezza riguardo al vincitore è legata alla grande qualità e profondità di talento presenti in questa classe di matricole.

Rookies 2018-2019: chi vincerà il premio di migliore?

 

Dovessimo fare un road trip attraverso le città delle loro franchigie per conoscere i favoriti a vincere questo titolo partiremmo da ovest e dalla calda California, dove, a Sacramento, i Kings stanno ricostruendo con intelligenza e quest’anno hanno draftato con la scelta numero 2  Marvin Bagley III. L’ala grande sta formando un’ottima coppia con il giovane play Fox. Bagley sta viaggiando su 14 punti a partita su un 50% dal campo, condito da 7 rimbalzi circa in una media di poco meno di 25 minuti, partendo spesso anche dalla panchina, numeri di tutto rispetto ma che forse lo fanno partire leggermente indietro ai favoritissimi per il titolo. Abbandonato il sole californiano ci sposteremmo nel caldo arido dell’Arizona e di Phoenix dove hanno casa diversi rookie interessanti: l’ala piccola Mikal Bridges, il play Okobo ma soprattutto la prima scelta al draft Ayton.

 

Il centro ha senza dubbio fino ad ora leggermente deluso le aspettative: ha gli stessi numeri di Bagley, con un 60% al tiro ma in 30 minuti a partita, 5 in più, non è abbastanza se ci si ricorda che dopo il draft si pensava già alla coppia Ayton-Booker come i nuovi Shaq e Kobe. Paragone audace. Senza dubbio però DeAndre ha ancora tanto potenziale e tante capacità ancora inespresse. Dopo Phoenix la fermata obbligatoria spostandoci da ovest verso est lungo il confine sud del paese si trova in Texas: Dallas. Qui alla squadra di Mark Cuban, i Mavericks, un ragazzo sloveno che ha appena compiuto 20 anni e non ha bisogno di presentazioni sta sorprendendo e shockando il mondo. Luka Doncic.

 

Draftato dagli Hawks con la scelta numero 3 e subito girato a Dallas per la scelta 5, Trae Young per intenderci, in uno scambio che potrebbe colorare gli incubi del front office di Atlanta per molti anni, ma tutto dipende dal giovane play americano. Tornando a Luka, l’ex MVP dell’Eurolega al Real (il più giovane di sempre), sta mostrando una maturità imbarazzante in NBA. E’ super clutch, ha già il secondo step-back migliore della lega dopo quello di un signore barbuto, il quale ha potuto sperimentare queste due qualità nella sconfitta di Houston a Dallas firmata Donic con 11 punti nel clutch e una tripla step-back su Capela da terapia psichiatrica. Nella storia sono state fatte registrare 5 triple doppie in NBA da teenagers, 4 sono sue. Mostruoso. Come se servissero anche numeri a suggellarne la candidatura a ROY: 21-7-5.7 in 32 minuti da leader. La futura coppia con Porzingis sotto la guida di Nowitzki fa tanta paura a tutti.

 

Lasciata a malincuore Dallas passeremmo per Memphis dove gioca Jaren Jackson Jr, ala grande dalle leve lunghissime che sta facendo molto bene. E’ un rispettabiìle stretch 4 con 13.8 punti e 4.7 rimbalzi con il 36% da 3. Non uno dei favoriti al premio ma un rookie di buona prospettiva. Infine giungeremmo sulla costa Est, ad Atlanta. Qui gioca Trae Young, il secondo candidato dopo Doncic alla vittoria. Trae è arrivato in NBA con non poche aspettative: paragonato a Steph Curry per il suo range da 3 e per non aver frequentato un College blasonato, scambiato dagli Hawks con Doncic e con il quale sarà per forza di cose sempre paragonato. Non è un compito facile stare al passo con Luka, ma Young, nonostante qualche difficoltà al tiro a inizio stagione, lo sta facendo dignitosamente. Sta guidando i giovani Hawks, che sono in ricostruzione totale, al fianco del sophmore John Collins e di un altro rookie potenzialmente interessante: Huerter, scelta 19, tiratore da 9 punti in 27 minuti al 39% da 3. Young dal canto suo sta contribuendo alla causa con 17 punti e quasi 8 assist, statistica in cui è leader tra i rookies, in 30 minuti, mentre la percentuale da 3 è ferma al 33, influenzata da un inizio difficile. Si presenta come maggiore antagonista di Doncic per il premio.

 

Infine meritano una menzione Carter dei Bulls, ala grande da 10-7 a partita;  Sexton dai Cavs, play grintoso e dinamico da 15-3-3; Gilgeous-Alexander, play silenzioso ma già fondamentale per il sistema Clippers e infine un possibile underdog per il titolo di ROY, che ha vinto già un ROM ad Est: Kevin Knox, che ai Knicks sta producendo 12 punti in 28 minuti.

di Lorenzo Brancati

 

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