Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiL’ultimo step è quello più complicato

L’ultimo step è quello più complicato

di Aurelio Maria Sterpetti
San Antonio Spurs 3-and-D

Nonostante il terzo miglior record nella western conference, le possibilità dei San Antonio Spurs  di alzare per la sesta volta nella loro storia il Larry O’Brian Trophy, non sembrano molte. Dopo i trionfi nel 2014, 2007, 2005, 2003, 1999 sembra alquanto difficile capire quali possono essere i reali obiettivi di una franchigia che entrerà al solito ai playoffs con un record super positivo ma che pagherà dazio per via dell’età ormai troppo avanzata di alcuni veterani e per gli infortuni che hanno falcidiato la squadra di Popovich. Senza Leonard manca il cuore pulsante al team. I soliti Golden State Warriors e gli Houston Rockets del duo Harden-Paul, sembrano nettamente più competitivi e solidi soprattutto in ottica playoffs.

Tony Parker a colloquio con Gregg Popovich.

In casa San Antonio Spurs le incognite per il presente e per il futuro sono molte. La franchigia si trova nel mezzo del tramonto dell’era dei Big Three, con uno, Tim Duncan, già in pensione e gli altri due, Tony Parker e Ginobili, arrivati al canto del cigno delle proprie fantastiche carriere. Mentre Manu ha rinnovato l’estate scorsa per altri due anni, il francese va in scadenza in questa stagione, lasciando aperta più di una possibilità di un suo addio.

Punto fermo del futuro sembrava/sembra essere Kawhi Leonard. Gli infortuni però hanno pregiudicato finora la stagione e alcuni rumors (smentiti), riguardanti frizioni tra la stella e la dirigenza  circa la gestione del suo problema fisici, hanno gettato benzina sul fuoco. Non una situazione irreversibile, assolutamente, ma alquanto straordinaria per l’universo Spurs, da sempre maestri nel tenere nascoste le faccende interne.

Le mosse future quali potranno essere? Assolutamente bisogna sondare il mercato dei free agent, ma fino a che punto? Andiamo ad analizzare la questione salary cap. Dando uno sguardo al monte salari e cercando di analizzare le possibilità del team, scopriamo che la situazione non è proprio di facile gestione. Oltre ai due contrattoni da più di venti milioni di dollari annui del duo Leonard- Aldridge, Pau Gasol è a libro paga per altre due stagioni oltre a questa a 16 milioni di dollari annui; guardando la carta d’identità dello spagnolo, che dice 37 anni, ci si rende conto di come non sia un contratto proprio appetibile per il mercato NBA e facile da muovere. Con loro tre, a comporre il nucleo del roster Spurs per le prossime stagioni ci saranno Patty Mills, Dejounte Murray. Diverso il discorso per due veterani come Danny Green e Rudy Gay, entrambi con una player option (10 il primo, 8 milioni l’ex Kings). Tutta da scoprire è invece la situazione legata al play francese, Tony Parker. Potrebbe essere il secondo degli storici big three a dire addio; più probabile sembra essere un rinnovo sulla scia di quanto fatto da Ginobili, per un’altra stagione. Tirando le somme: da 116 milioni di dollari il cap potrebbe scendere a 99 considerando anche le player option di Green e Gay. Se non dovessero esercitarle ecco pronto un calo netto da quasi cento milioni di dollari ad 81, il che vorrebbe dire finalmente libertà di manovra per provare ad effettuare un colpo veramente importante.

LaMarcus Aldridge vuole diventare leader degli Spurs

LaMarcus Aldridge.

Oltre a questo i San Antonio Spurs potrebbero rendersi disponibili a scambiare LaMarcus Aldridge, come sembravano pronti a fare in estate, prima che un confronto tra il giocatore e coach Pop certificasse la continuazione del rapporto. Tuttavia non sembrano esserci squadre realmente interessate e intenzionate a mettere sul piatto qualcosa di valore e vista la trade deadline sempre più vicina, appare difficile accada qualcosa ora. Possibile che in estate si riaccenda l’interesse per il lungo scelto al draft dai Bulls e girato immediatamente a Portland.

Difficile capire quale sarà il reale obiettivo dei San Antonio Spurs ma sul mercato free agent ci saranno giocatori del calibro di LeBron James, Paul George, DeMarcus Cousins.

Vista l’abilità dei texani di attuare vere e proprie steal al draft come quella di Tony Parker all’ultima chiamata nel draft del 2001, che ha dato discreti risultati, o di lavorare sullo sviluppo dei giovani talenti, un’altra risorsa potrebbe essere la ventiseiesima scelta

(leggi anche: Steal Of the Draft: Tony Parker)

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