I sophomore 2018-2019 sono tanti, tutti talentuosi o quasi; chi farà meglio tra i giovani al secondo anno? Uno dei classici discorsi da bar, oltre a quello più volte citato di chi possa essere il Goat, è quello in merito alla miglior classe di rookie della storia Nba.
Le principali candidate erano sempre state due: quella del 1984 (Olajuwon, Jordan, Barkley e Stockton) oppure i rookie 2003 (LeBron James, Wade, Bosh e Carmelo Anthony). Sullo sfondo appariva invece il draft del 1996 che presenta Iverson, Bryant, Nash, Ray Allen e Derek Fisher. Fu undrafted anche un certo Ben Wallace (i bad boys 2.0 vi dicono qualcosa?)
Da quest’anno però possiamo inserire in questa categoria anche i rookie del 2017. Dopo il tanto rumore pre campo (famiglia Ball su tutti) i neo arrivati nella lega di Adam Silver si sono rilevati all’altezza delle aspettative proponendosi come futuri capi franchigia. Ma riusciranno a migliorarsi anche in questa interessantissima stagione? Quali aspetti del gioco sono da rivedere?

Sophomore 2018-2019, Ben Simmons
Tra le tante voci è stato lui il Rookie of the Year 2018. Tante le voci che volevano Donovan Mitchell come roty al suo posto, sia perché Ben tecnicamente appartiene al draft 2016 e perché Mitchell essendo stato scelto solo alla 13^ scelta ha stupito molti riguardo alle sue capacità. Ma di steal of the draft 2018 siamo esperti (vero Kuzma?).
Durante tutta la stagione Ben Simmons si è dimostrato il più maturo in campo e sopratutto quello più futuribile, sopratutto viste le sue caratteristiche fisiche. Un playmaker vero e proprio di 2.08 non si vede dai tempi di Magic (LeBron non lo consideriamo Play) e la possibilità di farlo avvicinare soltanto a quanto ha fatto l’attuale presidente dei Lakers fa venire l’acquolina in bocca alla dirigenza dei Sixers.
Chiudere a 15.8pt, 8.2 assist e 8.1 rimbalzi la prima stagione nella Lega potrebbe far pensare a Simmons come un giocatore fatto e finito, senza margini di miglioramento.
Il problema per le altre 29 franchigie è che il prodotto di LSU ha un tiro per niente affidabile sia dalla media che dal tiro libero (56%). Per non parlare del tiro da tre punti (ha chiuso in stagione senza neanche un canestro realizzato da dietro i 7,25 tirando non più di 10 volte). In estate è stato visto quasi sempre in palestra ad allenarsi sul suo jumper (da queste immagini pare sia migliorato https://youtu.be/c_3rkkwhAAg) e la sensazione è che fra due/tre stagioni con un tiro per lo meno decente avremo un perenne candidato al titolo al titolo di Mvp.
Quest’anno sarà un anno fondamentale per se e i suoi Sixers: senza LeBron James, la Eastern Conference avrà un nuovo padrone e la coppia Simmons-Embiid è pronta a dare battaglia ai Celtics.

Lonzo Ball con il coach Luke Walton
Sophomore 2018-2019, Lonzo Ball
Nelle ultime settimane la famiglia Ball è un po’ sparita dal radar dei media americani. Infatti con la JBA in chiusura Lavar Ball ha ben altro di cui preoccuparsi invece di dar fiato alla bocca non facendo altro che aumentare le aspettative sul suo primogenito Lonzo.
La seconda scelta allo scorso Draft viene da una prima stagione fatta di alti e bassi ma che sicuramente fa ben sperare per il futuro. Le cifre grezze come 10,2pt, 6,9 rimbalzi e 7,2 assist in sole 52 partite sono una buona base di partenza per la nuova stagione targata LBJ atto I.
Alto 1.98 per 86 kg predispone di un buon atletismo e di una grande visione di gioco. Come per Ben Simmons con l’altezza superiore ai rivali di ruolo è risultato un buon difensore sulla palla potendo stoppare tanti tiri (0.8 a partita) e recuperare tanti palloni (1,7 di media).
Il problema è sempre lo stesso però: una scarsa percentuale al tiro. Per Lonzo il problema è risultato più complesso: infatti tira con una meccanica di tiro sbagliata, mettendo la palla sopra la spalla sinistra e poi senza portarla sopra la testa tirare. Tutto questo meccanismo ha portato ad avere scarse percentuali al tiro (42% da due punti e 30,5% da tre punti).
Recentemente però è stato ripreso ad allenarsi al campo dei Lakers con gli assistenti di Luke Walton su un nuovo tiro.
Stay Tuned.

Jayson Tatum Boston Celtics
Sophomore 2018-2019, Jayson Tatum
“Sarà uno dei più grandi giocatori della storia dei Celtics”. Mittente di queste parole? Paul Pierce. Destinatario? Jayson Tatum. Parole pesanti da parte dell’ex biancoverde le quali non fanno che aumentare le speranze per la stagione che verrà. La stagione della verità. Infatti (facciamo le scongiura) finalmente avremo la possibilità di ammirare per la prima volta Kyrie Irving e Hayward insieme. Tatum dovrà rinunciare a qualche pallone nella speranza di arrivare alle finals soltanto sfiorate l’anno scorso.
L’ex Duke a differenza dei due rookie descritti prima tecnicamente è più pronto e dispone di un grande tiro. 13,9pt, 5 rimbalzi e 1,6 assist sono cifre di tutto rispetto ma sicuramente migliorabili con gente come Hayward in reparto.
Ma il 47,5% dal campo (43,4% da tre punti!) sono statistiche da grande giocatore maturo qual è. Nella speranza di vederlo sul palcoscenico più importante.

Sophomore 2018-2019, Donovan Mitchell
“The next D Wade” dicono alcuni, “the next Kobe Bryant” dicono altri. Personalmente mi ricorda molto di più il primo Wade che il Mamba sopratutto perché lascio il paragone a Devin Booker. Ma questa è un’altra storia.
L’esplosione dell’ex Lousville è stata strana. Dopo una prima stagione passata in panchina (7pt di media in 15’), Donovan ha trovato spazio in quintetto e le sue prestazioni sono salite di livello. Chiude con 15,6pt, 4 rimbalzi e 2,7 assist e si rende eleggibile al Draft. Ma ben 12 gm non si fidano del suo talento (alcuni centrando pali in pieno) e lui scende fino alla 13^ posizione dove i Jazz realizzano il colpo per reagire alla cessione di Hayward.
I primi mesi di Nba non sono entusiasmanti ma nessuno si aspetta qualcosa da lui (tanto che perfino Dunkest lo aveva valutato 4 crediti) e Donovan può crescere in pace. La svolta arriva il 1 Dicembre quando realizza il suo career high da 41pt contro i Pelicans. Da lì vince il premio di miglior matricola del mese di Dicembre e Gennaio.
Diventa il primo rookie dal 2004 a guidare una squadra da playoff in punti segnati (20,5). Ma il bello deve ancora venire.
Perché come i grandi campioni sale di livello nei playoff facendo impazzire tutti i Thunder a suon di penetrazioni e triple. Segna 28,5pt di media aggiungendoci 7,2 rimbalzi in quella che viene considerata come l’entrata nell’elite della Lega.
Nella serie contro i Rockets litiga con il canestro per tutta la serie finendo con il 36% dal campo ma poco importa.
Grande atleta, è molto capace nel penetrare e attutire i contatti tirando poi in contro tempo rispetto al difensore. Durante l’estate ha allenato molto il suo tiro da tre e sembra determinato a guidare i Jazz tra le prime potenze a Ovest.

Sophomore 2018-2019, Lauri Markkanen
Per finire questa top 5 dei sophomore 2018 avevo due scelte: o il finlandese o Kyle Kuzma. Sono state due grandi stagione per entrambi, ma Kuzma dovrà dividere il campo con un certo LeBron James. Perciò avrà molti meno minuti a disposizione e le sue statistiche caleranno. Invece Markkanen giocherà in una squadra interessantissima come i Bulls 2018. Kris Dunn in regia, Zach Lavine come guardia, Jabari Parker come ala piccola e Carter jr. come centro. Avrà tanti minuti a sua disposizione e in oltre potrà godere di tutti i consigli datogli da Omer Asik. L’anno scorso realizzò 15,2pt e 7,5 rimbalzi a gara, numeri che andranno confermati nonostante i tanti giocatori in cerca di riscatto presenti nel roster.
Tra sorprese e conferme, tutti i principali giocatori del Draft 2017 hanno brillato nella loro prima stagione e ora sono attesi al banco di prova. Chi lo passerà salirà tra i grandi, chi no rimarrà un incompiuto e diventerà oggetto di critiche (per info contattare Jahlil Okafor).
di Leonardo Selvatici

