Super Bowl LIII: taste the feeling | Nba Passion
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Super Bowl LIII: taste the feeling

Super Bowl LIII

Super Bowl LIII: taste the feeling

A cura di Daniele Maggio e Luigi Ercolani

Dall’area metropolitana di Boston alla istrionica Los Angeles. L’asse si surriscalda, come ai tempi dei duelli alle NBA Finals tra Celtics e Lakers, protagonisti di una rivalità tra poli diametralmente opposti. In questa occasione però la palla non è a spicchi, ma ovale, e l’ultimo atto stagionale non si gioca al meglio delle sette, è una gara secca. Anzi, più che una gara: una battaglia, uno spettacolo tra chi è ormai abituato a certi palcoscenici e chi ci ritorna dopo tanto tanto tempo. La solida garanzia, la certezza indissolubile e la capacità di adattarsi col passare del tempo. La vivacità, la freschezza, l’entusiasmo. Ingredienti di un mix dalle mille sfaccettature, dai tanti sapori. Gli ingredienti per una partita coi fiocchi. Ingredienti tipici di una famosissima bevanda spumeggiante e dal sapore dolce, il cui stabilimento si trova proprio ad Atlanta, teatro del big match. Per qualcuno, c’è da dire, il retrogusto sarà amaro… Tagliamo corto: il Super Bowl LIII, Patriots vs Rams.

 

QUI PATRIOTS

Bill Belichick per il sesto. Non sarebbe neanche così tanto strano, per uno che potrebbe essere serenamente definito come il miglior allenatore che abbia calcato un campo NFL. Entusiasmo da fan? Mica tanto. Non è solo questione sul periodo temporale che il coach nativo di Nashville sta trascorrendo in vetta. Anzi, quella è la conseguenza. La causa è il suo talento nel comprendere come posizionare gli uomini in campo e cosa fargli fare perché rendano al meglio. Non è un mago della difesa o dell’attacco, perché in diciotto anni si sono visti Patriots mordaci nella propria metà campo ed efficaci in quella altrui.

Ha una capacità di intuizione quasi luciferina di profilare il giocatore e inserirlo in un contesto di squadra che ne esalti i pregi e ne nasconda i difetti. Sembra facile farlo per uno, ma provate a impostare un sistema così per ventidue gli uomini in campo e vedrete che le cose cambiano. Giusto per essere chiari: Tom Brady quando è arrivato in NFL uno dei più talentuosi quarterback in circolazione, e neanche lo è diventato con il tempo. Bill Belichick però ne ha analizzato le caratteristiche, lo ha fatto lavorare sui suoi pregi fino a farli diventare veri e propri punti di forza, che potremmo sintetizzare in un lancio pulito e una velocità continua anche per l’età che ha. Invito: diffidate di chi dice che la velocità non si allena. Si allena, si allena eccome, prova ne sia che alcuni studi recenti dimostrano che Brady è più veloce ora di quanto fosse al college. Il suo stesso head coach l’anno passato ammise che non era un grande atleta naturale, ma che fosse un giocatore di football intelligente e istintivo.

Quando Brady ha spazio e tempo di agire, i Patriots conquistano terreno facilmente.

TB12 però è solo la punta dell’iceberg di un sistema. L’ultimo della nidiata in questo senso è Sony Michel. Il running back di Georgia l’anno passato era un running back aggressivo e bruciante, ma la cui energia paradossalmente a volte era un problema, e che aveva difficoltà negli spostamenti laterali. La differenza con la solidità di rendimento che ha raggiunto quest’anno la deve soprattutto al suo capo allenatore. Per fare una differenza con due grandi del passato, quelli che a dire il vero hanno segnato la professione, Vince Lombardi era uno stratega e Tom Landry un generale, ed entrambi sono legati a un’epoca di maggiori rischi in campo (si giocava con una scodella in campa, ricordiamolo) e minori pressioni fuori. Bill Belichick invece è un funzionalista in un’epoca in cui la NFL è più sicura, ma anche la prima lega professionistica al mondo per entrate. Stiamo temporeggiando, perché la realtà è che non vorremmo rispondere alla domanda che attanaglia i lettori e che (teoricamente) di una preview dovrebbe essere il cuore: che Super Bowl giocheranno i Patriots? La risposta è: non è dato saperlo, almeno fino a domenica quando verrà effettivamente giocato.

Non è per fare i fenomeni, ma semplicemente perché il Super Bowl LII vide una prima parte tutta con schemi eseguiti raramente da New England e Philadelphia, ivi compresi dei trick play. Nella stagione finora disputata il punto di forza dei finalisti del 2018 è stata la linea d’attacco in grado di proteggere Brady (e Rob Gronkoswki come lineman aggiunto), White e la sua bravura nel chiudere i down, e James Develin a sparigliare il mazzo, oltre al già citato Michel.

Fino a domenica, però, sono tutte ipotesi. Con una sola certezza: che Bill Belichick il funzionalista ha già pianificato il pianificabile. Per festeggiare una sesta volta.

 

QUI RAMS

Dove eravamo rimasti? Ah sì, l’infinito dibattito dell’opinione pubblica sulla mancata chiamata dell’interferenza tra Robey-Coleman e Lewis nel Championship game coi Saints.  Un errore grosso, che ha inciso sulla gara in maniera concreta. Ma che a conti fatti ha messo in secondo piano la bontà del percorso fatto dai ragazzi di Sean McVay in questa stagione. Record di 13-3 con una streak di 8 vittorie consecutive iniziali, il divisional round passato contro i Cowboys e il pass per il Super Bowl strappato a Drew Brees e compagnia cantante. I californiani sono stati plasmati a immagine e somiglianza del proprio giovane head coach: sbarazzini e disinvolti, sfrontati e non di certo introversi (per usare un termine romanzato e dire conservatori).

I Rams predicano un football a trazione anteriore, dove il playbook offensivo è ricchissimo di schemi. Jared Goff è il ragazzotto a cui è affidata la regia: al quarterback non dovranno tremare le gambe, e soprattutto dovrà mostrare di reggere la pressione come il collega più anziano ed esperto fa da secoli. Assistito dalla linea offensiva, Goff dovrà decidere in fretta il da farsi e innescare la batteria dei ricevitori lì in profondità o sulle corsie esterne dove i Patriots possono soffrire. Questo perchè i Pats hanno pronto un bel trattamento nei suoi confronti, come quello riservato a Patrick Mahomes nell’AFC Championship game (sackato 4 volte). Sulla farsa riga dei Rams del ‘greatest show on surf‘, i californiani possono disporre di tante frecce al proprio arco per poter far male agli avversari: una di queste è rappresentata dalle rapide e taglienti corse che hanno visto finora protagonisti Todd Gurley II e C.J. Anderson. Il primo è un giovincello straripante ed esplosivo, il suo saper svariare ed e seminare gli avversari lo rendono un’arma versatile e imprevedibile (all’occorrenza può fungere da ricevitore); il secondo sta emergendo in questa postseason, dimostrandosi granitico nel compiere traiettorie dritte e a ritmo cadenzato. Anderson è smaliziato, esperto: basta ricordare che un Super Bowl lui l’hai vinto (il cinquantesimo), coi Denver Broncos.

I Rams corrono, corrono tanto.

Già, proprio quei Broncos che potevano usufruire anche dell’aiuto del defensive coordinator Wade Philipps, oggi a Los Angeles. Il santone ha rattoppato la retroguardia come si deve, dato le giuste indicazioni finora risultate vincenti. Cattiveria, aggressività, potenza. Bisogna dire che Philipps ha messo assieme i pezzi di un puzzle arrivati da una offseason proficuaNdamukong Suh (nose tackle) e il possente Aaron Donald (defensive tackle) sono i pilastri del castello eretto dal nativo di Orange, che può contare anche sui cornerback Marcus Peters e Aqib Talib, padroni di una secondary che spesso balbetta un po’. Per questo la prima linea dovrà sbattersi dall’inizio alla fine, chiudere i varchi per le corse e non lasciare respiro alla creatività di Brady. Praticamente la devono buttare sull’intensità, cercare di non far pensare troppo i Pats, duttili quanto estremamente furbi e camaleontici.

Diciassette anni fa i Rams, che avevano sede a Saint Louis, persero da favoriti contro gli allora emergenti Patriots, trascinati da un Brady che iniziò la sua scalata. Fu una sorta di passaggio di consegne: la storia, a volte, si ripete…

 

SUPER BOWL LIII: CHE PARTITA ASPETTARCI?

L’esperienza e la capacità di leggere e cambiare le partite peseranno eccome sulla contesa. Belichick può costringere McVay a variare il proprio gameplan perchè i fattori in ballo sono tanti, troppi. Uno di questi di sicuro sarà la battaglia tra la offensive line di New England e la linea difensiva dei Rams: il lavoro sporco per proteggere Brady è sempre attento e costante, per non parlare del fatto che si riesce facilmente ad agevolare il rushing game di Mitchell. In tal senso Suh sarà importante per stoppare ogni velleità, e agevolare i blitz. Occhio alla variabile Gronkowski, devastante in fase di ricezione e utile per portare i blocchi ai compagni; difficile che il tight end venga marcato a uomo, almeno inizialmente.

L’equilibrio è sottile, dipenderà dal ritmo in cui verrà incanalata la gara: se i Rams difendono in maniera thrilling e riescono a macinare yard come sanno fare, i Pats avranno poco tempo per pensare. Ma del resto, con la vecchia volpe Bill e il baluardo Tom la magata è sempre dietro l’angolo. Vincerà, forse, chi riuscirà a sorprendere la controparte, ad uscire l’asso nel momento topico.

Daniele Maggio
daniele99maggio@gmail.com

Giornalista pubblicista dal 2016. Editor di NBAPassion.com per quanto riguarda la sezione approfondimenti, tratta della lega di basket più famosa al mondo in tutte le sue salse. Si occupa di calcio come corrispondente della Gazzetta dello Sport seguendo la Virtus Francavilla, formazione del girone C della Serie C.

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