Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsLos Angeles LakersKobe Bryant: “L’ossessione per la vittoria è la mia natura”

Kobe Bryant: “L’ossessione per la vittoria è la mia natura”

di Daniele Ciano
allen iverson

La leggenda dei Los Angeles Lakers Kobe Bryant ha scritto un’altra lettera a ‘The Players Tribune‘ in cui racconta di se e delle sue esperienze passate sul parquet. In questa lettera tratta di un duello a distanza di un giovane Kobe contro un’inconsapevole Allen Iverson. Nella lettera il Black Mamba racconta di quando, nel lontano 12 novembre del 1996, The Answer realizzò 35 punti contro i New York Knicks, trascinando i suoi Sixers verso la vittoria, mentre Kobe giocò solo 5 minuti contro gli Houston Rockets realizzando solo 2 punti. Sentiva di aver perso nettamente il confronto contro Iverson, e dalla rabbia lanciò il tavolo per aria, distrusse tre sedie e ruppe il TV della stanza dell’hotel dove pernottava.

Kobe capì che doveva lavorare più duramente, e cosi fece

Il 19 di marzo del 1999 però, Iverson diede una seconda dimostrazione di superiorità realizzando 41 punti e 10 assist. Lavorare duro quindi, non bastò. Bryant doveva studiare questo fuoriclasse maniacalmente. Iniziò a leggere qualsiasi cosa che lo riguardasse, e guardare ogni video di AI. Studiò ogni suo successo, ed ogni suo fallimento. cercando disperatamente una sua debolezza. Girò il mondo intero per avere la sua vendetta, analizzando il modo di cacciare del grande squalo bianco nelle coste del Sudafrica, la sua pazienza, il tempismo e l’angolo di attacco.

Kobe Bryant e Allen Iverson.

Phil Jackson assegnò Iverson alle grinfie del Mamba Nero nel secondo tempo di un Sixers-Lakers del 20 febbraio 2000, e fu allora che il serpente annusò l’odore del sangue. Coach Zen non poteva di certo sapere cosa significasse quella sfida per la sua giovane guardia. Kobe voleva restituire tutta la sofferenza e la frustrazione che aveva vissuto lui per tanto tempo. Voleva ridere bene. e per ultimo, contro chi aveva riso quando la stella dei Sixers aveva realizzato 41 punti e 10 assist. Iverson dichiarò pubblicamente che nessuno dei due era in grado di marcare l’altro. Ma Kobe si rifiutava di accettare questa cosa. Bryant voleva realizzarne 50 e farne realizzare 0 al suo avversario. Era questa che voleva. Alla fine del primo quarto Iverson aveva 16 punti a referto, e l’immenso talento dell’allora numero 8 dei Lakers, riuscì a non far realizzare nemmeno un punto ad uno scorer eccezionale come AI.

La vendetta fu dolce

Ma Kobe aveva alzato l’asticella, e non poteva permettere che ci fosse un altro ad ossessionarlo in questo modo. Così promise di approcciare qualsiasi match-up come se fosse una questione di vita o di morte, non poteva lasciare che qualcuno potesse compromettere quello che voleva realizzare nei successivi vent’anni. Bryant conclude la lettera con una frase che spiega a pieno, secondo noi, la sua incredibile mentalità vincente.

“Se nessuno si mette tra me e i miei obbiettivi, tanto meglio. Ma se qualcuno lo fa…io gli darò la caccia, ossessivamente. E’ la mia natura”.

Fonte ThePlayerTRibune.

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