Quando si suol dire ‘metterci una pezza’. Masai Ujiri alla fine ce l’ha fatta, al taglio del traguardo. Allo scoccare della trade deadline, per essere più precisi. Il general manager dei Toronto Raptors ha battuto un colpo insperato che sembrava insperato a causa della tempistica: coach Dwane Casey ha così ricevuto un pacco regalo, l’ha scartato e ci ha trovato dentro P.J. Tucker, ormai ex giocatore dei Phoenix Suns.

Masai Ujiri ha svolto un lavoro niente male, portando in Canada prima Ibaka e poi, al fotofinish, Tucker.
I canadesi avevano bisogno di un importante tassello per completare la second unit, dopo che Terrence Ross era stato sacrificato per acquisire Serge Ibaka (un altro che serviva come il pane). Come un predatore che aspetta solo il momento giusto per colpire la preda, Ujiri è scattato ed ha bruciato la concorrenza nella baraonda generale, spedendo in Arizona Jared Sullinger e due seconde scelte future. Los Angeles Clippers e Boston Celtics, tra gli altri pretendenti, sono rimasti a bocca asciutta.Per Tucker è un ritorno, visto che è approdato in NBA proprio grazie ai Raptors, che lo selezionarono con la trentacinquesima scelta del draft 2006. Una breve parentesi prima di intraprendere un tour europeo passando anche per l’Italia (con la Sutor Montegranaro nel 2011). Nel 2012, da Phoenix, arriva la chiamata alle armi: in cinque anni passati con quella casacca trova la sua dimensione ideale, mettendoci sempre il suo.
Il buon vecchio P.J. è uno swingman versatile e combattivo. Un gregario affidabile che porta in dote con se una bella dose di abnegazione e grinta, in grado di allungare le rotazioni permettendo così al mazziere di mischiare le carte. In attacco non esige troppi possessi, aspettando la sua occasione: spesso taglia in area aspettando un suggerimento dai compagni e aggredisce il ferro. Talvolta lo si vede anche fronteggiare il suo diretto avversario in post o lottare per strappare un rimbalzo e mettere a segno un tap-in. E in ogni caso sa farsi trovare pronto sul perimetro per colpire sugli scarichi, anche se non è proprio una sentenza (massima percentuale raggiunta del 38.7% nella stagione 2013/2014).
La specialità della casa è però la difesa. Tucker è un marcatore aggressivo, dotato di un gran senso della posizione e capace di leggere attentamente il gioco: sa stare ben incollato alla sua controparte mettendo tanta pressione e riuscendo così a rubare il pallone. Preparato, energico, intelligente.
I Raptors possono utilizzarlo come ricambio di DeMarre Carroll o anche come guardia. Ma grazie a lui Casey può schierare un intrigante small ball spostando Carroll nello spot di ala grande e schierando Serge Ibaka come centro: un assetto che può rendere più fluidi i meccanismi difensivi, permettendo a chi scende in campo di cambiare sugli attaccanti a seconda delle necessità. Così si può più facilmente cercare l’anticipo sulle linee di passaggio in modo da innescare subito la transizione dopo un recupero.
Gregari del genere, in cui dinamicità e dedizione si incontrano, possono far sempre comodo, soprattutto a chi vuole farsi strada nella selvaggia postseason. L’obbiettivo sarà sarà sicuramente quello di arrivare il più lontano possibile, magari ritornando a giocarsi le Eastern Conference Finals: l’utilità del nuovo arrivato sarà quella di dar manforte, o meglio, rendere la squadra più camaleontica.



