Altri guai per Masai Ujiri, “commozione cerebrale” per l’agente colpito alla Oracle

Masai Ujiri

Toronto Raptors, si aggrava la posizione di Masai Ujiri, sotto indagine per un presunto alterco con un agente di polizia alla Oracle Arena di Oakland nei minuti successivi la vittoria n gara 6 della squadra di coach Nick Nurse.

L’agente, un vice-sceriffo della Contea di Alameda, California, avrebbe riportato una commozione cerebrale ed una forte contusione alla mandibola, ed avrebbe reso nota l’intenzione di denunciare formalmente Ujiri.

L’agente si trova al momento impossibilito a svolgere il suo lavoroCosì il legale del vice-sceriffo.

Ujiri avrebbe avuto un alterco con l’agente mentre cercava di guadagnare l’acceso al terreno di gioco per unirsi a festeggiamenti dopo la vittoria per 114-110 dei suoi Raptors: “Il vice-sceriffo non ha riconosciuto sul momento Mr Ujiri” Così il Sergente Ray Kelly, portavoce dello sceriffo della contea di Alameda “L’agente ha richiesto le credenziali, al che (Ujiri, ndr) lo avrebbe spintonato con veemenza, arrivando a colpire al volto un ufficiale in servizio“.

Masai Ujiri, anche gli insulti a pubblico ufficiale

Masai Ujiri avrebbe colpito al capo il vice-sceriffo, divincolandosi ed “insultando l’ufficiale in servizio“. La polizia di Alameda non fornirà per il momento al pubblico le immagini delle telecamere a circuito chiuso della Oracle Arena, che avrebbero ripreso alcune fasi dell’alterco, così come quelle della boby-camera in dotazione agli agenti. Le immagini delle camere e degli smartphone presenti sul luogo saranno visionate dagli investigatori.

Masai Ujiri si sarebbe avvicinato alla zona cordonata del terreno di gioco senza le credenziali necessarie, o non esibendole al momento della richiesta. Come dichiarato dal sergente Kelly, la NBA avrebbe “richiesto un controllo severo sulla zona d’accesso al campo da gioco“, che comprendeva il possesso delle necessarie credenziali.

Free agency Leonard: niente Lakers, sarà duello fra Raptors e Clippers

kawhi leonard free agency

I Los Angeles Lakers sembrerebbero essere tagliati fuori dalla corsa per firmare Kawhi Leonard nella prossima free agency, secondo quanto riportato da Adrian Wojnarowski di ESPN.

Nel corso del programma Get Up, Wojnarowski ha fatto sapere che la scelta dell’ex Spurs sarà fra Toronto Raptors e Los Angeles Clippers.

“La realtà è che Kawhi Leonard è concentrato su Los Angeles, ma sui Clippers, non i Lakers. Innanzitutto non hanno i soldi per firmarlo. E non fa parte del modo di essere di Kawhi, inoltre, essere il terzo violino di una squadra intenzionata a creare un superteam. Sarà un duello Raptors-Clippers fino alla fine. Potrebbe incontrare diverse squadre, ma non è neanche certo che avrà un colloquio con i Lakers”.

Oltre ai gialloviola in questo modo sarebbero escluse anche le altre franchigie interessate al ventisettenne, tra cui i New York Knicks.

Free agency Kawhi Leonard: Clippers o Raptors?

Fino a qualche settimana fa, una permanenza di Kawhi Leonard in Canada sembrava alquanto improbabile, con LA come destinazione più probabile. Ad oggi l’ipotesi è invece verosimile, dopo la grande stagione conclusasi con il primo storico titolo dei Raptors, che hanno battuto i Golden State Warriors nelle Finals.

Non è tramontata tuttavia l’ipotesi Clippers, che rappresenterebbero un’ulteriore grande sfida per Leonard, che proverebbe a trascinare un’altra squadra al trionfo.

Il n°2 diventerà free agent a partire dal prossimo 1 luglio, nel caso in cui declinasse la player option presente nel suo contratto, andando alla ricerca di un contratto più ricco, anche a breve termine.

Toronto Raptors, è qui la festa, Kawhi Leonard, Kyle Lowry e Masai Ujiri gli eroi

Toronto Raptors festa

E’ il giorno della festa per i Toronto Raptors. E solo in una parata da campioni NBA il mondo avrebbe potuto vedere un Kawhi Leonard pubblico diverso da quello glaciale e letale visto in campo ai playoffs 2019.

I Toronto Raptors chiudono a City Hall il loro tour cittadino per mostrare ad oltre un milione e mezzo di persone il Larry O’Brien Trophy vinto abbattendo i Golden State Warriors in 6 partite alle finali NBA 2019.

Sul palco c’è Masai Ujiri, presidente e “architetto” dei Raptors campioni, c’è coach Nick Nurse, in grado di vincere l’anello al suo primo anno da capo allenatore NBA. C’è il nume tutelare della squadra Drake, che lascia ovviamente spazio ai campioni, prima di prendersi da par suo il palcoscenico per chiudere la serata. C’è, tra la folla, l’altro super tifoso Nav Bathia.

Poi ci sono i giocatori. Chris Boucher che è l’unico canadese della squadra. Serge Ibaka, Pascal Siakam col sigaro della vittoria, Danny Green che dimostra la sua conoscenza del Canada, Norm Powell che mette in mostra le sue doti da showman, il leader Kyle Lowry che per l’occasione indossa una canotta vintage di Damon Stoudamire, quella anni ’90 bianca a righe, col dinosauro in bella vista.

C’è Marc Gasol, che 5 mesi era a Memphis e non s’immaginava un titolo NBA a 34 anni, e dopo la fine dell’epoca “Grit and Grind” dei Grizzlies suoi e dei sodali Mike Conley, Zach Randolph e Tony Allen, e che ora si cala nel clima della festa trangugiandosi nel tragitto che porta il pullman della squadra a City Hall un’intera bottiglia di vino spagnolo, tutta d’un fiato.

C’è Fred VanVleet, che non è stato – tecnicamente – uno starter in questa stagione ma che ha siglato il record di tiri da tre punti realizzati in una finale NBA per un giocatore in uscita dalla panchina. Tanta roba.

I nostri tifosi…” Coach Nurse “Dopo averli sentiti cantare ‘Oh, Canada’ dopo la vittoria di gara 1, gli Warriors sapevano che sarebbe stata durissima per loro, bastava guardarli in faccia“.

La festa dei Toronto Raptors, Kawhi: “Mi avete accolto a braccia aperte”

Le immagini aeree da Toronto lasciano solo intuire la folla oceanica presente a celebrare un raro titolo sportivo in uno dei 4 maggiori sport nordamericani. La polizia canadese rende noti alcuni episodi di violenza che hanno caratterizzato la giornata (risse, alcuni accoltellamenti e persino una pericolosa sparatoria che interrompe per alcuni minuti la parata, ma che non provoca vittime).

Presenti in città le autorità del caso: ovviamente il sindaco John Tory, che fa da maestro di cerimonie e consegna a Kawhi Leonard le Chiavi della Città; il Primo Ministro canadese Justin Trudeau, che indossa per l’occasione la maglietta celebrativa dei Raptors campioni NBA, stringe mani, concede selfie a tutti e raggiunge la squadra sul palco.

Kawhi Leonard è però la star indiscussa della giornata di Toronto, la cui forza tranquilla riesce (a malapena) a fare ombra persino all’onnipresente Drake. Presentato sul palco appena prima del capitano Kyle Lowry, Leonard ringrazia la città per l’accoglienza, concedendosi persino un siparietto:

Grazie a tutti per avermi accolto qui a braccia aperte dopo la trade, non avrei potuto essere in una situazione migliore, un gruppo ed una città fantastica. I ragazzi e lo staff mi hanno messo nelle migliori condizioni per rendere la meglio in campo, ed ora siamo campioni. Divertitevi, godetevi questo giorno… Ah-Ah-Ah-Ah (citando la sua goffa risata, divenuta virale, di inizio stagione, ndr)”

Una festa incredibile” Prosegue Kawhi, che sceglie per l’occasione una t-shirt griffata “Board Man Gets Paid”, slogan lanciato durante le finali NBA “Tanta gente felice di essere qui con noi. Quando abbiamo capito di poter vincere? Da subito, è stato il nostro obiettivo da subito (…) gli ultimi giorni qui sono stati incredibili, poco sonno, tanta festa, un titolo diversi dal primo per me, altra città, altra situazione, persino un altro Paese, sono onorato di averne fatto parte“.

La festa dei Toronto Raptors, Lowry: “Abbiamo vinto e l’abbiamo fatto insieme, siamo fratelli”

La pallacanestro è questa” Marc Gasol “Abbiamo in squadra uno spagnolo come me, un giocatore del Camerun, uno di Philadelphia (Lowry, ndr)… è uno sport che unisce le persone, vincere naturalmente aiuta, ma questa stagione a Toronto è stata fantastica per me, e non avrebbe potuto finire in modo migliore“.

Kyle Lowry si merita tutti gli onori del caso, introdotto per ultimo sul palco dei vincitori: “Per prima cosa, al pubblico, fatevi un applauso perché questo titolo è anche vostro (…) ai ragazzi, allo staff tecnico e d a quello del front office, grazie, questo è il nostro titolo, abbiamo lottato dal primo giorno per ottenerlo, abbiamo lavorato duro, e l’abbiamo fatto insieme. Ed insieme siamo diventati campioni NBA. Siamo una gruppo di fratelli, siete dei fratelli per me“.

La festa dei Toronto Raptors, Ujiri: “I cambiamenti? Volevamo vincere”

Ad ogni angolo della strada, ad ogni tappa del tragitto del pullman aperto fino a City Hall, non si contano i cori inneggianti a Kawhi Leonard, e gli “appelli” all’ex San Antonio Spurs per rimanere a Toronto. Leonard diventerà free agent a partire dal prossimo 30 giugno, e le sue intenzioni sono lontane dall’essere chiare. Il richiamo di casa, Los Angeles, potrebbe rivelarsi troppo forte per resistervi, ed al contempo l’essere stato il motore principale del primo titolo NBA della storia dei Toronto Raptors – franchigia d’espansione nata appena 27 anni fa – un motivo troppo grande per non legarsi (per cinque anni, per due?) alla squadra canadese.

Atmosfera incredibile, vedere così tante persone è pazzescoMasai Ujiri è un protagonista assoluto della giornata “E’ tutto merito dei ragazzi, dei giocatori e del mio staff, lavorare per questa squadra è stata un’occasione unica per me (…) i Toronto Raptors rappresentano il mondo intero, ed è per questo che l’attenzione si è spostata tutta qui, su di noi (riferendosi alla presenza di tanti giocatori internazionali in squadra, ndr). Volevamo essere un esempio per tutti, questa squadra ha vinto e continuerà a vincere qui a Toronto“.

Kawhi, Marc, Kyle, Fred… tutti abbiamo sempre sognato in grande, eravamo tutti motivati per fare il massimo (…). I tanti cambiamenti? Volevamo vincere (coach Casey e DeMar  DeRozan, ndr) sono stati una parte fondamentale di questo processo, hanno fatto tanto. Ora la squadra è questa, e siamo contenti di ciò che abbiamo“.

Nick Nurse-Team Canada, il coach campione NBA in panchina ai mondiali

nick nurse-team canada

Nick Nurse-Team Canada, l’head coach dei campioni NBA 2019 Toronto Raptors conferma: sarà sulla panchina della nazionale canadese ai mondiali FIBA di Cina 2019.

Sono pronto a questa nuova sfida, mi renderà un allenatore migliore, ne sono certo” Così Nurse alla prima conferenza stampa da campione NBA, prima della grande parata per le strade di Toronto per festeggiare il Larry O’Brien Trophy assieme alla città ed ai tifosi.

Il nuovo incarico sulla panchina canadese non sarebbe una prima volta a livello di squadre nazionali per lui. Coach Nurse ha infatti servito come assistente per la selezione della Gran Bretagna durante le Olimpiadi 2012, tenutesi proprio a Londra. All’epoca il suo allenatore capo era Chris Finch, ad oggi assistente NBA per i New Orleans Pelicans.

Un’esperienza che mi insegnò tanto, e spero che la nuova avventura possa insegnarmi ancora ancora di più. Certo, le mie vacanze saranno più corte, ma va bene così” Team Canada si presenterà in Cina a partire dal prossimo 21 agosto con una squadra di grande talento e potenziale.

Nick Nurse-Team Canada, quanto talento i canadesi!

Jamal Murray dei Denver Nuggets, Andrew Wiggins dei Minnesota Timberwolves, R.J. Barrett (prodotto di Duke e prossima scelta di lotteria al draft NBA 2019), Tristan Thompson dei Cleveland Cavs e Dwight Powell dei Dallas Mavericks alcune delle star che saranno in Cina, assieme ai veterani Corey Joseph, Kelly Olynyk (Miami Heat) ed al giovane e talentuoso Shai Gilgeous-Alexander dei Los Angeles Clippers.

Team Canada sarà inserito nel gruppo H assieme a Senegal, Lituania ed Australia, ed affronterà gli Aussie il prossimo 1 settembre per l’esordio mondiale.

Fred VanVleet: ” Non avremmo potuto fare niente di più per convincere Kawhi”

La stagione NBA si è appena conclusa e i Toronto Raptors si apprestano a celebrare il loro titolo con una parata in città. Tuttavia, già da qualche giorno, ed ancor di più con le mosse recenti dei Los Angeles Lakers, l’offseason è già entrata nel vivo. Il contratto dell’eroe nazionale canadese, Kawhi Leonard, scadrà a breve, rendendolo un obiettivo primario di molte franchigie, mentre il suo compagno, Fred VanVleet, ha parlato del futuro.

La guardia, che ha avuto un impatto decisivo nella gara 6 delle Finali valsa il titolo ai suoi, si è unito al coro di tutti coloro che sperano che l’MVP della serie appena conclusasi firmi un nuovo accordo con i canadesi. VanVleet, comunque, ha evitato posizioni drastiche e si è cimentato in un’analisi molto razionale della situazione, come riportato da ESPN:

“Penso che non avremmo potuto fare di più. Ce l’abbiamo fatta, la città, la franchigia, gli allenatori, ce l’hanno fatta. I miei compagni ce l’hanno fatta, abbiamo compiuto il nostro lavoro. Il miglior metodo per reclutare qualcuno è essere te stesso, e credo che lui abbia capito come funzionano le cose qui, quanto sia speciale questo posto.”

VanVleet ha poi continuato, prendendo in considerazione una possibile partenza di Kawhi:

“Se tutto ciò è abbastanza bene, altrimenti… Saremmo tutti felicissimi se tornasse qui, ma se non sarà così noi andremo avanti. Non è un problema insormontabile. E’ venuto qui e ha fatto ciò che doveva. Ha portato il titolo alla città e si è guadagnato la libertà di decidere sul suo futuro. Noi lo rispettiamo e ammiriamo.”

Ha poi concluso il suo discorso con una battuta ed un augurio per la permanenza del compagno:

“Se sarà in un’altra squadra dovremo fargli il ****. Ma speriamo che tornerà!”

Ora non resta altro da fare se non aspettare e vedere cosa ci riserveranno le prossime settimane, che si prospettano ricchissime di eventi. Il domino dei free-agents, come l’ha definito più di qualcuno, ha iniziato a veder cadere le sue prime tessere con lo scambio tra Los Angeles Lakers e New Orleans Pelicans, e ne vedrà certamente altre nella notte del Draft, il prossimo 20 giugno.

Three Points – L’anno dei Toronto Raptors

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L’edizione 2019 delle NBA Finals non verrà dimenticata facilmente, il primo, storico trionfo dei Toronto Raptors è arrivato al termine di una serie epica, drammatica (sempre in termini sportivi) e imprevedibile. Una risposta inequivocabile a chi dava per scontato l’esito di questo 2018/19, senza considerare che la storia si fa sul campo, non sulla carta. La conclusione dell’affare Anthony Davis – Los Angeles Lakers e l’imminente draft ci proiettano già verso la NBA del futuro, ma questa edizione di ‘Three Points’ è interamente dedicata all’ultimo atto della stagione. Ci occuperemo di vincitori e vinti, con un focus sullo straordinario MVP delle Finals. Che dite, cominciamo?

 

1 – L’anno dei Toronto Raptors

I Toronto Raptors sono campioni NBA 2018/19
I Toronto Raptors sono campioni NBA 2018/19

I Toronto Raptors hanno scritto una pagina indelebile nella storia non solo della NBA, ma di un’intera nazione. Tutto il Canada si è stretto attorno all’eroica truppa di coach Nick Nurse, riempiendo le piazze per assistere dai maxischermi a un’impresa che nessuno avrebbe creduto possibile, fino a pochi mesi fa. Toronto è la squadra del destino, quella che è riuscita a sfruttare al meglio il particolarissimo momento storico che sta vivendo la lega. Con la Eastern Conference libera dalla ‘tirannia’ di LeBron James e l’atmosfera da ‘ultima corsa’ che si respirava nella Baia, si erano create le perfette condizioni affinché qualcuno si inserisse a sorpresa nella sceneggiatura. Ormai era chiaro da tempo: il 2019 era l’anno dei Raptors.

Quello dei canadesi è stato un percorso folle, irripetibile e persino sconsigliabile, per certi versi. Licenziare il Coach Of The Year in carica (Dwane Casey) per sostituirlo con un assistente (Nick Nurse) e cedere il miglior realizzatore nella storia della franchigia (DeMar DeRozan) per affidarsi a un giocatore in scadenza di contratto e reduce da un lungo infortunio (Kawhi Leonard) è stata una scelta quantomeno azzardata, una vera e propria scommessa. Qualora l’incredibile game winner del secondo turno playoff fosse partito dalle mani di Jimmy Butler, invece che da quelle di Leonard, con ogni probabilità staremmo parlando di un colossale fallimento. Invece, tutto ha funzionato alla perfezione; una regular season di altissimo livello, una prova di forza (nonostante il passo falso iniziale) contro Orlando e una prova di resistenza contro Philadelphia. Quando la corsa sembrava destinata a interrompersi, dopo gara-2 delle finali di Conference, i Raptors hanno mostrato altre due caratteristiche che contraddistinguono una squadra da titolo: l’orgoglio e la cattiveria. Doti che sono mancate a Milwaukee, che ha dovuto arrendersi in sei partite. La prima apparizione di Toronto alle Finals sembrava il massimo obiettivo raggiungibile, l’ideale coronamento di 25 anni spesso avari di soddisfazioni. E invece…

Invece, i Raptors si sono fatti trovare pronti. Salire per la prima volta sul palcoscenico più importante, al cospetto della migliore squadra di sempre, può generare una pressione insostenibile, non certo alleviata dalle precarie condizioni fisiche degli avversari, ma Toronto ha superato a pieni voti la prova. Ha messo in chiaro le cose fin da gara-1, vinta grazie a un superbo Pascal Siakam da 32 punti, a una gran difesa e alla perfetta organizzazione tattica di Nurse: i Raptors giocavano per vincere, non per fare le ‘vittime sacrificali’. Il primo scivolone è arrivato in gara-2, persa soprattutto per il blackout di inizio terzo quarto. Il trasferimento della serie a Oakland sembrava il preludio all’ennesima passerella Warriors. Invece, in California, Toronto ha messo le mani sul titolo. In gara-3 è stata cinica, sfruttando le assenze e gli affanni di Golden State, mentre in gara-4 ha dominato, trascinata da un Leonard da fantascienza. Guai però ad attribuire il merito al solo numero 2; se nei primi turni di questi playoff si è assistito spesso a un one-man-show, lo storico titolo 2019 è stato una vittoria di squadra. La vittoria di Kyle Lowry, che si è scrollato di dosso l’infame (e ingiusta) etichetta di ‘eterno perdente’ con delle Finals da leader assoluto. La vittoria di Serge Ibaka, Marc Gasol e Danny Green, giocatori che sembravano al capolinea, e che ora alzano al cielo il Larry O’Brien Trophy. La vittoria di Pascal Siakam, la più impronosticabile delle star, e di Fred VanVleet, ‘eroe per caso’ in una lega in cui non si pensava avrebbe messo piede. E la vittoria di Masai Ujiri, perchè a volte la fortuna aiuta davvero gli audaci. Le NBA Finals 2019 verranno certamente ricordate per le terribili sventure occorse ai campioni in carica, ma niente e nessuno potrà togliere ai Toronto Raptors i meriti per un trionfo leggendario.

 

2 – King Of The North: la star dei Toronto Raptors

Kawhi Leonard, campione NBA e Finals MVP per la seconda volta
Kawhi Leonard, campione NBA e Finals MVP per la seconda volta

L’incredibile impresa dei Raptors ha consacrato Kawhi Leonard tra i più grandi giocatori di sempre. Che fosse speciale lo si era capito ormai da tempo: vincere un titolo da Finals MVP al terzo anno da professionista (dopo aver quasi consegnato l’anello agli Spurs nella stagione precedente) non è da tutti. Per ‘The Claw’, il trionfo del 2014 è stato solo l’inizio. Da quel momento sono arrivate due convocazioni all’All-Star Game, due inclusioni nel primo quintetto All-NBA e due premi di Defensive Player Of The Year. I San Antonio Spurs erano certi di aver trovato in lui il degno erede di Tim Duncan, il leader tecnico ed emotivo (detto di uno che, come il grande caraibico, non ha mai mostrato una singola emozione) che avrebbe trascinato i texani nell’era post-‘Big Three’. Poi, d’improvviso, qualcosa si è rotto. Le controversie sul tardivo rientro dall’infortunio patito alle Conference Finals 2017, su cui tuttora aleggia il mistero, hanno compromesso insanabilmente i rapporti tra il giocatore e lo staff nero-argento. Prima i playoff saltati, poi la richiesta di cessione, quindi lo scambio con i Raptors, epilogo di una vicenda che, agli occhi di molti, ha scalfito la reputazione ‘immacolata’ del giocatore. Il suo approdo in Canada sembrava solo una tappa intermedia, un ‘esilio forzato’ in vista dell’imminente free-agency. Invece, a Toronto, Leonard ha scritto la storia, diventando ‘The King Of The North’.

Accolto come un eroe dai tifosi e come un leader dai compagni e ‘coccolato’ dalla dirigenza, che ne ha protetto la condizione fisica con un’accurata gestione del minutaggio e delle apparizioni in regular season, Kawhi ha ripagato tutti, portando il Larry O’Brien Trophy oltreconfine. Lo ha fatto grazie a dei playoff straordinari, da vero dominatore; 30.5 punti e 9.1 rimbalzi di media, ma soprattutto quella freddezza indispensabile ai Raptors per scacciare i vecchi fantasmi e affrontare a viso aperto avversari sulla carta superiori.
Se contro Magic e Sixers il suo apporto è stato quasi ‘esagerato’, per la volata finale Leonard ha saputo cercare e trovare l’aiuto di quei ‘gregari’ indispensabili per lanciare verso il traguardo i grandi campioni. Il ‘Re del Nord’ ha disputato una serie finale degna dei più grandi, aspettando di colpire al momento giusto e prendendo la squadra sulle spalle anche nelle serate storte. Il secondo titolo NBA, vinto sempre da Finals MVP (solo Kareem Abdul-Jabbar e LeBron James erano riusciti in questo particolare bis), è la perfetta chiusura del cerchio per la prima parte della sua carriera. A 27 anni e con una bacheca stracolma di trofei, può guardare con assoluta serenità ai prossimi capitoli, che siano scritti in Canada, oppure altrove. Buona parte del futuro della NBA dipenderà dalla sua decisione: lasciare Toronto da vincitore o continuare a regnare sul devoto Nord? Qualunque sia la sua destinazione, di una cosa bisognerà essere certi: l’unica cosa che conterà, per Kawhi Leonard, sarà vincere.

 

3 – Warriors, uno splendido (e terribile) tramonto

Kevin Durant e Klay Thompson, infortunati gravemente durante le Finals
Kevin Durant e Klay Thompson, infortunati gravemente durante le Finals

Forse, la più grande dinastia dell’era moderna è davvero giunta al suo epilogo. La saga dei Golden State Warriors rischia di chiudersi nella maniera più spettacolare e drammatica, al termine di una gara-6 che potrebbe non aver concluso solamente una stagione. La squadra californiana esce per l’ultima volta dalla Oracle Arena a testa altissima, dopo aver dimostrato al mondo cosa significhi essere dei campioni. Per strappar loro lo scettro, i Toronto Raptors hanno dovuto aspettare che cadessero uno dopo l’altro, lottando fino all’ultimo possesso. Eppure, alla vigilia di gara-3 la serie sembrava finita. La notizia del forfait di Klay Thompson, che aveva raggiunto Kevin Durant e Kevon Looney in infermeria, lasciava ben poche speranze alla truppa di Steve Kerr e la netta vittoria degli ‘spietati’ Raptors aveva solo messo nero su bianco un 2-1 scritto con largo anticipo. Gara-4, dominata dai canadesi nonostante i rientri di Thompson e Looney, ha messo gli Warriors con le spalle al muro. E’ in quel momento che il cuore dei campioni, quello di cui parlava anni fa Rudy Tomjanovich, ha fatto la differenza.

E’ vero, i gravissimi infortuni di Durant (tendine d’Achille) e Thompson (legamento crociato) rischiano di compromettere sia il futuro dei giocatori, sia quello della squadra. Ma per questi Golden State Warriors, forse, non ci sarebbe stato comunque un futuro. L’imminente free-agency delle due star rappresentava fin da inizio stagione l’ideale scadenza di un progetto meraviglioso e irripetibile (viste le dinamiche), ma le infinite turbolenze di questi mesi e la spossatezza con cui gli Warriors sono arrivati alle Finals indicavano chiaramente che quello del 2019 sarebbe stato in ogni caso l’ultimo ballo. Durant e Thompson sono rientrati in campo non per follia o per fantomatiche ‘pressioni della dirigenza’, ma per mantenere in vita la dinastia. Anche sotto 3-1, la matematica diceva che vincere era ancora possibile, e per vincere ci volevano i fenomeni, quelli veri. Alla fine è andata male, malissimo, ma perdere in quel modo non fa altro che cementare il posto di questa squadra fra le più grandi di ogni epoca.

Gli ultimi playoff hanno spiegato al meglio cosa siano riusciti a creare nella Bay Area: un’organizzazione in cui ognuno conosce alla perfezione il proprio ruolo, e in cui tre MVP non pensano due volte a sacrificare statistiche, possessi, responsabilità e persino incolumità fisica per il fine ultimo, ovvero la vittoria. Ecco allora Stephen Curry guardare la maggior parte dei suoi tiri respinti dal ferro, lasciare che KD risolvesse le partite nei primi turni e prendere poi il palcoscenico, arrivando a disputare le migliori Finals della sua carriera. O ancora, il super-veterano Andre Iguodala decisivo come ai tempi belli, Draymond Green in versione ‘Showtime’ contro Portland, Quinn Cook, Jonas Jerebko, Alfonzo McKinnie e Jordan Bell dare un contributo significativo in una finale NBA e persino DeMarcus Cousins riuscire a ritagliarsi qualche minuto di gloria malgrado le condizioni fisiche e psicologiche non certo favorevoli.

Gli atti conclusivi di una delle serie finali più intense degli ultimi anni rappresentano il degno epilogo di un capolavoro iniziato dieci anni fa, quando Steph arrivò sulla Baia: da una parte l’impressionante avvio di gara-5, con la sfuriata offensiva del trio Curry-Thompson-Durant, la dimostrazione di onnipotenza con cui gli ‘Splash Brothers’ hanno ribaltato il +6 firmato Kawhi Leonard negli ultimi minuti e l’ovazione per Klay Thompson, rientrato in campo con il crociato rotto per segnare gli ultimi tiri liberi della sua stagione, dall’altra le scioccanti immagini degli infortuni che ci priveranno a lungo di due tra i migliori cestisti viventi. Dopo lo schianto che ha messo K.O. Thompson, Steph Curry si è seduto sul parquet, sconsolato. Ci vorrà del tempo, ma si rialzerà. E con lui questa leggendaria franchigia, che ha portato la pallacanestro ad un livello mai raggiunto in precedenza.

Los Angeles Lakers rumors continui: dopo Davis si punta a Leonard?

Los Angeles Lakers rumors Kawhi Leonard-raptors campioni nba Kawhi Leonard

Los Angeles Lakers rumors Kawhi Leonard che si susseguono: la star che uscirà dal contratto (termine dopo le finals) con i Toronto Raptors, è pronto ad ascoltare le offerte per il futuro. Per ora riguardano esattamente tre franchigie in particolare:

  1. Toronto Raptors
  2. Los Angeles Clippers
  3. Los Angeles Lakers

Insomma un trittico di squadre niente male, le due losangeline per tornare a casa sua, nella sua California, oppure i Raptors per blindarsi alla franchigia con la quale ha vinto, al primo anno, il titolo NBA. In meno di 24 ore, i Los Angeles Lakers si sono presi il palcoscenico del panorama cestistico americano, con l’ acquisizione dell’ormai ex Pelicans Anthony Davis. La trade che ha portato il Monociglio nella città degli Angeli ha infatti sconvolto la apparente tranquillità creatasi tra gli appassionati e gli addetti ai lavori nei giorni immediatamente successivi alla conclusione delle NBA Finals, ma pare che quanto appena accaduto sia soltanto l’inizio per i giallo-viola.

Nelle ultime ore, diversi sono i rumors riguardanti un forte interessamento dei losangelini sul neo campione NBA Kawhi Leonard, prossimo anche lui alla free agency. Le notizie aggiornate parlano di Lakers disposti a presentare una offerta non al massimo salariale (impossibile per la situazione del cap) ma molto importante per Kawhi Leonard. Con Kuzma-LeBron James-Anthony Davis un quarto tassello infernale che completerebbe un quintetto super. Servirà poi ovviamente capire chi altro sarà sulla via di LA tra i vari veterani presenti nella free agency, visto che con Kawhi i Lakers andrebbero a chiudere praticamente il cap e dovrebbero ricorrere a eccezioni per completare la squadra.

Los Angeles Lakers rumors Kawhi Leonard: gli aggiornamenti

raptors campioni nba Kawhi Leonard
Leonard fresco del premio di MVP delle ultime NBA Finals. Prossima destinazione Los Angeles?

In particolare, stando a quanto riferito da Kevin O’Connor di The Ringer, Leonard, la scorsa estate, aveva chiesto alla sua ex squadra degli Spurs una trade in direzione Los Angeles, per giocare in una delle due franchigie cittadine. Oltre ai Lakers, anche i Clippers si sono sempre mostrati molto interessati al numero 2 dei Raptors, tanto da risultare la sua più probabile prossima destinazione, fino a qualche settimana fa.

Ora, però, le cose sembrano essere notevolmente cambiate. Con la recentissima acquisizione di Davis, Los Angeles potrebbe offrire uno scenario che difficilmente altri team potranno eguagliare. L’ala piccola 28 enne ha infatti l’opportunità di unirsi ad una squadra con un potenziale illimitato, virtualmente in grado di raggiungere traguardi da tempo mancanti.

Tuttavia, è bene sottolineare come non vi siano soltanto i Lakers ad inseguire il sogno Leonard. Anche New York Knicks e Brooklyn Nets, infatti, aspirano ad essere la prossima meta del nativo di Los Angeles. In posizione di parziale vantaggio, poi, rimangono i campioni dei Toronto Raptors. Questi ultimi mirano a rifirmare il due volte NBA Finals MVP mediante un accordo biennale con opzione per il terzo. In questo modo, il team canadese vorrà fare di Leonard il suo simbolo incontrastato, in grado di guidarlo a nuovi trionfi negli anni a venire.

Aldilà di ogni considerazione, comunque, per il momento ogni discorso rimane pura suggestione. La prossima free agency si presenta quanto mai rovente e ricca di colpi di scena.

Kings in the North: Le pagelle della serie che ha consegnato i Raptors alla storia

Toronto Raptors festa

Gara 6 è finita, dopo i tentativi di Curry e soci di portarla ad un’incredibile settima, spenti probabilmente dall’infortunio di Klay Thompson, quasi a far capire che questo Three-Peat proprio non si doveva fare, almeno secondo i Raptors. Festeggiano i Raptors dell’MVP Leonard, capace di far finire gli aggettivi per descriverlo a chiunque, dell’inaspettato Siakam che gioca a livelli da capogiro, del cuore di Lowry e degli attributi di Vanvleet. Nick Nurse è stato capace di costruire una squadra con una mentalità nuova senza dimenticare ciò che li aveva sempre portati vicinissimi alla meta, senza mai raggiungerla. I Toronto Raptors sono meritatamente i Campioni NBA 2018/2019.

I Toronto Raptors sono campioni NBA e buona parte del merito va a Kawhi Leonard
I Toronto Raptors sono campioni NBA e buona parte del merito va a Kawhi Leonard

 

Ecco le pagelle della loro serie finale:

Kawhi Leonard, voto 10: E’ un fattore come pochi altri nella storia delle Finals. Anzi, per come è andata la stagione, è un fattore come pochi altri nella storia. Punto. Gioca una serie incredibile, non fosse stato per gli Splash Brothers, l’avrebbe chiusa lui in gara 5 con quei 10 punti serviti di fila dal netto sapore Michael Jordan. Un giocatore così decisivo su entrambi i lati del campo non passa tutti gli anni, forse nemmeno tutti i decenni. Non sapremo mai cosa sarebbe stato della dinastia Warriors senza quell’intervento infame di Pachulia, quello che sappiamo è che probabilmente è caduta stanotte sotto i colpi di Kawow. È quasi doppia doppia di media con 28.5 punti e 9.8 rimbalzi. MVP

Kyle Lowry, voto 9: E’ stato additato dopo la primissima gara dei Playoffs, ha reagito. E’ stato additato (da alcuni coraggiosi) dopo il tiro di gara 5, ha reagito con una gara 6 praticamente perfetta. La carriera di Lowry si riassume in questa serie Finale e ancor di più in questi Playoffs, in cui è stato il leader emotivo dei Raptors e di buona parte del Canada, il Robin perfetto per Batman Kawhi. Ha difeso su Curry, ha preso tiri e responsabilità importanti, ha messo in ritmo i compagni, in ogni partita di questa serie. E’ un titolo che merita, per una carriera in salita che è finalmente giunta in cima. Heart of a Champion

Fred VanVleet, voto 9: I bambini, si sa, sono simbolo di speranza per il futuro. Probabilmente però, nemmeno il sogno più grande nel cassetto di Fred VanVleet corrispondeva a ciò che è stato il 23 dei Raptors in tutta questa serie finale. Una capacità di incidere dalla panchina a questo livello probabilmente inaspettata, è la “scoperta” più bella di tutta la serie, dimostrando di avere qualità e attributi sufficienti a coprire tutta la superficie del Canada. 14 punti di media e un impatto che va ben oltre. Semplicemente, non ne stecca una. Immenso

Kyle Lowry ha finalmente vinto un titolo da uomo simbolo dei Raptors
Kyle Lowry ha finalmente vinto un titolo da uomo simbolo dei Raptors

Pascal Siakam, voto 8,5: E’ stato il Re di gara 1, ha giocato una gara 6 da principe mettendo a referto 26 punti e 10 rimbalzi. Ha una personalità strabordante, riesce a non andare mai sotto in tutta la serie, anche psicologicamente (e lo dimostra l’approccio al tiro dalla lunga in gara 6 dopo aver tirato malissimo fino a quel momento) contro gente ben più navigata a questo livello come Draymond Green e compagni. Di certo gode dell’inconsistenza difensiva dei lunghi GS, ma la maniera in cui questo ragazzo ha giocato in alcuni momenti decisivi di questa serie, finisce dritta negli annali. Per gli amanti delle cifre, sono 19.8 punti, 7.5 rimbalzi e 3.7 assist in 6 partite. Spicy Ring

Serge Ibaka, voto 8: L’altro jolly dalla panchina in grado di stare in campo nei minuti decisivi è lui. Air Congo dimostra di aver acquisito l’esperienza e il controllo necessari per questo livello, oltre a una durezza mentale fondamentale per poter entrare dalla panchina e incidere come riesce a fare l’ex OKC. Molto spesso si prende gioco dei lunghi GS, specie difensivamente dove sbaglia pochissimo. Le cifre non raccontano l’impatto che ha il naturalizzato spagnolo durante questa serie, anche se parlano di 11.3 punti e 5.2 rimbalzi in poco più di 19 minuti di utilizzo. Spina nel fianco

Marc Gasol, voto 7: E’ un po’ altalenante, sia nella serie che nelle singole partite, anche se il suo lo fa sempre, mostrando a tratti un basket sublime. Cerca sempre di sbattersi dietro quando in attacco non gli gira bene, restando comunque sempre pericoloso, anche dalla lunga distanza. Porta a casa un titolo storico, perché con Pau diventano i primi fratelli nella storia ad aver vinto un titolo NBA, meritato dopo aver predicato per anni nel deserto a Memphis. Solido

Danny Green, voto 6.5: Dopo gli acuti di gara 3 va via via spegnendosi, cercando in difesa di ottenere più risultati quanto non faccia in attacco. Certo marcare il Thompson di questa serie per diversi minuti in ogni partita è un compito infame per tutti, ma come si dice, qualcuno doveva pur farlo (o almeno provarci). L’esperienza lo porta a fare pochi errori quando le partite punto a punto si decidono, e questo gli salva il voto finale più di quanto non facciano le cifre. Esperto

Norman Powell, voto 6: Entra dalla panchina e fa le 3 cose che gli si chiedono (intensità, intensità e intensità) sempre e comunque, sapendo che magari tocca marcare un mostro per diversi minuti. Riesce sempre a sintonizzarsi sul ritmo della partita e a tenerlo senza grandi difficoltà, comprendendo perfettamente la sua dimensione in questa squadra e in questa serie. Senza paura

Patrick McCaw, voto  6: La sufficienza va data ai Campioni NBA, che il loro contributo, anche se in infinitesima percentuale, l’hanno dato.

C’è una cosa che ovviamente sarà saltata all’occhio anche a voi, e merita 10. Jeremy Lin è campione NBA.

Coach Nick Nurse, voto 9,5: Il mancato 10 è dovuto al fatto che probabilmente gara 5 avrebbe potuto chiudere i giochi, ma è nulla confronto all’intelligenza dimostrata da quest’uomo, che ha preso in mano una squadra alla quale mancava sempre il centesimo per fare l’euro, e l’ha portata ad essere una squadra in grado di imporre il proprio ritmo quasi in ogni serie di questi Playoff. Sicuramente avere Leonard ha aiutato, ma la fiducia sempre in aumento di Siakam nel corso della stagione – e della serie – l’autorevolezza con cui è stato inserito Gasol, il coraggio di affidarsi Vanvleet e una miriade di altre cose, hanno sicuramente la firma di Nick Nurse. Chapeau.

Raptors campioni NBA 2019, lunedì la parata a Toronto

Los Angeles Lakers rumors Kawhi Leonard-raptors campioni nba Kawhi Leonard

Raptors campioni NBA, la parata celebrativa per le strade di Toronto si terrà lunedì 17 giugno.

Il tour della squadra prenderà il via alle ore 10 dall’OVO Athletic Centre (il centro di allenamento dei Raptors) e si dirigerà verso il centro cittadino procedendo per Lake Shore Boulevard, per poi concludersi davanti alla Toronto City Hall, il famoso complesso di edifici pubblici, uno dei simboli della capitale dell’Ontario.

Non vediamo l’ora di poter mostrare a tutti il nostro Larry O’Brien Trophy” Così il presidente della squadra Masai UjiriLa vittoria significa tantissimo per la nostra città e per il Canada tutto, lunedì celebreremo il raggiungimento di un grande obiettivo“.

Una vittoria davvero rara per la metropoli canadese quella dei Raptors campioni NBA 2019. Prima di Kawhi Leonard e compagni, l’ultimo titolo in uno dei 4 principali sport nordamericani risaliva al 1993, alle World Series vinte dai Toronto Blue Jays contro gli Atlanta Braves (MLB).

La parata per i Raptors campioni NBA sarà la seconda da MVP delle finali per Kawhi Leonard, che dopo la vittoria di gara 6 è diventato il primo giocatore nella storia della NBA a vincere il premio di miglior giocatore di una serie finale in entrambe le conference, e solo il terzo giocatore ogni epoca a vincere il titolo di MVP delle finals con due squadre diverse (Kareem-Abdul Jabbar e LeBron James gli altri due).

Masai Ujiri indagato dopo un alterco con un agente di polizia alla Oracle Arena

masai ujiri

Disavventura proprio nel momento di gloria per Masai Ujiri – presidente ed artefice dei Toronto Raptors campioni – che si ritrova sotto indagine per un incidente occorso con un agente di polizia alla Oracle Arena nei minuti successivi al termine di gara 6 delle finali NBA 2019.

Ujiri avrebbe avuto un alterco con un poliziotto mentre cercava di guadagnare l’acceso al terreno di gioco per unirsi a festeggiamenti dopo la vittoria per 114-110 dei suoi Raptors: “Il vice-sceriffo non ha riconosciuto sul momento Mr Ujiri” Così il sergente Ray Kelly, portavoce dello sceriffo della contea di Alameda, California “L’agente ha richiesto le credenziali, al che (Ujiri, ndr) lo avrebbe spintonato con veemenza, arrivando a colpire al volto un ufficiale in servizio“.

Masai Ujiri indagato, controlli rigidi della NBA

Le autorità stanno al momento indagando sull’accaduto, secondo quanto riportato da ESPN. Kelly ha dichiarato che Masai Ujiri si sarebbe avvicinato alla zona cordonata del terreno di gioco senza le credenziali necessarie, o non esibendole al momento della richiesta. Come dichiarato dal sergente Kelly, la NBA avrebbe “richiesto un controllo severo sulla zona d’accesso al campo da gioco“, che comprendeva il possesso delle necessarie credenziali.

Il protocollo NBA prevede che le persone autorizzate ad accedere al terreno di gioco a partita conclusa esibiscano uno speciale braccialetto al polso: “Stiamo collaborando con le autorità” Così i Raptors in un comunicato ufficialeConfidiamo bel fatto che la situazione possa risolversi al più presto“.

La NBA “indaga su quanto accaduto” in collaborazione con i Toronto Raptors e con le autorità della Contea, come dichiarato da Mike Bass, portavoce della lega.

Raptors-Warriors: dove ha vinto la serie Toronto?

Toronto Raptors festa

Ed anche le NBA Finals 2019 sono ormai agli archivi e possiamo dire certamente che Raptors-Warriors è stata una serie finale assolutamente emozionante e piena di colpi di scena. Ad inizio anno nessuno avrebbe mai pensato di vedere i Toronto Raptors disputare una finale NBA contro i Golden State Warriors in una maniera così intensa e così efficace. Infatti, oltre al fatto che in casa Raptors avevano sempre dimostrato di non reggere la pressione dei Playoff, c’è da ricordare che la squadra è stata quasi completamente rinnovata con le partenze di Jonas Valanciunas, Jacob Poltl e DeMar DeRozan e gli arrivi di Danny Green, Kawhi Leonard, Marc Gasol e Patrick McCaw. Andiamo ora a vedere dove e come hanno vinto questo titolo NBA i Toronto Raptors:

Golden State-Toronto
Kawhi Leonard è l’MVP delle NBA Finals 2019

LA DIFESA DEI RAPTORS

Durante tutta la stagione, ed in particolare nella serie Raptors-Warriors, la squadra di Coach Nick Nurse ha messo in campo un sistema difensivo da applausi, mettendo sempre in grande difficoltà l’attacco avversario e costruendo la base del proprio successo proprio nella metà campo difensiva. Aiutata sicuramente dagli infortuni (specialmente quello di Kevin Durant), la difesa dei Toronto Raptors ha sempre messo enorme pressione su Stephen Curry e Klay Thompson (fin quando è rimasto in campo). Le guardie della Baia hanno faticato enormemente a far canestro, ogni singolo possesso.

La difesa ordinata da Coach Nurse si può riassumere con la frase “tutti, ma non gli splash brothers“; su ogni uscita dai blocchi, infatti, le due stelle dei Warriors venivano spesso raddoppiati e se ricevevano palla comunque venivano riempiti di attenzioni da tutti e 5 i difensori in campo della squadra canadese. Inoltre, specialmente in gara 6, i dinosauri hanno tolto letteralmente il tiro da 3 punti a Steph Curry, spingendolo in area contro gli aiuti difensivi o, nella peggiore delle ipotesi, concedendo un tiro da 2 invece che da 3. Ed in partite combattute come queste, ogni singolo punto può fare tutta la differenza del mondo. Infine, quando uno tra Curry e Thompson rifiatava, la squadra del Canada optava sistematicamente per una difesa box and one, condita spesso da raddoppi se uno degli splash brothers riusciva a ricevere palla.

La difesa eccezionale di VanVleet su Curry: non gli fa ricevere palla e la recupera dopo che Gasol la sporca

PROTAGONISTI DALLA PANCHINA: RAPTORS SEMPRE, WARRIORS MAI

Tanta differenza nella serie Raptors-Warriors l’ha fatta senza dubbio l’apporto delle due panchine. Non a caso, durante l’intera serie i Toronto Raptors hanno sempre trovato protagonisti in uscita dalla panchina. In particolare, Fred VanVleet e Serge Ibaka hanno disputato 6 incontri eccezionali. Dall’altro lato, in casa Warriors, nessuno in uscita dalla panchina ha mai inciso molto, dato che DeMarcus Cousins, pur giocando decentemente in attacco (ma comunque al 10% del suo potenziale) ha combinato disastri nella metà campo difensiva. L’unico a salvarsi è in gara 2 Quinn Cook.

L’attacco dei canadesi nella serie Raptors-Warriors si è spesso affidato a Fred VanVleet, che puntualmente ha risposto presente specialmente quando contava, segnando spesso triple pesantissime e canestri difficilissimi, tanto che Flavio Tranquillo l’ha definito come “l’uomo del destino”. Diversamente da VanVleet, Ibaka ha fatto la differenza con la sua esplosività e la sua intensità. La power forward spagnola è riuscita a segnare molto di più dei suoi standard dando un contributo preziosissimo anche con i punti a referto.

Uno dei tanti canestri pesanti di VanVleet. Questo arriva in gara 6

LA FIDUCIA OFFENSIVA DEI RAPTORS

Anche nella metà campo offensiva nella serie Raptors-Warriors la squadra allenata da Coach Nurse ha avuto una fiducia infinita, visto che nelle 4 vittorie dei Toronto Raptors hanno tirato benissimo sia da 2 che da 3 punti, costruendo spesso ottimi tiri e mandando in crisi la difesa dei Warriors. Non è un caso che, quando è arrivata una vittoria da parte dei Raptors, i canadesi abbiano segnato tantissimo dal perimetro e con tanti giocatori.

La fiducia di Siakam anche nel tiro da 3 punti, non la sua specialità ma lo manda a bersaglio

Il simbolo dello stato di grazia in casa Raptors è assolutamente Pascal Siakam, il quale in gara 1 ha fatto registrare una prestazione memorabile in attacco finendo con 32 punti e 14/17 dal campo ed in gara 6 ha concluso con 26 punti tirando benissimo anche da 3 punti, dopo che nella parte centrale della serie aveva faticato dall’arco. Insomma, la vittoria del Larry O’Brien Trophy da parte dei Toronto Raptors è sicuramente una vittoria di squadra, visto che tutti hanno portato il loro contributo sia in attacco e sia in difesa.

I Toronto Raptors toccano il cielo con un dito: è anello, Kawhi: “Ho creduto in me stesso”

Toronto Raptors festa

I Toronto Raptors hanno superato i Golden State Warriors in gara 6 delle Finals 2019, aggiudicandosi titolo ed anello. Al netto della sfortuna dal punto di vista degli infortuni dei californiani, la storica vittoria di Kawhi Leonard e compagni verrà ricordata a lungo. La vittoria, ottenuta per 114-110, è valsa il primo trionfo NBA per una squadra canadese.

La partita è stata entusiasmante, dai mille volti. Le due squadre hanno sempre risposto l’una al fuoco dell’altra, senza perdere mai contatto. Kyle Lowry ha giocato una partita monumentale per i suoi, segnando 15 punti nel solo primo quarto, chiudendo il primo tempo con 21 punti, 6 rimbalzi e 6 assist. E’ stato il primo Raptor nella storia a far registrare 20-5-5  nei primi due quarti di una partita playoff. Ha chiuso l’incontro con 26-7-10, segnando 4 triple su 7 tentate.

Di lui VanVleet ha detto, in un simpatico siparietto in conferenza stampa: “E’ tutto più facile quando hai in squadra uno come lui. Lo hanno sempre criticato più di chiunque altro nei playoff, per cui vederlo alzare quel trofeo significa moltissimo per noi.”

Dalla panchina entrano con incisività non indifferente sia Serge Ibaka che Fred VanVleet. Lo spagnolo mette a segno 15 punti e tante giocate decisive sotto i due ferri, mentre il numero 23 ne mette a referto 22, segnando 5 tiri da oltre l’arco, su 11 lasciati partire. Bene anche Pascal Siakam, con 26 punti, 10 rimbalzi e il canestro decisivo del 111-108.

Per tutta la partita, invece, Kawhi Leonard dà l’impressione di essere in attesa del momento giusto per accendersi davvero. Questo momento sembra non arrivare mai, ma l’MVP di queste Finals segna i 3 tiri liberi decisivi che portano il titolo ai suoi. Kawhi è inoltre il primo a ottenere il riconoscimento di Finals MVP in due Conference diverse.

Ho continuato a credere in me stesso. Con l’aiuto e il supporto di famiglia e amici sono riuscito a prendermi il mio tempo per tornare in campo.”

Le parole dei Raptors freschi di anello

Le belle parole non sono mancate ai Raptors, dal parquet e dalla sala stampa della Oracle Arena.

Kyle Lowry ha dedicato subito il titolo ai suoi affezionatissimi tifosi:

“Toronto, Canada: l’abbiamo portato a casa!”

Coach Nick Nurse ha espresso tutta la sua gioia per il suo playmaker:

“Non potrei essere più felice per lui. Sei anni fa, quando sono arrivato, lui era solo un titolare part-time. Io e lui abbiamo avuto da subito un’ottima intesa ed è arrivato ad un livello sempre migliore, anche a livello difensivo. (…) Ha giocato così bene in questi playoff, forse non l’aveva mai fatto e io ne sono felicissimo.”

Il numero 7 di Toronto ha ripercorso così la sua storica prestazione:

“Volevo essere aggressivo fin da subito. So che in tutte le partite che abbiamo vinto ho tirato tanto e bene, per cui volevo fare lo stesso fin dai primi momenti di questa gara.”

Infine, Marc Gasol ha ammesso di aver capito subito che la squadra fosse speciale:

“Ho capito che il roster aveva grandi possibilità solo leggendolo nel mio volo tra Memphis e Toronto. Masai Ujiri me l’ha detto subito, puntava a competere già da quest’anno.”

Ora i Raptors saranno attesi in patria da una folla estatica, pronta e vogliosa di festeggiare l’anello con i suoi beniamini. Questa notte si è davvero scritta la storia di uno sport per un paese intero.