Ad inizio anno si è parlato molto della Eastern Conference e del suo livello (oggettivamente) più basso rispetto all’Ovest. Dopo che Indiana e Boston, a causa degli infortuni, hanno abdicato al ruolo di contender, ci si aspettava che qualcuno si facesse avanti. Nessuno però si sarebbe aspettato che, almeno finora, a guidare l’Est sarebbero state Detroit Pistons e Toronto Raptors. Mentre infatti ci si aspettava in vetta di trovare le varie Cleveland, New York e magari Orlando, era quasi impossibile predire un avvio del genere dai Pistons e Raptors.
Detroit già l’anno scorso aveva dimostrato di aver cambiato rotta dopo la terribile stagione 2023-24 chiusa con il record negativo di 14-68. Nella passata stagione infatti i Pistons avevano centrato l’obiettivo playoffs, mostrando di avere tra le mani un gruppo promettente. Toronto pure arrivava da un paio di annate negative, segnate dalla mancanza di un vero e proprio progetto. Nella scorsa deadline è però arrivato via trade Brandon Ingram, che insieme ai vari Barnes, Barrett e Quickley ha formato un core che al momento sembra funzionare. Adesso andiamo a vedere i rispettivi motivi che hanno portato Detroit e Toronto ai vertici della Eastern Conference.
Detroit Pistons: giovani, fisici e profondi
Dietro al successo di questi Pistons si nascondono 3 principali qualità. La prima è chiaramente la fisicità che li caratterizza: sono tra le squadre che prendono più rimbalzi, specialmente offensivi, che stoppano maggiormente e che fanno più falli. Questo li porta ad avere il 2° defensive ranking nella lega, dietro solo a OKC e pari con i Mavs. Secondo aspetto importante è che sono un roster profondo, come confermato dalle rotazioni a più di 12 giocatori. Di questi, quasi 9 vanno in doppia cifra di media per punti a partita. Questo gli consente di mantenere alta l’intensità e di non sovraccaricare le proprie star. Il terzo e ultimo motivo è anagrafico: con un’età media di circa 25 anni sono tra i roster più giovani della lega. Questo spiega i giganteschi margini di miglioramento dei giocatori e la crescita esponenziale dei loro leader. Oltre a Cunningham che, stagione dopo stagione migliora a vista d’occhio, quest’anno sembra essere esploso definitivamente anche Jalen Duren.
Dopo quindi l’ottima stagione dello scorso anno Detroit era chiamata a confermarsi in ascesa ad Est. Addirittura è riuscita a fare di meglio: si è presa momentaneamente la vetta della Conference. Al momento hanno una striscia aperta di 13 vittorie, eguagliando il record di franchigia delle stagioni 2004 e 1990. Piccola coincidenza: entrambi gli anni i Pistons hanno vinto l’anello. Chiaramente è prematuro darli già come una contender credibile ma, in un Est senza un vero padrone, potrebbero davvero dare fastidio anche ai playoffs. Ricordiamo infine che l’ottimo avvio di stagione è avvenuto con Ivey in infermeria, rientrato solo sabato dopo che si era rotto il perone lo scorso gennaio. Vediamo se il suo innesto in un roster già funzionante darà un ulteriore spinta a questi Pistons.
Toronto Raptors: un mix efficace
Forse vedere i Raptors 2° ad Est fa ancora più stupore dei Pistons. Ad inizio anno infatti le aspettative su Toronto erano abbastanza basse: venivano visti come la tipica squadra da metà classifica, troppo forti per tankare e troppo scarsi per puntare al titolo. Pian piano ora, a suon di prestazioni convincenti, stanno mostrando che forse qualcosa di buono su cui lavorare c’è. Nel loro caso non c’è una vera e propria superstar come Cade a Detroit, ma un terzetto formato da Ingram-Barnes-Barrett che trascina il roster. Tutti e tre infatti viaggiano a circa 20 punti di media, dividendosi abbastanza equamente le responsabilità in attacco. In generale sono un roster al quale piace passarsi tanto la palla e creare occasioni muovendosi molto, come confermato dagli oltre 30 assist di squadra a partita. Infine sono un’ottima difesa, specialmente in transizione, anche grazie ai super atleti presenti in squadra.
Toronto forse rispetto ai Pistons ha effettivamente meno chances di mantenere questo ritmo e provare ad arrivare fino in fondo. Ad ogni modo è doveroso fare un plauso in particolare a coach Rajakovic ed al suo staff, che quantomeno hanno portato una chiara idea di gioco in un roster che sembrava senza capo né coda. Vedremo adesso se la dirigenza deciderà di provare a costruire su questo core, magari con qualche mossa di mercato.
