Si sa, sedersi su una panchina NBA da head coach non è facile, soprattutto dopo aver aver calcato per anni il parquet da giocatore. Farsi ricordare per una modesta carriera da allenatore piuttosto che per una eccellente da giocatore è un rischio a cui si va incontro.
Il personaggio di cui andremo a parlare, come avrete capito, è l’ormai ex guida dei Los Angeles Lakers, Byron Scott Antom. L’afroamericano, nativo di Inglewood, ha avuto l’onore di lavorare per la franchigia gialloviola, prima come giocatore e poi come allenatore, con risultati più che mai agli antipodi. Se come giocatore faceva parte dello Showtime, da allenatore è stato il condottiero del Tanktime!
Facciamo un passo indietro, ripercorriamo chi è stato e cosa ha fatto Scott per la squadra lacustre. Corre l’anno 1983 e la futura squadra di Los Angeles drafta il giovane Byron alla pick numero 4, perché futura? La franchigia che seleziona Scott al draft ’83 sono i San Diego…Clippers! Com’è strana la vita, verrai ricordato per essere un Laker in tutto e per tutto, eppure, la tua carriera NBA inizia con i Clippers. Scott viene ceduto ai Lakers subito dopo il draft, in cambio del playmaker, due volte campione NBA, Norm Nixon. L’allora GM dei Lakers Jerry West intavolò questa trade per affidare completamente le chiavi della squadra nelle mani di un altro giovane playmaker, forse l’avete già sentito, di nome fa Earvin, di cognome fa Johnson Jr, di soprannome fa Magic. Jerry West ci aveva visto bene, grazie Jerry.

Byron Scott in maglia Lakers
Byron Scott passerà le future 10 stagioni con i Lakers, con risultati eccellenti. Il primo anno di NBA lo chiuderà a 10.6 punti e 2.4 assist di media, guadagnandosi un posto nell’NBA All Rookie First Team; al termine dell’anno successivo, oltre alla prima vittoria del titolo NBA, sarà incoronato miglior tiratore da 3 della lega (43%). In totale Scott vincerà 3 titoli NBA (1985 – 1987 -1988), in termini statistici la miglior stagione sarà quella del 1987 – 1988: 21.7 punti , 4.1 assist e 4.1 rimbalzi.

Kobe Bryant e Byron Scott durante la stagione 1996-1997
Nel 1993 andrà agli Indiana Pacers allenati da Larry Brown, dove resterà per due anni, in entrambi gli anni verranno eliminati in Finale di Conference, prima dai Knicks, poi dai Magic. Breve parentesi nella stagione 1995-1996 ai Vancouver Grizzlies per poi tornare ai Lakers, a chiudere la sua carriera NBA, nel 1996-1997. L’ultima sua stagione coincide con la prima stagione di un’altra guardia che farà tornare grande la città di LA, Kobe Bryant, a cui lui farà da chioccia. Chiuderà la sua carriera cestistica in Europa, al Panathinaikos, e neanche a dirlo, vincerà il campionato. Insomma, una carriera da vincente.
Una volta ritiratosi ha già le idee ben chiare su cosa vorrà fare del suo futuro, l’head coach. Ingaggiato dai Sacramento Kings, ha lavorato come assistente nelle stagioni 1998 e 1999, per poi passare capo allenatore ai New Jersey Nets nel 2000, la prima stagione è negativa, chiude infatti con il record di 26-56. Le due stagioni successive, però, sono il punto più alto della carriera da allenatore, due Finals raggiunte, le prime perse con i ‘suoi’ Lakers, le seconde con i San Antonio Spurs. La carriera da allenatore sembra partire nei migliore dei modi, l’anno successivo però qualcosa si rompe, nonostante il record di 22-20 viene licenziato a stagione in corso, rumors sostengono che il licenziamento sia stato voluto da Jason Kidd, anche se sia i Nets, sia lo stesso Scott han sempre negato. Tra il 2004 e il 2009 siederà sulla panchina dei New Orleans Hornets di Chris Paul: il miglior risultato in 5 anni sarà il superamento del primo turno dei PO nella stagione 2007-2008, verrà licenziato a inizio 2009. Nel 2010 approda sulla panchina dei Cleveland Cavaliers, orfani di Lebron James che con ‘The Decision’ si è accasato in Florida sponda Miami Heat. In Ohio rimarrà per 3 anni, dove collezionerà diversi record…negativi.
Dopo un 2013-2014 passato come analista dell’emittente Time Warner Cable SportsNet, torna ai Lakers, questa volta come allenatore. Le due stagioni trascorse a LA sono sotto tutti gli aspetti fallimentari, primo anno chiude con un record di 21-61 per poi ad andarlo a ‘migliorare’ l’anno successivo con 17-65.

Byron Scott sulla panchina Lakers
Analizzando, però, il roster messo a disposizione di Scott durante le due stagioni, sorge una piccola riflessione, si poteva fare meglio? Forse è stato il front office stesso a voler passare due stagioni di tank? Sappiamo tutti qual è la risposta, Scott ha fatto esattamente quello che la società gli ha richiesto, in un certo senso, è stato il capro espiatorio. Il modo di far mercato nell’NBA in questi ultimi anni è cambiato, non basta più essere una prestigiosa franchigia per assicurarsi i giocatori migliori, bisogna avere un progetto, cosa che i Lakers fino all’anno scorso non avevano. La stagione 2015 – 2016 sarà l’anno zero per la compagine gialloviola. Tutto questo per dire cosa? I due anni di tank appena passati sono stati un male necessario per poter ripartire, i tifosi rimproverano il modo in cui è stato effettuato…ma esiste forse un bel modo di perdere?
In ogni caso, meglio augurare a Scott un futuro pieno di soddisfazioni e chissà che un giorno, vicino o lontano che sia, possa tornare a far parte dell’organico Lakers.
Per NbaPassion,
Matteo Di Francesco
