Amato dai propri fans, criticato dai tifosi avversari, seduto a bordo campo ad urlare agli avversari dei suoi Raptors o sui divanetti delle discoteche più famose: sembra proprio che Drake abbia portato l’arte di far parlare di sé a livelli mai visti prima. Tifosissimo della squadra della sua città, a cui non fa mai mancare il proprio tifo nei momenti che contano (vedi primo turno dei Playoff 2016), tanto da diventarne ambasciatore. Non sarà forse il fan più fedele della franchigia canadese (titolo che sicuramente va al mitico Nav Bathia, “season ticket holder” dal 1995, anno di fondazione della squadra, e sempre presente in prima fila con il suo caratteristico turbante), ma ormai è diventato il volto dei Raptors, forse ancora più di Lowry o DeRozan. Al che mi sono chiesto: e se fossero proprio i giocatori di Toronto le muse che ispirano i testi delle sue canzoni?

Nav idolo vero
Kyle Lowry: “Work”
Da comprimario nei Memphis Grizzlies e nei Houston Rockets a star nei Toronto Raptors. Sicuramente in questi anni il buon Kyle ne ha fatta di strada, fino a diventare il giocatore che conosciamo oggi: da essere un tiratore pessimo (tra il 2007 e il 2010 non ha mai superato il 27.6% dalla lunga distanza, secondo basketball-reference.com) ormai è diventato uno dei più completi in circolazione (ormai da anni viaggia tra il 35% e il 40%). Fin dai primi palloni giocati in NBA Lowry ha sempre dato il massimo dal punto di vista difensivo (2.1 palle rubate a partita la scorsa stagione, in cui ha guidato la difesa dei Raptors all’11esimo posto per efficienza difensiva) e per quanto riguarda i rimbalzi (4.7 a partita, ottimi per un playmaker), ma non è ancora riuscito a portare Toronto verso la terra promessa. Sarà questo l’anno buono o si fermerà ancora sotto i colpi del Re e della sua Cleveland? Considerando il passato, non scommetterei contro di lui. Keep workin’ Kyle!
Demar DeRozan: “Pop style”
“Dropped outta school now we dumb rich” dice Drake all’inizio di “Pop style” (vi consiglio di andare a vedere l’esibizione in Ohio con LeBron sul palco a cantarla, una vera chicca), e nessuna frase può essere migliore per descrivere la guardia di Los Angeles, fresca di rinnovo di contratto da 139 milioni di dollari in 5 anni, secondo sportrac.com. A differenza di Drake, Demar la high school l’ha finita eccome, ma come moltissimi colleghi si è fermato al primo anno di college per rincorrere il sogno di giocare in NBA. Riuscirà a migliorare i propri difetti diventando un giocatore completo, andando così a giustificare l’investimento di Ujiri? Chi vivrà vedrà, intanto si è sistemato per le prossime 20 generazioni.
Jonas Valanciunas: “One Dance”
Arrivato alla quinta stagione negli States, il centrone lituano dovrà lasciarsi alle spalle i tanti infortuni e giocare al massimo del suo potenziale, se vuole portare al titolo la sua squadra. Piedi da ballerino e fisico imponente ma di cristallo, sicuramente Jonas non passa inosservato né in campo né fuori, ma deve ancora fare un grosso salto di qualità soprattutto in difesa per poter essere un finalmente un All Star. Una cosa è certa: con le sue finte e i suoi movimenti spalle a canestro farà divertire chiunque, eccetto i malcapitati avversari.
Norman Powell: “Started from the bottom”
“Started from the bottom now we’re here. Started from the bottom now my whole team fucking here“.
Dopo un primo anno in cui ha sorpreso tutti, anche gli addetti ai lavori, per la qualità del suo gioco, Norman è pronto a continuare sulla falsa riga quanto di buono si è visto durante la stagione passata. Certo, per una 46esima scelta assoluta non è facile avere successo nella lega, ma con il suo atletismo e i miglioramenti nel tiro da 3 punti rispetto a quanto fatto vedere al college, il giocatore da UCLA può essere il perfetto comprimario per Lowry e DeRozan e sicuramente sarà tra i favoriti per il titolo di Most Improved Player a fine stagione.

a breve in tutti i cinema
Patrick Patterson: “What you need”
Patterson, il supereroe mascherato, nel quintetto titolare è sicuramente quello di cui ha bisogno Toronto se vuole riconfermare quanto di buono ha fatto la scorsa stagione. Non solo garantisce molto spacing, fondamentale quando hai in squadra DeRozan e Valanciunas, con il suo 36.2% da tre punti, ma è importante soprattutto grazie ai suoi intangibles, per la grinta che mette in campo che gli permette di essere una quarta scelta offensiva e un “glue guy” ottimo in questa squadra. Non è forse l’eroe che Toronto merita ma è l’eroe che Toronto ha. Come dice Drake “I’m what you need, what you need, what you need“.

