L’Efes è una delle società di pallacanestro più conosciute in Europa. Disputa da anni l’Eurolega, mettendo spesso in piedi un roster competitivo e ricco di stelle. Nonostante questo, ad un passato di vittorie in patria la squadra turca non riesce a far seguire un presente di successo in Europa.
Efes Pilsen: un po’ di storia
La denominazione societaria “Efes Pilsen” deriva dal nome dell’azienda di bevande che finanzia il club, fondato nel 1976 sotto il presidente Tuncay Ozilhan, che rilevò i diritti per la partecipazione alla seconda divisione turca appartenenti al Kadikoy Spor. L’Efes raggiunse la prima divisione già nel 1978 e nel 1979 vinse subito il suo primo scudetto. Da quel momento, la squadra non è mai retrocessa nel campionato inferiore e, anzi, vanta un palmarès di tutto rispetto. La squadra di Istanbul ha conquistato, nella sua storia, ben tredici scudetti, dieci Coppe di Turchia ed altrettante Coppe del Presidente, competizione molto sentita in Turchia. E’ stata anche la prima società turca a partecipare ad una finale di Coppa europea per club, nel 1992-93. Inoltre, non vanno dimenticate le partecipazioni alle Final Four di Eurolega del 2000 e del 2001. Il punto più alto a livello europeo è stato comunque raggiunto nel 1996, quando l’Efes è diventato il primo team turco a vincere una competizione continentale, portando a casa la Coppa Korac. Dal 2001 ad ora, però, nonostante i grossi investimenti per costruire sempre dei roster competitivi, la squadra di Istanbul non è mai andata oltre i quarti di finale della Eurolega. Ed è dal 2009 che non riesce a cucirsi sulla maglia lo scudetto turco.

Tyler Honeycutt e Thomas Heurtel sono sicuramente due dei principali terminali offensivi dell’Efes 2016-17
L’Eurolega di quest’anno come ennesima occasione
Una stagione cominciata in salita: dopo venti partite il record diceva 9-11 e i playoff sembravano solo un lontano miraggio. Poi una svolta, con otto vittorie nelle ultime dieci partite. Uno dei momenti chiave è quello avvenuto nello scontro contro una Milano che sembrava rinata: a meno di quattro minuti dalla fine della partita (Efes a meno otto 75-83) Zoran Dragic in contropiede si divora il canestro che avrebbe chiuso la sfida. Da quel regalo insperato, da quell’errore tanto banale quanto pesante, la stagione dell’Efes è cambiata. Una volta riaccesasi la speranza playoff, la squadra non ha più abbassato lo sguardo. Uno sguardo fiero, quello di chi sa di essere in missione e di doverla compiere, aiutato anche dalla fortuna. Certo, sarebbe riduttivo dire che un layup sbagliato ha cambiato completamente il volto alla squadra di Velimir Perasovic, ma di sicuro ciò che doveva definitivamente spegnere ogni speranza l’ha riaccesa e le grandi squadre queste occasioni le colgono al balzo. Ora serve un’altra impresa per tornare alle Final Four: battere i campioni d’Europa del CSKA.

Zoran Dragic, con un layup, poteva mettere fine alle speranze di playoff dell’Efes
Efes: la forza di compiere un’altra impresa
Quando riesci a fare qualcosa che nessuno si aspettava da te è normale sentirsi soddisfatti, appagati. Ma quanto sarà stata poi utile quella prima impresa se poi non si prova a sublimarla, a farla fruttare tentando di compiere quella successiva al massimo delle proprie possibilità? Questo devono chiedersi i giocatori e lo staff dell’Efes preparandosi ad affrontare un quarto finale estremamente ostico contro il CSKA. Giocare contro i campioni in carica è naturalmente difficile, ma ha il vantaggio di togliere ogni pressione dalle spalle. I turchi arrivano a questo scontro nel momento migliore della loro stagione e non hanno nulla da perdere. La motivazione di giocare contro un avversario così forte può spingere la squadra di Perasovic a migliorarsi, a dare il massimo anche in difesa, per poi sfogare tutto il proprio talento offensivo in campo aperto. L’Efes deve trovare la forza di compiere una seconda impresa e questa forza dovrà stare nell’orgoglio di voler rappresentare la propria nazione alle Final Four di Eurolega, per la prima volta dopo così tanto tempo.

Per l’Efes sarà importante la coesione del gruppo nel carcere l’impresa contro il Cska
