Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsCleveland CavaliersFrom Player to Coach: viaggio a senso unico.

Non è stata semplice la prima stagione di Derek Fisher come capo allenatore, spero la ricorderete, vuoi per via della pressione che la New York cestistica ti pone addosso senza chiederti il permesso, vuoi per la poca esperienza racimolata in quel settore. Chiaro, è diventato un player’s coach negli ultimi anni di carriera, specie quando doveva essere il terminale vocale delle dritte jacksoniane, ma passare dall’altro lato della barricata richiede a volte un po’ di tempo in più.

Perchè allora il suo salto, come quello di Jason Kidd comunque, non ha necessitato quasi minimamente di un periodo medio-lungo di assestamento, ma ha bensì avuto l’apparente fortuna di sedere su una delle panchine meglio pagate della lega? Forse tendiamo a dimenticare che il basket NBA è fatto da proprietari di franchigie piuttosto remunerative e se ceselli il nome Knicks o il nome Nets sul petto, in tandem col loco di giuoco conosciuto come la capitale del mondo, meglio che ti affidi a qualche nome di sicuro effetto, giusto per non precluderci quei due o tre (cento) articoli che potresti generare. Jackson presidente dei primi poi è solo una normale casualità (o forse no? O forse no!).

Aldilà della propria preparazione tecnica, il salto verso la panchina a tirare le redini di un team è un momento che ogni giocatore assapora in modo diverso. Ci possono volere anni di preparazione, oppure essere catapultati rocambolescamente sul pino, senza nemmeno farti offrire da bere, dipende tutto da chi sei stato negli anni sfolgoranti in calzoncini e Nike ai piedi. Una cosa è certa: è un viaggio a sola andata! Non si torna indietro, mi dispiace, ma dopo aver dismesso la tuta, una cravatta è per sempre.

Fisher e Kidd >>>

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