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I Knicks si coccolano Kristaps Porzingis: zittiti a dovere i fischi dei detrattori

di Olivio Daniele Maggio

Della marea dei fischi che hanno fatto da contorno alla sua chiamata nella notte del draft non è che rimasto un semplice ricordo. E la voglia di rivalsa e quella di smentire gli scettici si sono tramutate in realtà quando Kristaps Porzingis ha messo subito piede su un parquet NBA: il lungo è passato dall’essere etichettato precocemente come ‘bust’ a vera e propria rivelazione dei New York Knicks.

Kristaps Porzingis.

Kristaps Porzingis.

Eh si, pare che Phil Jackson c’abbia visto bene anche questa volta. La decisione di spendere la quarta scelta assoluta per puntare su di lui risulta al momento ripagata. E lo dicono i numeri: nelle 9 partite finora disputate tutte da titolare, il lettone ha racimolato una media di 11.6 punti, 9 rimbalzi e 0.7 assist in 24.7 minuti di utilizzo. Il 2 novembre, contro i San Antonio Spurs, è arrivata la sua prima doppia doppia in carriera da 13 punti e 14 rimbalzi. La prima e non l’ultima perchè ne ha già messe a referto quattro, compresa quella sconfitta contro i Charlotte Hornets (10 punti e 15 rimbalzi) dove per poco non ha regalato la vittoria ai suoi con una tripla all’ultimo respiro (giudicata fuori tempo massimo). Man mano che passa il tempo, l’ex Siviglia si sta rivelando sempre più un elemento molto utile per il famigerato triangle offense, mostrando un ottimo range di tiro per un giocatore della sua stazza e una grinta non comune, come è emerso dalle putback dunk con cui ha sovrastato qualche avversario. In difesa c’è ancora qualcosa da correggere ma una palla rubata di media e soprattutto 1.2 stoppate a partita di sicuro rappresentano una base buona su cui poggiare la crescita in tal senso.

Porzingis è un giocatore molto intelligente a livello cestistico, uno che si adatta bene ai meccanismi e sa lavorare per la squadra. A testimoniarlo è il ‘player impact estimate’ che misura l’impatto che un singolo giocatore esercita sulla franchigia: ebbene, quello del classe 1995 si attesta al 10.3%, appena 4.1 punti sotto quello di Carmelo Anthony e preceduto da Langston Galloway (12.3 %) e Derrick Williams (11.8%).

Una delle lacuna da colmare è senz’altro quella relativa alla gestione dei falli. La media ammonta a 3.8 a gara, infrazioni per altro commesse nei primi quarti di gioco, che costringono Derek Fisher a centellinare il suo impiego durante le fasi finali di ogni singolo incontro.

Kurt Rambis l’ha definito qualche settimana fa l’ha definito un mix tra Dirk Nowitzki e Pau Gasol: magari non avrà ancora le mani da pianista del tedesco o la classe dello spagnolo, ma aver zittito  i detrattori con delle prestazioni convincenti è già un buon biglietto da visita per un giocatore su cui i Knicks hanno intenzione di costruire il futuro.

Per NBA Passion,

Olivio Daniele Maggio ( @daniele_maggio on Twitter)

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