Notte fonda. In un buio lunedì notte, i Lakers passano su Philadelphia all’ overtime per 113 a 111. Il mattatore della serata si chiama Jordan Clarkson, che a sirena suonata, insacca la doppia per la vittoria della franchigia californiana. “He’s not afraid of the moment, you’ve got to like to that.” Con queste parole Byron Scott analizza la partita della giovane PG.
Un giocatore che non sente pressioni e che fa vincere la partita allo scadere si, ma che purtroppo rattrista molti tifosi gialloviola. Sembra il colmo ma la reazione di molti appassionati non è stata delle migliori. Alla luce di una stagione a dir poco deludente, quello che ci si aspettava dai Lakers ieri notte era una diplomatica resa per poter accedere, in posizione privilegiata, alla scelta dei migliori giocatori nell’estate prossima.
Insomma, nemmeno Philadelphia se la passa meglio: con un record di 18-57 occupa la quattordicesima posizione nella Eastern Conference, ma di questo passo avrà più possibilità di pescare una prima scelta nella prossima Draft Lottery. É proprio questo che si imputa ai Lakers, l’incuranza verso il futuro, verso la costruzione del prossimo futuro, la mancata programmazione. Non cavare nemmeno un ragno dal buco da una stagione cosi fallimentare sembra essere davvero troppo in California.
Ci si dimentica, però, di un particolare rilevante. Tanti cestisti gialloviola saranno senza contratto per il prossimo anno ed è logico che le ultime partite della stagione le giochino fino alla fine, a testa alta, cercando di dimostrare quello che possono fare. La domanda da porsi, in una notte fonda di un lunedì di marzo è: meglio perdere la dignità con una sconfitta cercata o la prima scelta alla prossima lotteria? Chi è causa del suo mal, pianga se stesso.


