I Miami Heat fino all’anno scorso hanno rappresentato senza ombra di dubbio la squadra da battere, odiata da tutta la lega poichè poteva annoverare contemporaneamente nel proprio roster tre superstar del calibro di Dwyane Wade, Lebron James e Chris Bosh. L’improvviso tracollo nelle finals contro i San Antonio Spurs, poi, hanno portato ad uno sfaldalmento dello spogliatoio che è coinciso con la free-agency,nella quale James ha scelto di cambiare strada compiendo il ritorno nel tanto amato Ohio nella franchigia che gli ha dato i natali cestistici, i Cleveland Cavaliers.
Per gli Heat è stato un brutto colpo, perdere il proprio primo violino, trascinatore tecnico e carismatico ha portato la squadra ad un drastico ridimensionamento da compiere in poco tempo. Le responsabilità sono inevitabilmente ricadute sulle due star rimaste: Dwyane Wade e Chris Bosh. Il primo purtroppo per il nostro sport è al centro di un declino fisico dovuto all’età e al tipo di gioco esplosivo che lo ha portato ad un progressivo logoramento delle ginocchia. Il secondo, invece, sarebbe dovuto essere il nuovo trascinatore designato ma i panni di Lebron James non hanno mai fatto per lui e durante la stagione le sue prestazioni non hanno dato seguito alle aspettative. Durante la regular season, quindi, Miami ha giocato decentemente solo quando Wade ha avuto grandi serate al tiro. Unici fattori positivi sono stati quei giocatori arrivati senza aver fatto alcun scalpore ma che poi si sono confermati ottimi dalla panchina e successivamente come titolari per sostituire i giocatori falcidiati continuamente da infortuni.
L’esempio più calzante è il centro Hassan Whiteside che ha dimostrato di poter essere un fattore in difesa, grande stoppatore, un po’ grezzo in attacco ma migliorabile, unica nota stonata l’istintività e ferocia del carattere che spesso lo hanno portato ad incorrere in espulsioni inutili, lasciando la squadra orfana di un centro in gran forma. La giovane età è dalla sua parte quindi non è detto che non possa migliorare.
Grazie a prestazioni superbe di Wade e all’apporto difensivo di Whiteside, Miami riesce a piazzarsi all’ottavo posto e a lottare fino alla fine per la postseason, ma poi la striscia di sconfitte li ha posizionati fuori dalla griglia playoff risucchiati nella lotta.
Nonostante tutto, Miami non ce l’ha fatta, scavalcata da Celtics e Nets, sarà costretta a riprovare l’anno prossimo magari con un roster più giovane e assortito per cercare di evitare tonfi clamorosi in caso di infortunio da parte di uomini chiave.
Per NBA Passion,
Francesco Tarantino


