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Qualcosa di buono sta succedendo ai Mavericks

di Davide Bomben

Nella partita disputatasi questa notte i Dallas Mavericks sono riusciti ad agguantare una vittoria importantissima contro i New York Knicks. I Mavs, infatti, hanno vissuto attimi di terrore puro, quando hanno visto il tiro sulla sirena di Langston Galloway partire da dietro l’arco per poi, per sollievo di tutti i tifosi texani, toccare il ferro e cadere al di fuori della retina.
“Quando era in aria il loro ultimo tiro da tre, sembrava che potesse rimanerci per sempre.” – ha commentato Dirk Nowitzki ai microfoni di mavs.com“Se avessimo perso questa partita, non avremmo potuto dormire questa notte.”

Wesley Matthews

Wesley Matthews

Per anni il front office dei Mavericks ha cercato di costruire una squadra che ruotasse attorno al tedesco, cercando di sostenerlo quando avrebbe espresso opache prestazioni. Nel 2011 infatti, l’anno del titolo, quando il n.41 in gara 4 delle Finals si ammalò, producendo un 1 – 12 nel primo tempo, l’intera squadra alzò il proprio ritmo, consentendo di raggiungere così il tanto ambito anello.
Nel 2016, a 37 anni, la musica sembra che non sia cambiata, seppur abbia dovuto abbandonare il terreno di gioco varie volte per evitare un logorio maggiore sul suo fisico dato dal minutaggio che da infortuni veri e proprio. Wesley Matthews e Chandler Parsons però, seppur rallentati da i vari infortuni patiti un anno fa e che li hanno costretti ad un intervento chirurgico, nell’ultimo periodo hanno cominciato a lasciare dubbi sull’effettiva valenza dei loro contratti, inducendo l’idea che fossero stati sopravvalutati. Parsons, oltre a ciò si è dovuto fermare la scorsa settimana per l’intera stagione per un’operazione di riconsolidamento al menisco del ginocchio operato la scorsa estate. Come loro anche Zaza Pachulia, dopo aver condotto una prima parte della stagione in maniera sublime con medie da doppia doppia a partita, ha rallentato il ritmo, mostrando tutti i suoi lati deboli e rendendo evidente che la sua presenza non è la soluzione al mancato arrivo di DeAndre Jordan. In tutto ciò, Deron Williams si è dovuto fermare per ben quattro partite a causa di un infortunio agli addominali, nel momento in cui i Mavericks avevano bisogno disperatamente dei suoi tiri. In questa situazione così negativa e con una striscia di partite che annunciava un desolante 3 – 7, sembrava che a causa di questi infortuni e di alti e bassi dello starting five, le responsabilità della squadra dovessero ricadere nuovamente sul tedesco. Nella partita contro i Knicks, infatti, durante il terzo quarto i suoi compagni di squadra cercavano spesso le mani del n.41 per riuscire ad interrompere il ritmo dei Newyorkesi che li portava a un parziale sfavorevole di 26 – 16, seppur non riuscisse ad essere incisivo.
“È strano… Ero caldo per due settimane e abbiamo perso tutte le partite.” – ha commentato Nowitzki – “Ora sto tirando male e abbiamo un record 2 – 0.”

Il rookie Justin Anderson

Il rookie Justin Anderson

Il roster per poter invertire questa tendenza negativa in realtà già c’era. C’era J.J. Barea con i suoi 26 punti, grazie a un 10 su 18 al tiro; c’era il rookie Justin Anderson, autentico trascinatore nella fase difensiva della squadra e capace di portare una carica di atletismo in un roster composto da veterani e c’era anche Matthews, capace di ritrovare la cattiveria agonistica nel difendere forte su Carmelo Anthony nel 4 quarto.
“Siamo con le spalle al muro.” – ha commentato Anderson“Siamo consapevoli che stiamo giocando per Dirk e per la sua carriera. Vogliamo però mettere quest’organizzazione nel posto che merita e dove siamo abituati a stare. È un gran orgoglio avere questa scritta sul petto della maglia. In questo momento stiamo giocando duro, stiamo giocando un basket ‘solido’.”
Ha concluso poi Nowitzki: “Sono ovviamente felici che i ragazzi stiano giocando bene e ci portino su con queste vittorie. Ma se dobbiamo correre in questa striscia di partite, dovremmo metterci ancora qualcosa di più. Nella situazione in cui ci troviamo, ci dovremo conquistare ogni vittoria, felici a prescindere da come l’abbiamo conquistata.”

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