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Donald Trump-NBA ai ferri corti, tre squadre pronte a boicottarne le attività

di Giovanni Cardarello
Donald Trump-NBA

Donald Trump (Photo by Nick Laham/Getty Images)

Tirano venti di burrasca nel rapporto Donald Trump-NBA.

Almeno tre squadre della Lega, Dallas Mavericks, Milwaukee Bucks e Memphis Grizzlies hanno deciso di non sostare negli alberghi di proprietà del Presidente in occasione delle proprie gare in trasferta.

Lo affermano in maniera molto circostanziata Marc Stein e Zach Lowe di ESPN. Gli hotel di lusso Donald Trump oggetto del boicottaggio si trovano a New York e Chicago.

La stessa fonte afferma che un’altra squadra della Eastern Conference ha in programma di recedere dal contratto con la Trump SoHo a Manhattan per la prossima stagione.

Mentre secondo la CNN almeno altre sette squadre, delle quali non è stata rivelata l’identità,  stanno valutando l’ipotesi di seguire le tre battistrada.

La spiegazione di questa improvvisa alzata di scudi nei confronti del Presidente eletto è ovviamente tutta politica.

Il proprietario dei Dallas Mavericks, Mark Cuban, è stato un’importante sostenitore, sia economico che politico, della campagna elettorale di Hillary Clinton, cosi come Marc Lasry, uno dei soci principali del pacchetto di maggioranza dei Milwaukee Bucks.

Meno chiara la motivazione dei Memphis Grizzlies mentre sono facilmente intuibili, dopo le prese di posizione pubbliche di personaggi come LeBron James, Melo Anthony, Stan Van Gundy e Gregg Popovich i nomi delle squadre che andranno ad ingrossare le fila dei boicottatori.

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Ma Donald Trump per il momento fa spallucce e non sembra particolarmente colpito dalla situazione.

Intervendo alla popolare trasmissione della CBS “60 Minutes” ha sottolineato di “non essere affatto preoccupato di un possibile impatto negativo derivante dalla sua elezione sul suo marchio aziendale“.

Mentre è stato decisamente tranchant sul boicottaggio delle franchigie NBA nei confronti dei suoi alberghi “Chi se ne frega? Questa è roba che riguarda alcuni ricchi” riporta la CNN “Stiamo andando a salvare il nostro Paese. Non mi importa di chi dorme nei miei hotel. Sono noccioline rispetto all’importanza del compiti e del lavoro al quale sono chiamato

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