E’ il giorno di gara-5, martedì 13 giugno 2017, i Golden State Warriors sono in vantaggio 3-1 nella serie, hanno il match point in casa. Come tutti saprete, vincono 129-120 e conquistano il loro quinto titolo NBA, il secondo in 3 anni. Una serie, anzi una regular season intera dominata, ai playoff lo score è di 16-1. Ci sono poche parole per descrivere questa squadra, con 4 all-star nel quintetto titolare, giocatori come Iguodala in panchina. Sembrano imbattibili, la squadra perfetta, ma per un dominio duraturo così incontrastato c’è bisogno che ognuno faccia la sua parte. Anche dal punto di vista economico. D’altronde, mantenere 4 all-star non è facile, soprattutto se entri in free-agency. Per il GM Bob Myers non è stato un lavoro facile, ma se da una parte il rinnovo del contratto di Steph Curry ha richiesto cifre astronomiche (201 milioni in 5 anni, il più pagato dell’NBA) e quelli di Livingston e Iguodala hanno richiesto rispettivamente 24 e 48 milioni (entrambi in 3 anni), Kevin Durant ha scelto di aiutare sotto questo punto di vista i Warriors, esercitando l’opzione per uscire dal contratto, non prendendo neanche in considerazione altre offerte e rifirmando con Golden State a 31 milioni per permettere alla franchigia di Oakland di salvare spazio nel salary cap e rifirmare i tre citati sopra. Esatto, proprio Kevin Durant, MVP delle Finals, uno dei giocatori più forti dell’NBA (e, permettetemelo, anche del globo) che rinuncia al massimo salariale per mantenere la sua squadra con giocatori fortissimi per proseguire il dominio anche nella prossima stagione. Oltre a loro, anche per David West, Zaza Pachulia e Javale McGee c’è stato il rinnovo del contratto. Il primo prenderà 2,3 milioni per 1 anno, il georgiano 3,5 milioni per 1 anno, e l’ex Denver Nuggets 2,1 milioni per 1 anno. Inoltre, oltre alla riconferma della maggior parte del blocco che l’anno scorso ha fatto 67-15, si sono aggiunti giocatori di esperienza per la panchina, quali Nick Young (1 anno di contratto a 5,2 milioni) e Omri Casspi (2,1 milioni per 1 anno), oltre alla 38° scelta del draft Jordan Bell, che percepirà 2,2 milioni in 2 anni. Ovviamente ci sono stati anche giocatori che non sono stati rifirmati, e tra questi troviamo Ian Clark (accasatosi ai New Orleans Pelicans), James McAdoo (preso dai Philadelphia 76ers) e Matt Barnes. Tra i giocatori che invece non erano in scadenza e che sono restati troviamo invece Drayond Green, Klay Thompson, Kevon Looney, Damian Jones e Patrick McCaw.
Da segnalare anche i 2 acquisti che probabilmente saranno relegati ai Santa Cruz Warriors (in D-League, Gatorade League per ragioni di sponsor), l’undrafted Chris Boucher (24 anni) e il free-agent Georges Niang (24 anni). Per la stagione 2017-2018, i Golden State Warriors sono riusciti a trattenere i propri due migliori giocatori, due ottime riserve e in compenso ne hanno aggiunte altre due di sicuro livello. Magari l’età media potrebbe risentirne, con solo 4 giocatori sotto i 25 anni, avendo comunque un’età media di 28 anni, che forse sarà anche un po’ alta considerando i 5 giocatori oltre i 30 anni, ma che in compenso nel quintetto titolare può vantare ancora i 4 all-star e delle riserve di lusso, che sono molto importanti. Quello dei Warriors non è stato un mercato con delle scelte tanto clamorose, ma è stato un mercato mirato a rinforzare i (pochi) punti deboli della franchigia che domina da 3 anni la Western Conference, che analizzando la squadra nel dettaglio manca di un all-star come 5, ma che ha comunque due buoni giocatori come Pachulia e McGee, che fanno il loro “sporco” lavoro e aiutano la squadra. E in un basket dove i centri veri e propri stanno scomparendo, dove perfino KD si può ritrovare a giocare da 5 in alcune fasi della partita, Zaza e Javale vanno più che bene.
In conclusione, i Warriors sono ancora la squadra da battere, c’è poco da fare, ma nel basket, come nello sport in generale, tutto può accadere e i pronostici sono fatti per essere ribaltati. Alla fine, come sempre, sarà il campo a parlare, l’unico giudice che non sbaglia mai.
Di Raoul Oliva

