Home NBA, National Basketball AssociationNBA NewsGregg Popovich-razzismo: “E’ ancora insidioso ed è un nostro problema”

Gregg Popovich-razzismo: “E’ ancora insidioso ed è un nostro problema”

di Simone Massari
Popovich razzismo

Popovich-razzismo, parole chiare e dure quelle del coach dei San Antonio Spurs dopo le ultime uscite di Donald Trump che hanno scosso negativamente l’America.

Dopo Adam Silver che domenica è intervenuto a nome di tutta la lega per manifestare dissenso sulle parole gravi di Trump, non si fanno attendere anche le parole di Gregg Popovich che non fa mancare il suo lucido e puntuale commento sul tema della discriminazione.

Non si è mai nascosto dietro ad un dito, sia nella vita in campo che fuori e questa volta Popovich ritorna a parlare di razzismo. Fa questo durante il Martin Luther King Day, ad Atlanta, dove i suoi Spurs sono andati sfidare gli Atlanta Hawks del nostro Marco Belinelli. Tutte le 22 squadre coinvolte nelle partite della giornata sfoggiavano una maglietta nera con scritto “I Have a Dream”, celebre frase di King.

Popovich-razzismo: le sue dichiarazioni

Ai microfoni del New York Daily News, Popovich è intervienuto così:

Il Dr. King era una persona davvero interessata a rendere l’America un posto migliore per tutti. Capì che il razzismo era il nostro neo e se tutti non si fossero uniti sarebbe stata la fine per tutti, anche delle persone bianche. Questa spinta ha reso grande l’America. La situazione è migliorata, ma conosciamo tutti la situazione attuale. King sarebbe molto triste oggi a vedere che i suoi sacrifici in alcuni casi sono stati vani […] Il razzismo è insidioso ed è ancora un nostro neo, dobbiamo lavorarci.

Non mancano le parole di disappunto verso il presidente Donald Trump, come già in passato aveva fatto:

Si può discutere se sia o meno razzista. La cosa importante da sapere è che lui usa la razza come arma in suo favore e poi dice di essere il meno razzista di tutti […] Dimostra che fa questo per quelli che lo voteranno. Non c’entra nulla con l’America, è solo un modo per atteggiarsi verso il suo “gruppo”. E’ questo che trovo disgustoso.

Insieme a lui anche Steve Kerr, Adam Silver e molti altri sono intervenuti durante l’MLK day per sostenere la protesta che gli Stati Uniti da sempre sono obbligati a discutere in materia di discriminazione razziale. Ci vorrebbero molti più Popovich nel mondo, forse in questo modo si potrebbe dare una svolta significativa.

 

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