Barksdale è un cognome che immediatamente solletica l’attenzione degli appassionati di serie televisive. Richiama, per la precisione, il personaggio D’Angelo Barksdale di The Wire, una delle produzioni seriali HBO che ha dato il via all’era della cosiddetta quality tv.
Sarà sorpreso (o forse no) il lettore a scoprire che la figura in questione richiama esplicitamente quella che è un’autentica leggenda della pallacanestro statunitense. E non solo per i talenti comunque ragguardevoli espressi in campo.
Protagonista cruciale per la questione razzial-cestistica è stato, infatti, il californiano Don Barksdale. Ma andiamo con ordine, per non perderci.
In principio, come si sa, fu Jackie Robinson, il primo afroamericano a giocare nella MLB di baseball. Ingaggiato dai Brooklyn Dodgers, fu nominato Rookie of the Year nel 1947 ed MVP della National League due anni dopo, partecipando a sei All-Star Game consecutivi.
Era sufficiente questo per sdoganare la presenza dei neri nelle squadre sportive a stelle e strisce? Ovviamente no.
In particolare nella pallacanestro, ritenuta ancora all’epoca un Jewish Game, i tempi erano ritenuti non ancora maturi per arrivare ad una piena equiparazione sul piano sportivo, figurarsi su quello civile. Come dici, caro lettore? Questo andava contro il Quattordicesimo emendamento? Bazzecole, particolari trascurabili.
Smpre in spregio alla costituzione che gli statunitensi stessi si erano dati, nessun college degli Stati del Sud permetteva l’accesso ai propri corsi ai neri. Va da sé che molti di questi dovettero dunque trasferirsi.
Una delle mete predilette era la California, ed è proprio qui che inizia la nostra storia. A UCLA si mise infatti in mostra il già menzionato Don Barskdale.
Quest’ultimo era in realtà nativo dello Stato Dorato, per la precisione di Oakland. Sin dall’inizio anche lui ebbe le sue belle difficoltà: il coach della Berkley High School lo tagliò infatti per ben tre anni di fila. Il motivo non lo specifichiamo, lo lasciamo all’intuizione del lettore.
Barskdale fu così costretto a dedicarsi al gioco all’aperto, ma nel 1941 si guadagnò l’attenzione del Marin Junior College. Da lì, dopo due anni, UCLA, chiamato per sostituire Johnny Fryer, precettato dall’esercito.
Era il periodo della della Seconda Guerra Mondiale, e anche Barksdale ad un certo punto dovette interrompere il ciclo di studi. Riprese, dopo avere anche lui servito nell’esercito, nella stagione 1946-1947, finendo per diventare il primo All-American afroamericano nella storia del college basket.
Caso volle che quella fosse l’annata antecedente alle Olimpiadi di Londra del 1948. Per stabilire quale selezione dovesse recarsi alla competizione a cinque cerchi in rappresentanza degli Stati Uniti fu dunque indetto un torneo tra le migliori squadre universitarie.
Barksdale, che giocava ala piccola o ala grande, lasciò un segno indelebile in tutte le partite. Fino al fatidico fattaccio.
L’ultima sfida della competizione giocata in Kentucky. Sfibrato da una partita tiratissima, Don rientrò in panchina e, avendo sete, bevve da una bottiglia.
Sgomento generale. All’epoca, infatti, nel Sud per legge non era consentito ai neri di bere dove bevevano i bianchi, fosse anche una fontanella pubblica.
Tale infrazione poteva anzi comportare persino il carcere.
Il pubblico ebbe uno sgomento ancora maggiore pochi attimi dopo. Capito il momento e il contesto, un suo compagno, bianco, afferrò infatti la stessa bottiglia e ne bevve anche lui.
Ma a parte questa nota… di colore (scusate, il gioco di parole era irresistibile) il rendimento di Barksdale nel torneo fu, come accennato, davvero eccellente. Al punto che il nativo di Oakland si guadagnò la convocazione per la selezione olimpica.
A suo modo già così aveva fatto la storia. Era infatti il primo afroamericano a far parte della squadra olimpica di pallacanestro, disciplina che era rientrata nel novero di quelle a cinque cerchi nel 1936, in Germania.
Come è noto, l’Europa in quella fase storica era in piena ricostruzione, dopo il conflitto finito da pochi anni. Per dirne una, gli atleti che presero parte al consesso londinese furono sistemati tra caserme dell’esercito e aule scolastiche temporaneamente riconvertite in dormitori.
Le partite del torneo di basket furono disputate all’interno dei saloni costruiti per la British Empire Exhibition del 1924. Don si segnalò come uno dei protagonisti della competizione, in cui gli Stati Uniti vinsero con ampio margine tutte le partite, anche grazie all’apporto cruciale dello stesso Barksdale.
Con un tale rendimento, il suo talento non poteva passare inosservato. Tempo tre anni, dopo aver vinto anche la prima edizione dei Giochi Panamericani, Don firmò infatti con i Baltimore Bullets della recentemente nata NBA.
Proprio quest’ultima oggi lo ha introdotto nella Hall of Fame, ricordandolo come uno dei suoi suoi più preziosi contributor. E non solo la NBA, come abbiamo visto all’inizio.


