Home NBA, National Basketball AssociationNBA in EvidenzaJames Harden MVP – Road to the greatness

James Harden MVP – Road to the greatness

di Luca Morucci
James Harden MVP

James Harden MVP? Guardandolo non è possibile fare a meno di pensarlo, come non è possibile provare a marcarlo. The Beard e gli Houston Rockets puntano alle stelle, e l’attacco dei razzi di Mike D’Antoni sembra inarrestabile. Molti si sono persi sulla strada che porta al titolo di migliore del mondo. El Chapo, come lo chiamano in Texas, ha mancato il traguardo l’ultima volta che ha tentato di arrivarci, ma non si è dato per vinto.

James Harden MVP. Perchè Sì?

 

Non bisogna mai lasciare un attimo di respiro ad Harden.

Perchè l’anno scorso è stato un sistema di pallacanestro vivente, perchè quest’anno con o senza Chris Paul lo è ancora, ma tira meglio. Clint Capela al momento è il giocatore con la migliore percentuale al tiro di tutta la NBA. Il centro svizzero ha difficoltà anche a tirare un libero, e se tira, o meglio schiaccia, con il 67% dal campo gran parte del merito va all’infinità di primizie con cui Harden lo libera in area. Non che non ci sia già, ma un MVP che arriva ‘dritto fuori da Compton’ si aggiungerebbe alla lista di nati nel ghetto che ce l’hanno fatta per davvero. Potrebbe essere il migliore perchè quel carattere dirompente e quelle movenze da spadaccino lo rendono un giocatore unico, difficile da paragonare a qualunque altro campione del passato. Non è l’unico giocatore immarcabile della NBA, ma sicuramente uno di quelli che fa più male ai difensori. In tanti lo costringono a giocare di mano destra, ma il mancino segna lo stesso. In tanti lo vedono arrivare e pensano di poterlo prendere, ma lui con la sua lenta rapidità passa lo stesso. Se si parla di talento puro, James Harden non può che essere il migliore: istinto e saper giocare infinitamente bene a basket, senza avere il tiro di Stephen Curry o il fisico di LeBron James.

James Harden MVP. Perchè no?

Non che negli Stati Uniti ci tengano molto, ma se per MVP si intende il miglior giocatore sulla piazza, allora forse dovrebbe esserlo sia con la palla che senza. Harden tende ad essere un difensore di basso livello, non tanto per mancanza di capacità, quanto piuttosto di applicazione. Il numero 13 non è il primo, né certo l’ultimo, di una lunga stirpe di superbi realizzatori che non amano tornare in difesa. Ormai non è più così, visto che nella propria metà campo il suo lo fa eccome. Ma nell’immaginario americano Harden si è affermato come un campione a cui manca sempre qualche cosa per essere davvero grande. Le stagioni NBA sono delle vere e proprie epopee, sia per lunghezza che per intensità, e la quantità di cose che possono ancora accadere costituisce un numero di variabili incalcolabile. L’anno scorso non ha vinto il premio perchè i numeri di Russell Westbrook lo hanno messo in cattiva luce, quest’anno i candidati sembrano altri, ma stavolta potrebbe essere soltanto colpa sua. Fear The Beard.

James Harden MVP: le statistiche

Eric Gordon è uno di quei giocatori che sta beneficiando del rendimento del Barba.

Il Barba viaggia a 32 punti e quasi 10 assist di media. Rispetto alla scorsa stagione prende meno rimbalzi, ma in questo caso potrebbe non trattarsi di impegno minore. Harden infatti non sta più andando a caccia di triple doppie, che fanno piacere, ma non necessariamente portano a delle vittorie. A renderlo ancora più funzionale nel sistema di D’Antoni è la percentuale da oltre l’arco: il 40% con cui sta tirando da 3 Harden è il miglior dato dall’ingresso nella lega. Essere più che affidabili al tiro è essenziale per giocare quel tipo di pallacanestro, basta pensare a come Eric Gordon sia passato dall’essere la croce dei Pelicans al gioiello dei Rockets. Non è migliorato soltanto al tiro da 3 punti, anche la sua percentuale dal campo è salita, mentre ai liberi continua a flirtare con il 90%. Nonostante il regolamento sia cambiato, non consentendogli più di cercare il fallo nella maniera spudorata dell’anno scorso, Harden continua ad andare in lunetta con grande frequenza, e a sentenziare sempre nello stesso modo: la nuova regola gli ha tolto soltanto un libero a partita rispetto alla scorsa stagione.

Squadra da MVP?

Il record degli Houston Rockets è attualmente 21-4, e stanno cavalcando una striscia di 10 vittorie consecutive. Non è ancora il momento giusto per cantare vittoria, ma la creatura di D’Antoni e Harden sembra essere sempre più vicina allo strapotere dei Golden State Warriors. Per vedere James Harden MVP c’era bisogno di una squadra di un certo tipo, e osservando i razzi dell’era Mike appare subito chiarissimo quanto Harden venga valorizzato da questa cultura cestistica, ma allo stesso tempo quanto sia proprio lui a renderla possibile. Da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Un eventuale fallimento del progetto Houston Rockets, che potrebbe significare una sconfitta pesante o semplicemente qualche gara al di sotto delle previsioni, potrebbe anche costare il premio a The Beard. In America spesso vengono privilegiate le grandi prestazioni individuali in contesti difficili, mentre quando un giocatore guida una squadra da titolo si tende a pensare che stia soltanto facendo il suo dovere, o perde punti nella corsa all’MVP alla prima sbavatura.

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