Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiI quintetti del millennio: Atlanta Hawks

I quintetti del millennio: Atlanta Hawks

di Stefano Belli
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Gli Atlanta Hawks hanno cominciato il nuovo millennio nei bassifondi della Eastern Conference, salvo poi consolidarsi negli anni come ospiti pressoché fissi dei playoffs. Ecco il loro quintetto ideale dal 2000 in avanti.

Point guard: Trae Young

Il suo arrivo ad Atlanta, nel 2018, accelera bruscamente la ricostruzione degli Hawks, che con Trae al timone si preparano a tornare competitivi a Est. La sua ottima stagione d’esordio gli vale il secondo posto nella corsa al ROY Award, dietro a Luka Doncic, per il quale Young era stato scambiato con Dallas al draft. Nel 2020 debutta all’All-Star Game e l’anno seguente trascina Atlanta alle finali di Conference con dei playoff da assoluto protagonista, durante i quali Trae si impone come nemico numero uno del Madison Square Garden. Nella stagione 2021/22, Young guida la NBA sia per punti, sia per assist totali, torna all’All-Star Game e viene inserito nel terzo quintetto All-NBA. L’anno successivo è ancora il migliore assistman della lega, sempre considerando il numero totale di passaggi vincenti e non la media, ma gli Hawks si fermano al primo turno dei playoffs.

Guardia: Kyle Korver

Il cecchino californiano rimane solo quattro anni e mezzo in Georgia, dal luglio 2012 al gennaio 2017, ma diventa un pilastro fondamentale della squadra grazie al suo letale tiro da tre punti, di cui è leader NBA sia nel 2013/14, sia nel 2014/15. In quella stagione, gli Hawks di coach Mike Budenholzer chiudono con il miglior record a Est, e quattro giocatori vengono convocati all’All-Star Game di New York. Tra questi c’è Korver, che corona sul palcoscenico più luminoso al mondo la sua carriera da specialista di lusso. A inizio 2017, quando Atlanta si avvia alla ricostruzione, Kyle viene ceduto ai Cleveland Cavaliers, dove giocherà un ruolo prezioso in uscita dalla panchina. Attualmente, Korver è il sesto miglior realizzatore dall’arco nella storia della NBA.

Ala piccola: Joe Johnson

Dopo una difficile stagione da rookie tra Boston e Phoenix e altri tra anni da comprimario in Arizona, nel 2005 ‘Iso Joe’ decide di non rinnovare con i Suns e di cercare un contesto in cui possa avere un ruolo di primo piano e uno stipendio più consono al suo potenziale. Trova quello che cercava in Georgia, dove Johnson spicca definitivamente il volo. Stabilmente oltre i 21 punti di media, si impone subito come il leader tecnico degli Hawks, e a partire dal 2007 colleziona 7 apparizioni consecutive all’All-Star Game. Con Joe e Al Horford al timone, Atlanta diventa ospite fissa dei playoffs, raggiungendo le semifinali di Conference per tre stagioni di fila. Nell’estate del 2012, Johnson viene ceduto agli ambiziosi Brooklyn Nets, che lo scelgono come uomo-immagine per il trasferimento della franchigia al Barclays Center.

Ala grande: Paul Millsap

Nel 2013, reduce da sette anni in crescendo nello Utah, Millsap firma con gli Atlanta Hawks. Si presenta con il difficile compito di sostituire Josh Smith, appena passato ai Detroit Pistons, e non solo mantiene le aspettative, ma le supera abbondantemente. Paul diventa subito una colonna della squadra, formando con Al Horford una delle coppie di lunghi più solide della lega, e viene selezionato per l’All-Star Game in ciascuna della quattro stagioni trascorse in Georgia. Gli Hawks si mantengono costantemente in orbita playoffs, e nel 2015 si spingono fino alle Eastern Conference Finals, dove vengono però spazzati via dai Cleveland Cavaliers di LeBron James. Quello si rivela il vertice della parabola per la truppa di coach Mike Budenholzer, che nei due anni successivi avvia una colossale ricostruzione e smobilita pezzo per pezzo la squadra. Nel 2017 fa le valigie anche Millsap, che firma un sontuoso accordo triennale con i Denver Nuggets.

Centro: Al Horford

Nelle nove stagioni trascorse in Georgia, il lungo dal Michigan ha guidato gli Hawks attraverso due epoche differenti. 2 volte campione NCAA con i Florida Gators, Atlanta lo sceglie con la terza chiamata assoluta al draft 2007, dietro a Greg Oden e Kevin Durant. Già nel suo primo anno contribuisce a riportare la squadra ai playoffs, a cui mancava dal lontano 1999. Finché ci sarà Al, gli Hawks disputeranno sempre la post-season. Nel 2010 esordisce all’All-Star Game, fa il bis l’anno seguente e colleziona altre due apparizioni nel 2015 e nel 2016, quando attorno a lui, al posto di Joe Johnson e Josh Smith, ci sono già Kyle Korver e Paul MIllsap. Dopo l’eliminazione al secondo round subita per mano di Boston, Horford firma proprio per i Celtics, di cui diventerà un pilastro negli anni a venire.

Sesto uomo: Josh Smith

L’altro candidato al posto era Shareef Abdur-Rahim, che con la maglia degli Hawks ha brillato a inizio millennio. La permanenza di ‘Reef in Georgia, però, è durata però solo due stagioni e mezza, perlopiù avare di risultati. Dal canto suo, ‘J-Smoove‘ ha giocato 9 anni ad Atlanta, e pur non raggiungendo mai l’All-Star Game, è stato sempre un elemento imprescindibile del gruppo. Molti lo ricorderanno per lo Slam Dunk Contest vinto nel 2005, quando Josh era ancora un rookie, ma il suo straripante atletismo si è fatto sentire anche nella metà campo difensiva; a suon di stoppate esplosive, nel 2010 Smith si è guadagnato l’inclusione nel secondo quintetto All-Defensive. Nel 2013 lascia la Georgia per firmare un contratto faraonico con gli sprovveduti Detroit Pistons.

Allenatore: Mike Budenholzer

Nel 2013, dopo le Finals perse contro Miami, coach Bud lascia San Antonio, dove ha trascorso 17 anni come assistente di Gregg Popovich. Al suo primo lavoro come capo allenatore guadagna presto le luci della ribalta, facendo compiere un evidente salto di qualità ai perennemente mediocri Hawks. La stagione 2014/15, in cui Atlanta vola in cima alla Eastern Conference, manda 4 giocatori all’All-Star Game e arriva a un LeBron James di distanza dalla finale NBA, gli vale il premio di Coach of The Year e la nomina a presidente-allenatore della franchigia. Il suo esonero, nel 2018, decreta ufficialmente la fine di un’era in Georgia. Budenholzer viene ingaggiato dai Milwaukee Bucks, con i quali bisserà il premio di Allenatore dell’Anno nel 2019 e vincerà il titolo NBA due stagioni più tardi.

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