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Cosa ha significato per i Mavericks la settimana appena trascorsa?

Cosa ha significato per i Mavericks la settimana appena trascorsa?

È finalmente terminata questa settimana a dir poco infernale per i Dallas Mavericks che li ha visti affrontare i Cleveland Cavaliers, gli Oklahoma City Thunder, i Chicago Bulls e i San Antonio Spurs. Il risultato finale di questa serie di incontri è stato di una sola vittoria rimediata con i Bulls (83 – 77) a seguito di tre sconfitte, di cui due con un risultato impietoso per i giocatori allenati da Rick Carlisle ( 89 – 108 contro i Thunder e 83 – 112 nella partita di questa notte contro gli Spurs). Proprio per l’head coach queste partite hanno insegnato qualcosa di importante e fatto risaltare alcuni aspetti del suo gioco.

Chandler Parsons

Chandler Parsons

Nella vittoria contro i Bulls, Chandler Parsons si è dimostrato essere la chiave di volta per i Texani. Dopo i primi due quarti inconsistenti, nel terzo e nell’ultimo quarto della partita è riuscito a segnare 8 punti, con un discreto 4 su 9 al tiro, ma soprattutto è riuscito a guidare i suoi compagni con degli ottimi assist. Grazie a Bobby Karalla, di mavs.com, si è notato che, numeri alla mano, i Mavs riescono ad imporsi meglio sugli avversari di turno quando Parsons gestisce la palla per smistare assist ai compagni.

JaVale McGee sembra che cominci ad essere il giocatore che tutti speravano divenisse. Nella partita di questa notte contro gli Spurs, l’ex Denver Nuggets è riuscito a portare sul campo una buona dose di atletismo che si è fatta notare specialmente quando è stato fatto sedere (17 – 2 il distacco preso dai ‘cugini’ texani in sua assenza). A causa della restrizione dei minuti concessi, McGee non ha potuto giocare continuativamente, ma con un Zaza Pachulia da 5 come starter, il n.11 dei Mavericks potrà divenir ben presto il ‘big man’ di riferimento per i suoi compagni, quando i titolari si dovranno riposare.

A fronte di queste note positive vi sono degli aspetti particolarmente negativi emersi in questa settimana. Charlie Villanueva sicuramente non è più il giocatore ammirato qualche anno fa e la sua presenza in campo fa registrare un plus/minus di – 69 dal primo dicembre. Decisamente troppo poco, visto l’insorgenza di dubbi nei fans dei Mavericks a riguardo se sia il caso di farlo uscire dalle rotazioni. A riprova di tutto ciò, nella partita vinta contro i Bulls, nei suoi 3 minuti di permanenza sul campo è riuscito ad avere un +/- di – 6.

Dwight Powell

Dwight Powell

Un vecchio detto recita “Devi essere veloce, ma non avere fretta” e al momento calza perfettamente per Dwight Powell. L’ex Boston Celtics è pronto per giocare in NBA, ma per quel che riguarda la parte offensiva del gioco appare ancora acerbo. Il giocatore, infatti, tende a voler affrettare ogni azione con la conseguenza di perder numerose palle e con % al tiro sicuramente orribili: 28% nel 2016 e il 35% nelle ultime dieci partite.Impalpabile.

A concludere l’analisi di questa settimana è da far una riflessione sulla difesa, specialmente quella vista questa notte contro gli Spurs. Troppo poco ritmo, aiuti ai compagni che lasciano spaziature troppo appetitose per non essere sfruttate da parte dei tiratori sull’arco, rimbalzi offensivi che scarseggiano, portano a subire divari sempre più importanti nell’andamento delle partite con sconfitte dure da digerire

È innegabile che quattro partite con avversari degni di nota possano comportare delle sconfitte, ma se giocate in questo sistema, i Playoff cominceranno a divenir solo che un pallido miraggio

Davide Bomben
dvdbomben@gmail.com

Da sempre appassionato della palla a spicchi, mi sono innamorato del NBA quando vidi una chioma bionda muoversi e il resto del corpo compiere un fade away. E no, non era una cheerleader.

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