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L’orgoglio dei Mavericks

di Davide Bomben

Fino a una settimana fa il nero drappo di una stagione da cancellare aleggiava sui Dallas Mavericks. 10 sconfitte, di cui tre di seguito su 12 partite disputate, l’annuncio dell’operazione di Chandler Parsons e la conseguente fine della stagione, la diagnosi di un ernia a Deron Williams che faceva prospettare il suo stop preventivo erano tutti segnali premonitori di una catastrofe imminente.

A dispetto di tutto ciò i Mavericks sono riusciti a rialzarsi, vincendo ben quattro partite, riportando il record W/L sopra il 50% e conquistando il, momentaneo, 7° posto nella Western Conference. Il merito di questo miglioramento lo si deve attribuire a due giocatori che fino a qualche mese fa uscivano dalla panchina: J.J. Barea e il rookie Justin Anderson.

J.J. Barea

J.J. Barea

“Barea era qui da prima.” – ha commentato l’head coach Rick Carlisle ai microfoni di mavsmoneyball.com “È stato fortemente invocato il suo ritorno ad alti livelli e ci ha aiutato in molti momenti. Anderson ha imparato poco a poco e la squadra è stata un fattore importante per il suo sviluppo. È stato uno studente modello e fa parte in larga misura di quello che stiamo facendo.”

Barea, uno degli eroi della conquista dell’anello nella stagione 2011, è stato eletto giocatore della settimana a Ovest, grazie a quattro prestazioni maiuscole in altrettante partite, anche in relazione alle pessime % dal campo di Dirk Nowitzki. il Portoricano, grazie a una statura non troppo elevata e di conseguenza un baricentro basso, è stato decisamente devastante nelle quattro vittorie. I suoi continui pick n’ roll e le incursioni nel pitturato ha dato non poche difficoltà alle difese nell’interpretare i suoi movimenti.

“Sono in gran ritmo.” – ha commentato Barea dopo la vittoria di domenica contro i Minnesota Timberwolves – “Il coach e i miei compagni stanno facendo un gran lavoro mettendomi in ottime occasioni per tirare e io ne sto giustamente approfittando.” Ha aggiunto poi Nowitzki: “Sta giocando, molto molto ‘smart’ nei pick n’roll. Stiamo cercando di creare per lui più pick n’roll possibili per lui e lui è semplicemente fantastico. Non ha intenzione di tirare la palla in quel modo tutto il tempo, ma fino a quando continua così, perchè no?”

Justin Anderson

Justin Anderson

Anderson è stato tenuto in panchina per la maggior parte della stagione, come tendono ad esser i rookie sotto la gestione Carlisle. Nella disperazione che veniva da 4 sconfitte di seguito e senza due giocatori dello starting five, l’head coach dei Mavericks ha deciso di puntare tutto sulla 21esima scelta, schierandolo in quintetto base. Da quel momento in poi i Mavs non hanno più perso. Statistiche alla mano, i numeri del rookie proveniente da Virginia non sono eccezionali: 7.8 punti, 7.5 rimbalzi, 1.3 assist, 1.3 blocchi e 1.0 palla rubata a partita, ma non vi è alcun dubbio che la dirigenza texana è riuscita a prendere una versione ben più atletica del rimpianto Jae Crowder. Con Anderson, infatti, il rating difensivo è passato da 113 punti concessi ogni 100 possessi a ben meno di 90. “Sto solo cercando di fare piccole cose e di essere il collante per questa squadra. Sto cercando di restare umile e di essere duro su ogni azione difensiva.” ha dichiarato il giocatore a termine di un’ottima prestazione da 4 su 4 al tiro contro i Timberwolves.

In quest’ottica Carlisle avrebbe potuto schierarlo prima e maggiorente nella lunga regolar season, ma il giocatore ha ammesso di non essere pronto per un ruolo significativo e di aver cominciato solo ora ad apprendere come muoversi. “Sta giocando duro e sta migliorando poco a poco in ogni partita che gioca.” ha commentato Barea.

Certo è che se il portoricano si manterrà così prolifico e il rookie a generare quell’atletismo che ha permesso di avere una migliore difesa, i Playoff potrebbero non essere solo un miraggio.

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