L’apprendista generoso

di Olivio Daniele Maggio
ingram Kobe ed Ingram

Diciamo che a Luke Walton non è mai mancato il coraggio di provare nuove soluzioni, di sperimentare. Sperimentare, sia perchè il cervello fabbrica veri colpi di genio di pitagoriana memoria oppure per necessità virtù. In ogni caso il coach dei Los Angeles Lakers si è dimostrato tutt’altro che integralista. Anzi. Più mischia le carte in tavola più è contento. E questo giova in un certo senso anche alla squadra.

L’ultimo alunno con cui il figlio del grande Bill ha avuto a che fare è stato Brandon Ingram. Il giovane, infatti, contro i Cleveland Cavaliers è sceso in campo nelle inedite vesti di point guard, a causa dell’assenza di D’Angelo Russell. I risultati? Abbastanza positivi. Ingram ha risposto presente con 9 punti, 10 rimbalzi e 9 assist. Tripla doppia sfiorata, dunque. Il referto è incoraggiante, soprattutto se si guarda al di là dei numeri, delle statistiche. La partita contro i campioni in carica ha evidenziato un aspetto del gioco secondario (ma non meno importante) del prodotto di Duke. Scelto al draft con l’ottica di plasmarlo come realizzatore implacabile, lo stesso può essere utile se si vuol trovare qualcuno a cui dare le chiavi della squadra, a cui si dà il compito di dirigere le operazioni. Fornendo ancora versatilità e imprevedibilità al quintetto.

L’attitudine di portare spesso la palla si intravede già quando il classe 1997 parte dalla panchina. Una mansione che si sposa con le sue caratteristiche, con la sua psiche. La voglia di prendersi le responsabilità non gli manca, così come quella di mettersi a totale disposizione per il gruppo senza regalare i classici trentelli o giocate da highlights.

Semplicità ed efficacia. Il connubio del bravo ragazzo. Ingram è uno che bada alla sostanza, dimenticandosi i fronzoli. Lavorare in maniera elementare evitando di essere appariscenti non vuol dire non essere capaci di fare cose auliche. Tutt’altro: spesso seguendo questa linea si è ancora più incisivi. Quando tratta la palla a spicchi col suo fine ball handlig, Ingram nella sua testa ha già pronta la mossa da compiere. Esempio di scolastica natura: dopo aver preso un rimbalzo, con la leggiadria di un felino, percorre velocemente il campo servendo repentinamente il compagno sul perimetro. In scioltezza, con comodità, la transizione viene iniziata e conclusa. Possibilmente col lieto fine.

Pregevole canestro di Jordan Clarkson sulla transizione offensiva di Ingram.

Il nativo di Kinston ha l’intelligenza e la freddezza che fanno al caso di chi vuole prendere la bacchetta e dirigere l’orchestra. Sa infondere il giusto ritmo alla manovra, sa seguire con lo sguardo i movimenti dei compagni. Sa leggere anche le situazioni più ingarbugliate. Soprattutto, la passa che non è affatto male. Corpo filiforme e QI cestistico di discreto livello, fondamentali da perfezionare. Il promettente Brandon ha tutte le potenzialità per diventare un’ala piccola intrisa di diverse sfumature. Anche con un semplice taglio o un piccolo tocco riesce ad entrare nel vivo dell’azione.

Brandon c’è. Sempre.

La via della maturazione è stata appena imboccata, servirà ancora tempo e fatica per attraversarla appieno. Mettendoci quella dose di playmaking mai superflua può fornire una linfa pulsante agli schemi e permettere a gente come Russell e Jordan Clarkson (le cui doti balistiche stanno migliorando) di essere pericolosi anche off the ball. Ingram è un tipo concreto, versatile, ecletticoInsommala sua crescita sarà esponenziale se ce la metterà tutta con la pratica. E anche come coordinatore del gioco (passatore è un pò troppo banale e meno figo) potrà far sfregare le mani a Walton. Un apprendista generoso, in fondo, lo vorrebbero tutti…

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