Ci sono persone che amano operare nell’ombra per paura di venire alla luce. Uomini che agiscono in silenzio, andando avanti per la propria strada. Questo non è proprio il caso di Rudy Gobert: intervistato al termine di Utah-Memphis, il francese ha dichiarato:
“Chi è il miglior lungo della lega? Al momento sono io”.
Modestia a parte, bisogna riconoscere che Gobert in questi anni si è affermato come uno dei migliori rim-protector di tutta l’NBA.
I Denver Nuggets lo draftarono nel 2013 per poi girarlo agli Utah Jazz in cambio di Erick Green. Dopo una breve esperienza in D-League, venne richiamato in prima squadra dove, sotto la guida di Snyder, è ormai definitivamente esploso.
Braccia da piovra
Che Gobert potesse proteggere a dovere il canestro non è mai stato in dubbio; la sua apertura delle braccia, 235 centimetri, è seconda solo a quella di un condor delle Ande. Non si parla solo di stoppate (quasi tre a partita), ma del fatto che anche quando non tocca il pallone, riesce comunque ad oscurare il tiro con le sue lunghe leve e ad indebolirne l’efficacia . Nell’ultima stagione ha concesso agli avversari appena il 41% dal campo; meglio di lui soltanto il centro degli Heat, Hassan Whiteside. Il suo fisico possente unito ad un discreto gioco in post lo rendono una costante minaccia offensiva per le difese, che preferiscono mandarlo in lunetta piuttosto che vederlo schiacciare. Ha dimostrato per di più di essere un ottimo passatore e di avere una visione di gioco non comune ad un centro. Non è però tutto rose e fiori. La meccanica di tiro non è delle migliori e perde ancora troppi palloni; molto spesso accenna solo il blocco e si lancia inutilmente alla ricerca dell’alley oop.
Al di là dei numeri…
In questa stagione sta viaggiando a 12.3 punti, 11.6 rimbalzi, 1.0 assist e 2.7 stoppate a partita. Numeri modesti ma che non esprimono al meglio l’importanza di Gobert nella squadra. Il francese infatti incide come più di ogni altro giocatore della lega: il suo plus minus è tra i più alti della NBA e con lui in campo, il defensive rating dei Jazz migliora di 3 punti. Per intenderci, con Kawhi Leonard (due volte DPOY) sul parquet, quello degli Spurs peggiora di 15 punti. Inoltre il numero 27 è al primo posto per percentuale dal campo con un irreale 70.9.
Il record del team di Salt Lake City recita al momento 18 vittorie a fronte di 10 sconfitte. Un risultato più che positivo considerando anche i vari infortuni riscontrati in questa stagione (Hood e Favors sono appena ritornati, mentre Hill resterà ai box ancora per molto). Guai a sottovalutare i Mormoni; sesti ad ovest, sono diventati più che un insidiosa contender per l’accesso ai playoff. Se in buone condizioni fisiche e con un Gobert in formato all-star, Utah può rivelarsi la ‘cenerentola’ di questa regular season.

