Free agency Bobby Portis, Lakers e Bucks tra le squadre interessate

Numerose squadre hanno mostrato interesse nel firmare Bobby Portis nella prossima free agency. Secondo quanto riportato da Chase Hughes diNBC Sports, tra queste vi sarebbero LakersClippersJazzBucksMagic e Knicks.

Portis ha iniziato la stagione con la maglia dei Chicago Bulls, franchigia che lo aveva selezionato al draft con la ventiduesima scelta assoluta nel 2015. Ha rifiutato un’estensione contrattuale da $50 milioni in più anni con la squadra dell’Illinois.

Successivamente è stato scambiato in prossimità della trade deadline ai Washington Wizards, nell’ambito dell’affare che ha coinvolto anche Jabari Parker e Otto Porter Jr.

Non è chiaro il tipo di contratto che verrà offerto a Bobby Portis nella prossima free agency, ma di certo gli consentirà di percepire più dei $2.5 milioni attuali.

Con ogni probabilità i Wizards gli estenderanno una qualifying offer dal valore di circa 3,6 milioni di dollari, facendolo diventare un restricted free agent. Gli stessi non dovrebbero invece trattenere Jabari Parker, che presenta una team option da 20 milioni per la prossima stagione.

La franchigia dovrebbe avere 89 milioni di dollari di contratti garantiti per la prossima stagione. Dopo il deludente 2018/2019 conclusosi con l’undicesimo posto nella Eastern Conference ed il conseguente mancato accesso alla postseason, proveranno a rilanciarsi.

Nel corso dell’ultima stagione ha realizzato 14.2 punti e 8.1 rimbalzi in 50 match disputati.

Utah Jazz-Memphis Grizzlies, si continua a trattare per Mike Conley

Ancora una volta, in questa stagione, gli Utah Jazz e i Memphis Grizzlies stanno portando avanti le trattative per Mike Conley. Come riportato da Shams Charania per TheAthletic.com, la franchigia, che vanta la seconda scelta al prossimo Draft, sta cercando in tutti i modi di liberarsi del suo esperto veterano.

Con ogni probabilità, infatti, la seconda scelta vedrà Memphis selezionare Ja Morant, giovane point-guard di belle speranze. Il rischio di pestarsi i piedi con Conley sarebbe concreto, spingendo i Grizzlies a cercare di piazzarlo altrove, con i Jazz al momento favoriti. Le due franchigie, secondo Charania, sarebbero in trattativa da diverso tempo e potrebbero finalizzare l’affare in questa settimana, intorno al giorno del Draft, il 20 giugno.

Se il numero 11 ha ancora probabilmente molto da dare in campo, a spaventare eventuali altre squadre interessate è il suo salario da 32.5 milioni di dollari per la prossima stagione. Ciò però non spaventerebbe Utah, pronta ad inserire nell’affare il contratto di Derrick Favors da 16.9 milioni, e con una flessibilità nello spazio salariale tale da permettergli questo tipo di manovra.

Secondo Tony Jones di TheAthletic, invece, Favors non sarebbe parte della trattativa. Per il reporter le due parti starebbero discutendo con più interesse di un inserimento nell’accordo della scelta numero 23 dei Jazz.

La franchigia di Salt Lake City ha una casella vuota nel ruolo di point-guard titolare da riempire: non è notizia recente che il contratto di Ricky Rubio non verrà rinnovato. Ecco allora che Conley potrebbe essere l’uomo giusto per la squadra, in questo senso. Il giocatore in uscita da Memphis potrebbe rappresentare una versione migliorata dello spagnolo, per i Jazz, in grado di dare un buon apporto sia in attacco che in difesa.

D’Angelo Russell, Timberwolves e Jazz tra le squadre interessate

d'angelo russell

La grande stagione realizzata da D’Angelo Russell, porterà la point-guard dei Brooklyn Nets ad essere fra i giocatori più ricercati nel corso della prossima free agency.

Secondo quanto riportato da Shams Charania di The Athletic, Minnesota Timberwolves, Utah Jazz, Orlando Magic e Indiana Pacers sono fra le squadre interessate a Russell in caso di addio ai Nets.

La squadra di coach Atkinson proverà a trattenere il proprio miglior giocatore, ma sembrerebbe essere maturata la possibilità di puntare principalmente Kyrie Irving. Certamente la dirigenza cercherà di firmare entrambi i giocatori per dare vita ad uno dei migliori backcourt della lega, ma l’ipotesi al momento non sembra molto probabile.

L’ex Lakers ha realizzato 21.1 punti e 7 assist di media, cifre che gli hanno consentito di prendere parte all’All Star Game e di essere nominato tra i finalisti per il premio di Most Improved Player.

Free agency D’Angelo Russell, le opzioni per il futuro

Le franchigie interessate a firmare D’Angelo Russell offrono al ventitreenne intriganti opzioni per il proseguo della sua carriera.

Gli Utah Jazz hanno fatto sapere al loro attuale playmaker Ricky Rubio, che rifirmarlo in questa offseason non sarà una priorità. Ciò conferma dunque la volontà di puntare su Russell, in modo da affiancarlo a Donovan Mitchell.

I Minnesota Timberwolves potrebbero invece andare a formare uno dei gruppi di giovani più interessanti dell’intera NBA, aggiungendo il n°1 ad un roster che può già contare su Karl-Anthony Towns e Andrew Wiggins.

Orlando Magic e Indiana Pacers invece, hanno bisogno di trovare una point-guard di livello per i rispettivi quintetti di partenza, e non dover dunque fare affidamento esclusivamente su  D.J. Augustin e Darren Collison. Entrambe le squadre hanno partecipato ai playoff, nei quali il loro percorso è terminato dopo un solo turno, per mano dei Toronto Raptors e dei Boston Celtics. Firmare un all star garantirebbe loro un grande miglioramento.

Il rinnovo di Ricky Rubio “non rientra nei piani” degli Utah Jazz

ricky rubio jazz

Gli Utah Jazz hanno informato Ricky Rubio che il suo rinnovo contrattuale “non rientra tra le priorità della squadra”, come dichiarato dal giocatore spagnolo alla stampa nazionale.

Rubio sarà unrestricted free agent in estate, dopo due ottime stagioni a Utah, chiuse con due qualificazioni consecutive ai playoffs, una semifinale di conference (2018), ed il massimo in carriera per punti di media realizzati (13.1 nel 2017\18, 12-7 in questa stagione).

Gli Utah Jazz, forti in estate di spazio salariale sufficiente ad arrivare ad uno dei tanti giocatori d’impatto disponibili sul prossimo mercato dei free agent, punteranno ad affiancare alla giovane star Donovan Mitchell un giocatore con più punti nelle mani.

Nei giorni più caldi del mercato NBA di febbraio, i Jazz tentarono di portare a Salt Lake City la point-guard dei Memphis Grizzlies Mike Conley, offrendo all’allora general manager Chris Wallace Ricky Rubio e Derrick Favors. Le trattative si arenarono però prima di raggiungere i dettagli, anche a causa della poca disponibilità di Conley a trasferirsi nello Utah.

E’ però possibile che i Jazz tentino di nuovo in estate di imbastire con i Grizzlies una nuova trade per Conley, in probabile uscita da Memphis visto il quasi scontato approdo in Tennessee – via draft della talentuosa point guard di Murray State Ja Morant.

Kyle Korver: “Finii ai Philadelphia 76ers… per una fotocopiatrice!”

kyle korver

Il 38enne Kyle Korver, 16 stagioni NBA alle spalle, deciderà in estate se proseguire la sua carriera per un’altro anno, agli Utah Jazz o altrove.

Nel frattempo il micidiale tiratore da Creighton ha fatto ritorno per un giorno alla sua alma mater a Omaha, Nebraska, dove Korver giocò per quattro stagioni e divenne per due volte miglior giocatore della Missouri Valley Conference nella NCAA.

Kyle Korver ha presenziato alla cerimonia annuale delle consegne di laurea per un gruppo di studenti di Creighton, tenendo un discorso.

Uno dei passaggi più divertenti Korver lo ha dedicato ad un curioso “scambio” in cui l’ex giocatore di Cleveland Cavs e Chicago Bulls fu coinvolto pochi minuti dopo essere stato selezionato con la scelta numero 55 al draft NBA 2003.

Kyle Korver fu selezionato dagli allora New Jersey Nets e ceduto ai Philadelphia 76ers per 125mila dollari. Nel suo discorso il giocatore ha ricordato che parte di quella somma fu utilizzata dai Nets per acquistare… una nuova fotocopiatrice da ufficio!

Non credo che ‘scambio’ sia la parola giusta. Fui girato ai 76ers in cambio di una allora non meglio precisata somma di denaro, ed ho poi saputo che (i Nets, ndr) usarono i soldi per iscriversi ad una summer league, e col resto acquistarono una fotocopiatrice. Per cui, quando mi chiederanno: qual è il tuo valore di mercato? Risponderò: più o meno quello di una fotocopiatrice“.

Ma è OK” Chiosa Korver “Perché la fotocopiatrice si è rotta un paio di anni fa, mentre io sono ancora qui“.

Cinque pretendenti per Tobias Harris, Jazz e Pacers le soluzioni ideali?

tobias harris

Sarebbero almeno cinque le squadre interessate a Tobias Harris dei Philadelphia 76ers in estate.

Sulle piste dell’ala ex Los Angeles Clippers, uno dei pezzi pregiati del prossimo mercato dei free agent, I Sacramento Kings, gli Utah Jazz, i Dallas Mavericks, gli Indiana Pacers ed i Brooklyn Nets.

Chiusa con un’eliminazione al secondo turno dei playoffs per mano dei Toronto Raptors la stagione, i Sixers si preparano ad affrontare l’estate e la free agency di Harris, Jimmy Butler e J.J. Redick. La proprietà della squadra si è già da mesi impegnata informalmente nel cercare di trattenere entrambi i nuovi acquisti stagionali, portati a Philadelphia col solo obiettivo di competere per il titolo NBA.

Un’operazione fattibile certo, ma che comporterebbe un esborso davvero imponente. Jimmy Butler, autore la settimana scorsa di un criptico post Instagram, esige un contratto al massimo salariale (l’ex Twolves è eleggibile per un quinquennale da circa 188 milioni di dollari a Philadelphia, o per un quadriennale da circa 155 altrove).

Lo stesso tipo di accordo che anche Tobias Harris potrebbe richiedere. L’ex Clippers e Pistons non ha lo stesso background di Butler (Harris non è mai stata convocato per un All-Star Game, ne è mai stato inserito tra i migliori quintetti NBA, al contrario del suo compagno ai Sixers) ma è un giocatore quotato, un’ala versatile, con grandi doti offensive e tiro dalla distanza (18.2 punti e 7.9 rimbalzi di media in 27 partite con la maglia dei 76ers).

Al pari di Philadelphia, Jazz, Nets, Mavs, Pacers e Kings potranno offrire a Harris un contratto al massimo salariale.

le soluzioni Utah e Pacers paiono, da un punto di vista tecnico, le più adatte: i Jazz hanno un gran bisogno di un secondo realizzatore che tolga pressione alla giovane star Donovan Mitchell, e discorso analogo vale per gli Indiana Pacers, che dovranno a loro volta però risolvere le free agency di giocatori come Bojan Bogdanovic, Thaddeus Young e Darren Collison.

Gli Utah Jazz ristrutturano il front office, Justin Zanik nuovo general manager

utah jazz

Gli Utah Jazz ridisegnano l’organigramma e nominano Justin Zanik al ruolo di nuovo general manager, mentre Dennis Lindsey coprirà la carica di Vice-President of Basketball Operations.

Come riportato da Adrian Wojnarowski di ESPN, l’ormai ex gm Lindsey avrà un ruolo più ampio, di supervisione, mentre l’ordinaria amministrazione sarà sbrigata da Zanik, ex assistant gm.

Dennis Lindsey fu promosso a general manager dei Jazz nel 2012, ed è l’uomo che negli anni scorsi portò a Utah via draft Rudy Gobert, Rodney Hood, Donovan Mitchell, ed ha costruito una squadra in grado di vincere rispettivamente 51, 48 e 50 partite stagionali negli ultimi tre anni grazie agli arrivi di Joe Johnsons, Joe Ingles, Ricky Rubio, Derrick Favours e Jae Crowder.

Siamo entusiasti di annunciare le nuove nomineCosì gli Utah Jazz tramite comunicato ufficialeNomine che permetteranno a Dennis Lindsey di ricoprire un ruolo di leadership più ampio, e che daranno a Justin Zanik lo spazio per avere un impatto ancora maggiore sulla squadra, in qualità di dirigente tra i più giovani e talentuosi della NBA“.

Zanik, 44 anni, è da cinque stagioni assistant gm degli Utah Jazz, anni intervallati da un breve periodo trascorso ai Milwaukee Bucks nel 2016.

Kyle Korver, al capolinea la carriera del super tiratore?

La stagione degli Utah Jazz si è appena conclusa, sono stati sconfitti per 4-1 dagli Houston Rockets al primo turno Playoff. Kyle Korver non ha brillato, facendo registrare solo 2.5 punti di media con il 33% al tiro da oltre l’arco, sua specialità. Ora l’ex giocatore, tra le altre, dei Cleveland Cavaliers, starebbe pensando al ritiro, come riportato da Ryan McDonald per DesertNews.

Il giocatore avrebbe ancora un anno parzialmente garantito rimasto sul suo contratto, ma le sue valutazioni sarebbero altre:

“C’è un costo da pagare quando diventi più grande. C’è quello che devi mettere nello sport, ma c’è anche un costo familiare. Probabilmente al momento sono a quel punto in cui soppeso quel costo”

La notizia è stata riportata anche da TheScore.com.

Tuttavia Korver non sarebbe ancora sicuro riguardo la strada da prendere, e in estate soppeserà bene le due ipotesi, come promesso. Si siederà con la moglie per prendere la decisione che riterranno più giusta. Nel frattempo sarà felice di godersi un’offseason più lunga di quelle a cui era stato abituato negli ultimi anni. Sarà un’occasione per riposare ma anche per allenarsi, in attesa di una presa di posizione definitiva sul suo futuro.

“Se mi sarà rimasto ancora qualcosa da dare, allora mi farebbe molto piacere continuare a giocare. Lo scopriremo”

Il numero 26 dei Jazz fu scelto al Draft nel lontano 2003 dai New Jersey Nets, con la scelta numero 22 del secondo round, per essere immediatamente girato ai Philadelphia 76ers. Qui crebbe sotto l’ala protettiva del leggendario Allen Iverson. Partecipò anche alla competizione del tiro da 3 punti nel suo anno da rookie, nel 2004, arrivando terzo.

Korver ha giocato per 16 stagioni nella lega, per 5 squadre diverse: Philadelphia 76ers, Chicago Bulls, Atlanta Hawks, Cleveland Cavaliers e Utah Jazz.

Ora non resta altro da fare se non aspettare e vedere se tornerà a Utah per la sua diciassettesima annata in NBA.

 

 

Delusione Donovan Mitchell, James Harden lo consola: “Sky is the limit”

Qual è il limite di Donovan Mitchell? Per ora, a giudicare dalle brutte percentuali e dalla brutta gara 5 giocate e persa dai suoi Jazz sul campo dei più forti Houston Rockets, una certa dose di prevedibilità offensiva, ed ancora poca confidenza con lo status di stella e pertanto pericolo pubblico numero 1 di ogni difesa avversaria.

Gli Houston Rockets hanno costretto Mitchell a prendere decisioni offensive sotto pressione, in un meccanismo di azione-reazione alle mosse della difesa ancora ben lontano dalla perfezione (4.2 palle perse a fronte dei 3.2 assist a partita in 5 gare).

Pressione difensiva aggravata dalla relativa pericolosità in attacco dei suoi compagni di reparto (Ricky Rubio, Joe Ingles) e dall’assenza di un lungo con punti nelle mani (ne Rudy Gobert ne Derrick Favours sono minacce concrete in ricezione statica). Uno stile di gioco ancora troppo monocorde ha fatto il resto, nonostante il coraggio e la determinazione feroce dimostrata dal prodotto di Lousville in ogni minuto passato sul parquet.

Difetti correggibili con il tempo, il lavoro e l’esperienza. Donovan Mitchell ha 22 anni ed è solamente al secondo anno di professionismo, ed ha già dimostrato di essere in grado di prendere in mano la sua squadra nei momenti caldi di una partita, senza alcun timore di sbagliare.

Ne è convinto James Harden, avversario in campo ma “tutor” del giovane Mitchell durante i suoi primi due anni da giocatore NBA: “Donovan Mitchell ha una grande fiducia in sé stesso. Guardate che cosa ha fatto in gara 4, ha preso in mano squadra e partita… quando diventerà più consapevole dei suoi mezzi col passare del tempo, e si renderà conto di essere al livello dei migliori, allora il limite sarà il cielo, per lui“.

Ne è convinto Dwyane Wade, che da “pensionato” è pronto a riprendere il lavoro estivo in palestra con Mitchell, spesso accostato per mezzi atletici e movenze al Wade che poco più che ventenne divenne l’idolo della American Airlines Arena di Miami.

Ne è convinto il suo allenatore Quin Snyder, l’uomo che dopo due mesi di acclimatamento inserì Mitchell in quintetto base, mentre Rodney Hood si preparava a raggiungere Cleveland: “Donovan ha avuto su di sé la responsabilità di una squadra intera, e per un ragazzo così giovane è stato all’altezza del compito, quasi del peso (…) non tutte le sere sono uguali (…) Donovan ha appreso questo approccio e vi si applica. Crescere e migliorare attraverso le delusioni e le avversità, vale per tutti

E c’è l’esempio di Damian Lillard, l’uomo del tiro impossibile: “Dame (Lillard, ndr) lo ha detto proprio ieri (martedì, ndr): non si vince se prima non si è perso, e non si ha successo senza prima passare momenti difficili, come questi. Ora sono triste ed arrabbiato, ma so che migliorerò ancora“.

Houston Rockets in semifinale, Utah Jazz eliminati ancora

Gli Houston Rockets staccano il pass per le semifinali di Conference per il terzo anno consecutivo, battendo nuovamente gli Utah Jazz per 4-1, stesso punteggio con cui si era chiusa la serie di semifinale di Conference dello scorso anno. Al Toyota Center, infatti, i Razzi si impongono per 100-93 al termine di una gara molto combattuta, sfruttando in particolar modo una solidissima difesa, spesso bistrattata (12 palle recuperate e altrettante stoppate per i padroni di casa).

Gli ospiti, dal canto loro, mandano ben cinque giocatori in doppia cifra, ma continuano a deludere e non poco dalla lunga distanza (24% con 9/38). Doppia doppia da 17 punti, 11 assist e 3 palle recuperate col 47% dal campo (7/15) per Ricky Rubio, 11 punti, 6 rimbalzi, 9 assist e 3 recuperi per Joe Ingles, doppia doppia da 15 punti e 10 rimbalzi per Jae Crowder, ma soprattutto 18 punti (top scorer dei suoi), 5 rimbalzi e 2 assist col 61.5% al tiro (8/13) e il 50% da dietro l’arco (2/4) in 33′ in uscita dalla panchina per Royce O’Neale. Delude ampiamente le aspettative Donovan Mitchell, che si ferma a 12 punti, 6 rimbalzi, un assist e una palla recuperata con pessime percentuali al tiro (18% dal campo con 4/22 e 0% da tre con 0/9), mentre incide meno del solito Rudy Gobert, che chiude a quota 9 punti, 10 rimbalzi e 2 stoppate con appena il 37.5% dal campo (3/8).

Tutto come un anno fa: Rockets avanti, Jazz spazzati via 4-1

Gli Houston Rockets festeggiano l’accesso alle semifinali di Conference per la terza stagione consecutiva.

Tra le file dei Rockets, il miglior marcatore è come di consueto James Harden, che parte malissimo al tiro ma riesce a riscattarsi ampiamente col prosieguo della gara, un po’ come avvenuto già in gara-3, mettendo a referto 26 punti, 6 rimbalzi, 6 assist, 3 palle recuperate e 4 stoppate col 38.5% al tiro (10/26) e offrendo una prova maiuscola nella metà campo difensiva. Serata più che positiva anche per Chris Paul, che pur non tirando benissimo (37.5% dal campo con 6/16) dà il suo solito contributo alla causa, facendo registrare 15 punti, 8 rimbalzi, 5 assist e 3 recuperi. Discorso simile per P.J. Tucker, che in difesa è l’arma in più dei texani e in attacco non si tira indietro (8 punti, 9 rimbalzi, un assist, una palla recuperata e ben 4 stoppate per lui), mentre Clint Capela stravince il duello con Gobert e chiude con una doppia doppia da 16 punti, 10 rimbalzi, 2 assist e 3 stoppate con l’86% dal campo (6/7).

Menzione speciale per Eric Gordon, sempre più continuo nelle prestazioni e imprescindibile pedina nello scacchiere di D’Antoni. L’ex Sesto uomo mette a referto 15 punti, 3 rimbalzi e altrettanti assist, ma si fa valere anche in fase difensiva (2 recuperi e una stoppata) e tira con un più che positivo 50% da dietro l’arco (4/8). A mettere la propria firma sulla vittoria finale ci pensano anche Danuel House, autore di 7 punti, 4 rimbalzi e una palla recuperata col 100% da tre (2/2) in 20′ in uscita dalla panchina, e Nenê, che risponde presente alla sua prima apparizione nel corso di questi playoff: per lui ben 8 punti e 4 rimbalzi col 100% dal campo (3/3) e dalla lunetta (2/2) in appena 9′.

Donovan Mitchell e l’incidente d’auto: “Mi sono avvicinato per capire se fosse tutto OK”

Donovan Mitchell ha assistito domenica scorsa a un incidente stradale e, senza pensarci un secondo, si è fermato per aiutare le vittime.

La star degli Utah Jazz è stato l’unica tra i presenti sul posto ad assistere le persone coinvolte in un incidente stradale a cui è stato testimone dopo la rifinitura con i Jazz per preparare gara 4. “Stavo guidando, e ho visto una signora che era fuori dalla sua auto, gli airbag erano esplosi, lei si stava tenendo il petto ed io ho sentito il bisogno di sapere cosa fosse accaduto”, così ha parlato Mitchell ai microfoni di Andy Larsen di The Salt Lake Tribune. “Mi sono avvicinato per capire se fosse tutto okay. Non voglio farlo sembrare un grosso problema.”

Donovan Mitchell ha chiamato il 911 per segnalare l’incidente ed ha aspettato che arrivasse il personale di emergenza sulla scena.

Fortunatamente, nessuno è rimasto gravemente ferito. Il 22enne lunedì in gara 4, ha messo a referto 31 punti, di cui 19 solo nel quarto periodo, per vincere la partita contro gli Houston Rockets e tenere gli tah Jazz in vita in una serie che sembrava destinata al 4-0 da parte della squadra texana.

La guardia al secondo anno NBA ha dimostrato una maturità che pochi hanno alla sua età, soprattutto in situazioni così delicate e lontane dalla pallacanestro.

Utah Jazz ancora vivi, Houston Rockets KO, Mitchell: “Possiamo farcela, Crowder anima della squadra”

Ricky Rubio infortunio-Donovan Mitchell e Ricky Rubio

Gli Utah Jazz sono ancora vivi e superano gli Houston Rockets con un netto 107-91, rimandando la serie in Texas.

Donovan Mitchell aveva garantito battaglia per gara 4, nonostante lo 0-3 nella serie ed il pesantissimo errore sul tiro del pareggio a pochi secondi dal termine della prima delle due sfide di Salt Lake City.

Il secondo anno da Louisville tiene fede alla sua promessa e guida i suoi Utah Jazz con una prova da 31 punti, 7 rimbalzi e 4 assist, mentre gli Houston Rockets si fermano al 35% al tiro (30 punti ma 8 su 19 dal campo e 8 palle perse per James Harden) e rimandano l’appuntamento con la semifinale di Conference a gara 5.

19 punti nel solo quarto periodo per Mitchell, e Houston Rockets “traditi” dalla panchina, che segna la miseria di 5 punti (tutti di Austin Rivers).

Coach Quin Snyder trova invece energia da Jae Crowder (23 punti) e Ricky Rubio (doppia doppia da 18 punti e 11 assist): “Lasciamo perdere me” Così Donovan Mitchell a fine gara “Jae Crowder si è fatto il c**o oggi. Abbiamo fatto una gran fatica al tiro per tutta la serie e lui è entrato in campo pronto per giocare e noi l’abbiamo seguito, è l’anima della squadra (…) abbiamo giocato più duro di loro stavolta, non volevamo uscire così. Ora a Houston dovremo giocare di squadra, è l’unico modo“.

A Salt Lake City funziona alla perfezione il piano difensivo di Snyder per limitare l’attacco dei Rockets e James Harden. l’MVP in carica viene sistematicamente indirizzato a destra (la sua mano debole) sui pick and roll centrali e verso l’aiuto difensivo di Rudy Gobert, mentre l’uomo in marcatura su Harden cerca di negargli il suo letale “step-back” ponendosi quasi dietro alla star dei Rockets, invitandola alla penetrazione.

Le condizioni non ottimali di Clint Capela, ricevitore prediletto di Harden e debilitato da un’infezione virale (4 punti e 7 rimbalzi per lo svizzero, in 28 minuti), hanno aiutato Utah a contenere l’attacco di Houston. Nelle due partite di Salt Lake City, i Rockets hanno segnato solo 97.5 punti a partita (11 su 39 al tiro per James Harden).

Gli Utah Jazz, altrettanto imprecisi al tiro (11 su 35 dalla lunga distanza in gara 4) e travolti senza appello nelle prime due partite, hanno comunque sfiorato la vittoria in gara 3 ed allungato finalmente la serie.

Gara 5 è in programma giovedì 25 aprile al Toyota Center di Houston, Texas. Nessuna squadra nella storia della NBA ha mai rimontato uno svantaggio di 0-3, ma Donovan Mitchell non è tipo da arrendersi: “Ci siamo già trovati con le spalle al muro in passato e siamo una squadra giovane. Possiamo far ancora meglio, dovremo prender quanto di buono fatto in queste due partite e moltiplicare lo sforzo“.