Home NBA, National Basketball AssociationNBA NewsUtah Jazz ancora nel processo di demolizione: “Il rebuilding? Non è ancora iniziato”

Utah Jazz ancora nel processo di demolizione: “Il rebuilding? Non è ancora iniziato”

di Carmen Apadula

Dopo aver ceduto Rudy Gobert e Donovan Mitchell durante l’offseason del 2022, gli Utah Jazz hanno chiuso in maniera discreta le due stagioni successive. Quest’anno, invece, a stento si avvicinano ad ottenere 20 vittorie scarse, il che rappresenterebbe il risultato più basso ottenuto nella storia della franchigia.

Tuttavia, non sembra essere un problema.

Secondo quanto riportato da Sarah Todd del Deseret News, i Jazz non considerano la stagione 2024/25 come come la terza del loro processo di ricostruzione ma, al contrario, parte del processo di demolizione. “Ai loro occhi la ricostruzione non è ancora iniziata” scrive Todd.

Dopo aver salutato Gobert e Mitchell, nel roster del team c’erano ancora diversi veterani: Bojan Bogdanovic, Mike Conley, Kelly Olynyk, Jarred Vanderbilt e Simone Fontecchio. E, infatti, tutti sono stati scambiati.

Inoltre, sebbene Utah potuto ottenere delle scelte in lottery negli ultimi due anni, non ne ha mai beccata una tra le prime otto. In tutto ciò, nessuna delle cinque scelte del primo turno del 2023 o del 2024 si è affermata come un elemento fondamentale per il team.

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È quindi logico che il front office voglia tenersi stretta la prima scelta del 2026, protetta dalla Top 8 e pronta ad essere ceduta agli Oklahoma City Thunder se si ritroverà ad essere in una posizione dalla nona in giù. Se la scelta dovesse invece restare tra le prime otto, Utah la terrebbe e non contrarrebbe più alcun debito con i Thunder.

Ciò significa che anche la prossima stagione, la 2025/26, sarà di tanking, come conferma Andy Larsen del Salt Lake Tribune.

Naturalmente, non è impossibile che i Jazz possano ottenere un giocatore come Cooper Flagg nel Draft di quest’anno, e si ritrovino con un roster ricco di talenti per la prossima stagione. Ma, in tal caso, il team potrebbe essere più propenso a scambiare un giocatore come Lauri Markkanen o Walker Kessler per assicurarsi comunque la scelta del 2026.

Sebbene i Jazz possano acquisire valore di marketing facendo passare le ultime tre stagioni come di “ristrutturazione” invece che di “ricostruzione”, molti tifosi considerano la distinzione come semantica, e sembrano sospettare che è da un po’ di tempo che la società non dia priorità alle vittorie.

Diversi tifosi in possesso di abbonamento sono infatti arrabbiati per l’annuncio della squadra, quello che riguarda il prezzo dei loro biglietti, in procinto di aumentare fino all’8%.

“È estremamente frustrante che io stia pagando più di quanto pagassi quando eravamo primi in Conference, e che sia molto più costoso essere in possesso di un abbonamento piuttosto che comprare i biglietti da SeatGeek ad ogni partita” ha dichiarato un tifoso ai microfoni del Salt Lake Tribune. “Pagare a prezzo pieno per vedere una squadra che praticamente gioca in G League e perde di proposito è irrispettoso nei confronti della fanbase. Avere poi l’audacia di aumentare i prezzi per gli abbonati, dopo essere arrivati ultimi, dimostra quanto poco gli importi dei tifosi”.

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