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DRAFT 2015, l’impatto delle prime dieci scelte: Jahlil Okafor

di Alessandro Gottardi
Jahlil Okafor

Sono passati ormai alcuni mesi da quella magica notte del Barclays Center di Brooklyn, la notte in cui si scelgono le stelle, la notte che ogni ragazzino che ama il basket sogna di vivere, la notte dove tutto ha inizio… La notte del draft. Quest’anno, le prime dieci scelte sono ricadute su: Karl-Anthony Towns (Minnesota Timberwolves), D’Angelo Russell (Los Angeles Lakers), Jahlil Okafor (Philadelphia 76ers), Kristaps Porzingis (New York Knicks), Mario Hezonja (Orlando Magic), Willie Cauley-Stein (Sacramento Kings), Emmanuel Mudiay (Denver Nuggets), Stanley Johnson (Detroit Pistons), Frank Kaminsky (Charlotte Hornets) e Justise Winslow (Miami Heat).

Quello del 2015 é stato, secondo l’opinione di molti, uno dei migliori draft a livello di talento puro degli ultimi anni, con tantissimi ottimi prospetti che, scelti dopo lunghi mesi di studio da parte di tutte le franchigie NBA, sono chiamati adesso alla famigerata prova del nove, la prova che sancisce, come giudice supremo, la differenza tra una giovane promessa ed un vero giocatore meritevole di calcare a testa alta i parquet di questa lega.

Ora, con un paio di mesi di militanza in NBA e una ventina di partite da pro sulle spalle, è arrivato il momento di iniziare a tirare le somme e di analizzare l’impatto che le prime 10 scelte hanno avuto nella NBA e nelle loro franchigie.

JAHLIL OKAFOR

Jahlil Okafor

Jahlil Okafor

Draft “sfortunato” per il centrone uscente da Duke University con l’anello NCAA al proprio dito.
Considerato per tutto lo scorso anno il vero top seed di questo 2015 draft, Okafor si è visto cadere alla terza posizione nella notte più importante. Il problema non sta tanto nel numero della chiamata, ma nella città dove quella terza chiamata ha portato: Philadelphia. Questi Sixers sono la vera pecora nera della lega, ancora coinvolti dopo anni di puro fallimento in questo famigerato progetto di rinascita che Hinke va ormai sbandierando da troppo tempo, ma che non sembra avere un seguito sensato.
Ottimi numeri, comunque, per il buon Jahlil, che sta letteralmente predicando nel deserto: 17 punti e 8 rimbalzi di media, grandi numeri per un rookie, ma il record di 19 sconfitte e 1 vittoria diciamo che tende ad oscurare il tutto.

 

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