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La rinascita dei Portland Trail Blazers

di Luca Montanari
Portland Trail Blazers post All Star Game

I Portland Trail Blazers post All Star Game, praticamente un’altra squadra, un gruppo rinvigorito dal cambio di un Damian Lillard sontuoso: son state spazzate così tutte le premesse negative di inizio anno.

È il 5 settembre 2017 e i Portland Trail Blazers non hanno ancora acquisito nessuno di interessante e non sembrano intenzionati a farlo. Non si sono rinforzati ma anzi, sembrano essersi indeboliti con la cessione di Mason Plumlee. Tutta la Western Conference diventa più forte con l’arrivo delle varie superstar dalla sponda est e Portland sembra destinata agli ultimi posti della classifica. Nessuno ci avrebbe puntato nemmeno uno spicciolo , soprattutto se qualcuno avesse detto che sarebbero stati terzi in classifica a stagione ampiamente in via di conclusione.

Ora sono solamente dietro a due corazzate come gli Houston Rockets capitanati dal probabile MVP James Harden e i Golden State Warriors campioni in carica. Lasciandosi alle spalle squadre come gli Oklahoma City Thunder e i Minnesota Timberwolves.

Portland Trail Blazers post All Star Game: la sorpresa della Western Conference?

 

Un avvio di stagione più che normale caratterizza il 2017 dei Blazers, tanto che si sono ritrovati più volte in lotta per l’ottavo posto e spesso e volentieri sono stati la nona o la decima testa di serie ad ovest. La differenza si vede subito dopo la pausa dell’All Star Game. Ecco allora che Dame Lillard e compagnia hanno elevato il loro gioco, da 32-26 hanno tirato avanti un filotto di 13 vittorie consecutive prima di fermarsi contro gli Houston Rockets di James Harden.

 

Non solo grandi giocate individuali: il buon Dame sa benissimo come far girare la squadra.

Damian Lillard è logicamente il giocatore più appariscente in questo miglioramento post All Star Game: ha elevato il suo gioco, ma merito va alla squadra, al coach all’ambiente. questo andamento. Si è preso molte più responsabilità. Senza addentrarsi in statistiche avanzate, possiamo vedere la statistica dei punti che passa da 25 a circa 31 di media dal mese di gennaio a quello di febbraio, il tutto mantenendo medie realizzative del tutto simili come il 48% da due e il 34% da tre, prontamente trasformato in un 43% in questo mese di marzo. Lillard gioca con molta più sicurezza, non che non ne abbia mai avuta, facendo più rumore del solito e attirando l’attenzione di tutti. Come per esempio LeBron James, che in un’intervista prima della partita Blazers-Cavs ha detto “Datemi Damian Lillard. Vi mostrerò io quanto verrà apprezzato”. É riuscito a scalare la classifica del power ranking dei giocatori arrivando fino a questo momento al terzo posto, dietro solo all’eterno LeBron James e al Barba. Ma anche il power ranking delle franchigie dove ora occupano il quarto posto, dietro solo ai Warriors, Rockets e Raptors. Non solo ha migliorato lui stesso, ma anche i giocatori che lo circondano che ora hanno molta più fiducia, uno su tutti Shabazz Napier. E nella pallacanestro avere fiducia si traduce in prestazioni nettamente superiori.

Portland Trail Blazers post All Star Game, il lavoro di Stotts

 

13 vittorie e 1 sconfitta, questo il trend di una delle squadre più difficili da affrontare al momento insieme ai super Houston Rockets.

 

Damian Lillard a colloquio con Terry Stotts.

 

Quali sono i segreti della squadra? Uno su tutti è il coach, Terry Stotts: da ormai 6 anni ricopre il posto di head coach della squadra dell’Oregon. Infatti è risaputo che Terry abbia un feeling speciale con tutti i propri giocatori. Uno su tutti è sicuramente Damian Lillard, ma anche Jusuf Nurkic è rimasto colpito dalla fiducia riposta in lui dal coach, “Non ho mai avuto un Coach che ha creduto in me così tanto, finalmente ho qualcuno che mi guida e mi parla durante il gioco”. Fiducia e giocatori decisivi nei momenti che contano sono un mix perfetto per arrivare dove sono ora, ai vertici di una delle conference più agguerrite di sempre. Fino a dove potranno arrivare questi Blazers?

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