Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsGolden State WarriorsDraymond Green: “Tanking, multiamo le squadre. I play-in non funzionano”

Draymond Green: “Tanking, multiamo le squadre. I play-in non funzionano”

di Michele Gibin
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Per quale motivo coach Doug Christie, con ancora diversi minuti da giocare nel quarto quarto e la partita tra i suoi Sacramento Kings e i Golden State Warriors, abbia deciso di mandare in lunetta Seth Curry, con i suoi in bonus e la gara in equilibrio, bisognerebbe chiederlo a lui dopo il KO per 110-105 al Chase Center. Ma tanto è bastato a Draymond Green per riflettere sul tanking e sulla poca efficiacia dei play-in come istituzione.

Sacramento, a cui ormai una sconfitta in più o in meno non fa differenza, gioca da settimane senza titolari e ha già riposto da febbraio in naftalina giocatori come Domantas Sabonis e Zach LaVine, quindi DeMar DeRozan e Russell Westbrook. Nel quarto periodo della partita contro gli Warriors, in maniera davvero inspiegabile coach Christie ha chiesto ai suoi giocatori di commettere dei falli “tattici” contro Seth Curry, un ottimo battitore di tiri liberi, “per nessuna ragione al mondo” come ha commentato Green il quale ha ripreso senza volerlo il pensiero dei commentatori della partita.

Se ne vedono di ogni… oggi abbiamo visto una squadra mandare Seth Curry in lunetta mentre erano nel bonus, per nessuna ragione… bisognerebbe cominciare con le multe, noi giocatori veniamo multati come niente e alla NBA piace un sacco multarci. Perché per le squadre non si fa allora la stessa cosa?” si è chiesto Draymond Green “Iniziamo a multare le squadre. Ci sono un sacco di squadre che tankano tutti gli anni, e abbiamo visto solo due multe“.

Green si riferisce alla due multe da 500mila e 100mila dollari comminate a febbraio dalla NBA a Utah Jazz e Indiana Pacers, per infrazione della participation policy della lega e per non aver schierato di proposito – stando alla NBA – la miglior formazione possibile per almeno tre partite prese in esame nei giorni precedenti le sanzioni. Sempre la lega ha annunciato per la prossima stagione regole più severe per punire le squadre che giocano a perdere, e una riforma attualmente allo studio della draft lottery, come deterrenti.

Una bulimia di regole e escamotage che la NBA spera possa correggere quello che è considerato il male assoluto e un assalto all’integrità e regolarità del campionato, stando alle parole del commissioner Adam Silver. I play-in arrivati al sesto anno di vita, e che sarebbero dovuti servire come incentivo a competere per i playoffs per le squadre di seconda fascia, non si sono rivelati tali e anzi, hanno solo “allungato il brodo” di una regular season già infinita e che da febbraio a aprile si trascina verso la post-season.

Draymond Green ha usato proprio l’esempio dei suoi Warriors per contrastare l’idea dei play-in: “Quest’anno avremmo potuto perdere anche 15 partite in più e saremmo stati comunque ai play-in da decimi. E’ ovvio che non funzionano, se ti ritrovi a giocare una post-season così“.

Contro i Kings, Steph Curry ha segnato 17 punti in 25 minuti ancora partendo dalla panchina, nella sua seconda partita dopo due mesi di stop per infortunio. Kristaps Porzingis non ha giocato per un fastidio al ginocchio, e a tre partite dal termine della regular season Golden State attende solo di conoscere chi dovrà tra Trail Blazers e Clippers affrontare al primo turno dei play-in.

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