Il “sovrarinnovo” di coach JJ Redick e le sviolinate a getto continuo verso Luka Doncic nuova pietra su cui fondare il futuro gialloviola sono solo un altro passaggio della transizione dei Los Angeles Lakers dall’era LeBron James a quella degli uomini nuovi.
Prolungando di nuovo il contratto di Redick, che già aveva firmato un anno fa per 4 anni, i Lakers hanno fatto ufficialmente del loro coach una sorta di “allenatore franchigia” la cui parabola sarà associata a quella di Doncic, che prima di EuroBasket aveva siglato a propria volta un’estensione di 3 anni in gialloviola preludio alla mega estensione al supermassimo salariale che attenderà il fuoriclasse sloveno alla soglia dei 30 anni. Nessun altro Lakers ora a parte Redick, Doncic, lo spendibile Jarred Vanderbilt e Dalton Knecht (e Bronny James, vabbè) è sotto contratto oltre la prossima stagione e questo vale anche – se non soprattutto – per LeBron James a cui è stato fatto intendere che, ritiro o meno, l’annata 2025-26 sarà l’ultima a LA per lui.
Presentando il rinnovo di coach Redick, il presidente dei Lakers Rob Pelinka ha spiegato che “a noi farebbe immenso piacere se LeBron James scegliesse di ritirarsi in maglia Lakers. Sarebbe un chiudere con una bella storia. La prima cosa che vogliamo fare è dare a LeBron e alla sua famiglia il massimo rispetto e libertà su quanti anni ancora (James, ndr) vorrà giocare. Si è guadagnato questo diritto e nessuno meglio di lui può sapere quanto giocherà ancora“. Redick ha aggiunto di essersi incontrato due volte in estate con LeBron e di averne dedotto che King James “è tranquillo di testa e sappiamo che ci darà il massimo assolutamente“.
Tutto tranquillo dunque, se non che la scelta di LeBron James di esercitare la sua player option da 52 milioni di dollari in estate sarebbe stata “spintanea” e motivata dal fatto che i Lakers, dopo averlo accontentato in tutto e per tutto con la scelta del nuovo allenatore gradito, e l’aver aggiunto in squadra il figlio Bronny buttando di fatto una seconda scelta in un giocatore non in grado di contribuire, non abbiamo voluto parlare di rinnovi pluriennali per un atleta di 40 anni.
James ha indugiato nell’esercitare la player option, lanciando messaggi per interposto Rich Paul sul desiderio di vedere dei Lakers concentrati sul futuro come giusto che sia, ma “competitivi anche subito e con delle chance realistiche di vincere“. Cosa peraltro complicata nell’era del second tax apron, con due giocatori sotto contratto al massimo salariale e senza un centro presentabile (sorry, Deandre Ayton). I Lakers stavolta però hanno detto “no” e iniziato davvero a lavorare per il futuro: spazio salariale in proiezione dal 2026, cessione societaria epocale e nuovo giocatore franchigia. Uno scenario di cui LeBron James non farà parte in nessuna veste.

