Ci sono dei motivi se la vostra squadra NBA del cuore va costantemente male e quella di un qualche vostro amico, tra alti e bassi, va meglio. E’ una situazione in cui si trovano sempre, se ne esistono in natura, i tifosi degli Charlotte Hornets.
Tifosi che quando va bene possono ammirare LaMelo Ball giocare con quella sufficienza così naturale, e che quando va proprio bene, possono vederlo giocare con Brandon Miller (pochissimo). Chi i tifosi di Charlotte non vedranno mai giocar con la loro maglia è Jalen Duren, centro che coi suoi Detroit Pistons sta allegramente dominando la Eastern Conference.
Pochi ricordano che al draft NBA 2022 furono infatti gli Hornets a selezionare con la chiamata numero 13 in uscita da Memphis proprio Duren, salvo poi cederlo via trade ai New York Knicks e quindi ai Pistons e scegliere con la chiamata numero 15 un altro centro di belle speranze e che era colui che volevano, ovvero Mark Williams da Duke. Si, proprio quel Mark Williams finito due anni dopo scaricato ai Lakers, qundi rispedito indietro come un pacco e poi rifilato con poche cerimonie ai Phoenix Suns dove peraltro sta giocando piuttosto bene.
In quella trade sciaguratissima quando poco ricordata, Charlotte aveva ottenuto una prima scelta al draft NBA 2023 usata per Nick Smith Jr (che non gioca più lì, che domande). Il risultato è che oggi lo spot di centro titolare degli Hornets bascula tra i discreti Moussa Diabate e Ryan Kalkbrenner, entrambi pescati al secondo giro peraltro, mentre le ultime scelte di lottery (Williams, Miller, il francese Tidjane Salaun scelto nel 2024 alla 6 quando c’erano ancora Donovan Clingan, Zach Edey e Kel’el Ware) hanno fatto vedere pochissimo e Mark Williams a Charlotte non ci gioca neanche più.
Meglio per Detroit e pure per Duren. L’ex Tigers, che ha scampato il pericolo di dover giocare con LaMelo Ball e che è invece cresciuto con Cade Cunningham, è già un All-Star in proiezione: 20.2 punti di media con 12.3 rimbalzi, il 67% dal campo, 1.1 stoppate e il 75% in lunetta per una squadra che è seconda per defensive rating e che oggi – sembra incredibile rispetto a dov’erano due anni fa – fa tanto Oklahoma City Thunder in fieri.
Contro gli Indiana Pacers, non proprio una corazzata va detto, Jalen Duren ha segnato 31 punti con 12 su 13 dal campo, 15 rimbalzi e 3 assist in 31 minuti diventando il più giovane giocatore NBA a chiudere una partita con almeno 30 punti, 15 rimbalzi e il 90% dal campo. Una partita in cui Duren si è anche esibito con della naturalezza inquietante (per gli avversari) in alcuni palleggio arresto e tiro dalla media distanza che, viste le mani educate, fanno presagire una futura estensione oltre la riga dei tre punti che per ora il lungo non ha frequentato. Non che sia essenziale, in fondo fino a questa stagione un giocatore simile seppur più piccolo a Duren come Bam Adebayo ha raccolto molto poco da dietro l’arco dei tre punti. E le mani del centro dei Pistons sono più aggraziate di quelle del compagno di A’ja Wilson.
Tutto questo però, non raccontatelo ai tifosi degli Charlotte Hornets se mai ne avete visto uno. Non meritano un trattamento simile.
